Camilleri a Monti: ”Basta anglicismi, la lingua rappresenta l’identità di una nazione”

Una strenua, appassionata difesa della lingua italiana, lui che di lingua ne ha 'inventata' una, soavemente ostica, diventata comprensibile a tutti gli italiani, da nord a sud, grazie al suo Montalbano. E' stato questo in sintesi l'intervento di Andrea Camilleri, il quale ha tenuto ieri la sua lectio magistralis all'Università 'Carlo Bo' di Urbino neo-statalizzata...

Il celebre scrittore, a Urbino per la consegna della laurea honoris causa in lingue, bacchetta l’attuale premier italiano

MILANO – Una strenua, appassionata difesa della lingua italiana, lui che di lingua ne ha ‘inventata’ una, soavemente ostica, diventata comprensibile a tutti gli italiani, da nord a sud, grazie al suo Montalbano. E’ stato questo in sintesi l’intervento di Andrea Camilleri, il quale ha tenuto ieri la sua lectio magistralis all’Università ‘Carlo Bo’ di Urbino neo-statalizzata, che gli ha conferito la laurea honoris causa in lingue, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Camilleri non ha risparmiato frecciate neppure all’Europa e al rischio che corre l’Italia di ‘autosudditanza’. Un tema, quello dello stato di pericolo della lingua italiana, che abbiamo qualche tempo fa già trattato sulla nostra testata.

CATTIVO ESEMPIO DI MONTI – Lo scrittore ha esaminato lo “stato di salute della lingua italiana”, che “non sembra star molto bene” e non si fa niente per curarla. Anzi, persino il premier Mario Monti “parlando di spread e spending review, è il primo a dare il cattivo esempio”. Insomma, ha detto Camilleri, “se all’estero la nostra lingua è tenuta in scarsa considerazione, da noi viene quotidianamente sempre più vilipesa e indebolita da una sorta di servitù volontaria e di assoggettamento inerte alla progressiva colonizzazione alla quale – ha aggiunto – ci sottoponiamo privilegiando l’uso di parole inglesi”.

LA PUREZZA DELLA LINGUA – Lo stato di salute della lingua italiana è un argomento di cui ci siamo occupati alcune settimane fa con una nostra indagine, partendo dal libro, “E forse una condanna al silenzio” scritto dall’avvocato penalista siracusano Ettore Randazzo. L’autore nel suo libro sottolinea come il linguaggio comune rischi di rovinare la purezza della lingua italiana. “Nell’uso comune non vengono più rispettate le regole essenziali che si insegnavano un tempo a scuola – ha affermato l’avvocato Randazzo – Quello che ieri era da bocciatura, oggi risulta corretto nel parlato comune. Un po’ il tema del saggio alla base del mio libro, in cui il protagonista, un professore d’italiano, rivendica la purezza della lingua e si schiera contro l’uso errato che se ne fa, finendo addirittura sotto processo per aver cercato di difendere la nobiltà della lingua italiana.”

OMOLOGAZIONE ANGLOSASSONE E SEMPLIFICAZIONE – La questione relativa all’eccessiva introduzione di forestierismi nel linguaggio parlato è stata evidenziata anche da  Marco Biffi, docente e responsabile del sito internet dell’Accademia della Crusca. “Il vero problema della lingua italiana – ha affermato Biffi – riguarda il fatto che le parole inglesi entrano nel linguaggio comune perché sono veicolati da concetti e strumenti nuovi, nati e sviluppati in ambiente anglosassone. Occorrerebbe abbandonare l’atteggiamento “provincialista” di pensare che la cultura e la lingua straniera sia migliore di quella italiana. Invece di andare verso un’omologazione. Si deve puntare sulla condivisione, non sull’appiattimento.” Che l’Italiano stia diventando una lingua troppo semplificata ed appiattita è quanto ha rilevato invece dal Prof. Giuseppe Lupo, docente di lettere e filosofia presso l’Università del Sacro Cuore di Milano. “L’italiano che noi usiamo nelle conversazioni ha perso quelle sfumature e peculiarità tipiche della tradizione letteraria – ha affermato il professore – Oggi la gente è abituata ad utilizzare una lingua semplificata, essenzialmente comunicativa. Per questo consiglio di leggere i classici della letteratura italiana”.

 

16 novembre 2012

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