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Zabriskie di Urban Libraries Unite, ”La crisi è uno stimolo per rilanciare le biblioteche”

Offrono aiuto nella ricerca di lavoro, organizzano corsi gratuiti di informatica, promuovono campagne di lettura per i bambini, sono attivi nel sociale, raccolgono fondi da tutti gli Stati Uniti. Sono solo alcune delle attività dei membri di Urban Libraries Unite...
ULU riunisce la biblioteche di New York. Tra progetti e iniziative, un responsabile ci spiega come mai, soprattutto ora, è necessario investire nella cultura
 

MILANO – Offrono aiuto nella ricerca di lavoro, organizzano corsi gratuiti di informatica, promuovono campagne di lettura per i bambini, sono attivi nel sociale, raccolgono fondi da tutti gli Stati Uniti. Sono solo alcune delle attività dei membri di  Urban Libraries Unite (ULU), gruppo che riunisce le biblioteche di New York. Chi pensa alla biblioteca come a un luogo noioso e odoroso di muffa legga questa intervista a Christian Zabriskie, bibliotecario e promotore di ULU. Una lezione d’oltreoceano che può offrire qualche spunto anche alle biblioteche italiane.

Come e in che modo è nato “Urban Libraries Unite”? Quali sono i suoi obiettivi principali?

A New York le biblioteche pubbliche sono raggruppate all’interno di tre enormi sistemi, poi vi sono numerosissime biblioteche universitarie, aziendali e archivi. Urban Libraries Unite è nato come un progetto che permettesse ai sistemi bibliotecari e a tutte le diverse categorie di biblioteche presenti di associarsi e discutere delle loro attività, dei loro nuovi progetti, di comunicare. Quando abbiamo iniziato, circa cinque anni fa, ci incontravamo circa una volta al mese, per stare insieme e chiacchierare davanti a una buona birra e dei tacos. Quattro anni fa, i tagli alle spese che hanno colpito le biblioteche di New York sono diventati davvero drastici e noi ci siamo velocemente riorganizzati in un’associazione a sostegno delle biblioteche. ULU  cerca di promuovere lo sviluppo dello scenario delle biblioteche urbane, incoraggiando i bibliotecari a lavorare in città e a sviluppare nuove idee in questo campo, e di supportare e difendere da qualsiasi rischio le biblioteche.

In quali città siete presenti e quali attività svolgete concretamente?

La nostra base è New York, città dove svolgiamo la maggior parte delle attività. Abbiamo anche un distaccamento della nostra organizzazione chiamato RuLU (Rural Libraries Unite) presente nel Vermont. Tutti i nostri membri sono molto attivi nell’American Library Association e si è parlato di estendere una “Library Advocacy” in tutto il Paese ma, per ora, siamo essenzialmente un’associazione attiva a New York.
In questo momento stiamo organizzando una Urban Librarian Conference, con la partecipazione di molte personalità provenienti da città da ogni parte degli Stati Uniti. Si tratta della prima conferenza di questo genere dove il focus è rappresentato dal lavoro, in prima linea, dei bibliotecari urbani.
Quando l’uragano Sandy ha colpito New York, molti dei nostri membri hanno lavorato duramente nelle zone devastate dalla tempesta per fornire informazioni e supportare le comunità. Abbiamo dedicato degli spazi di lettura nelle aree di soccorso, provveduto a portare la connessione internet dove non era possibile, e lanciato una campagna in favore dei libri per bambini, che si è allargata considerevolmente ed è diventata nazionale. Abbiamo ottenuto donazioni da ogni luogo degli Stati Uniti, e, nel giro di soli tre mesi, abbiamo ricevuto più di 24000 libri.
Dopo l’uragano, cinque biblioteche a Brookling e nel Queens sono state obbligate a chiudere a causa dei danni irrimediabili agli edifici e alle perdite in termini di libri e computer. Abbiamo lavorato con i bibliotecari per creare “Mini Biblioteche”, piccoli distributori dai quali le persone potevano prendere un libro e portarlo con sé. Non era previsto che le persone li riportassero, anzi abbiamo incoraggiato tutti a tenere i libri e passarli a parenti e amici. Certamente questa non è una soluzione che sostituisce una biblioteca professionalmente ben progettata e organizzata, ma ha dato alla gente, in quella particolare situazione, molto più che qualche libro gratuito. Ha infatti contribuito a creare un senso di normalità in zone tuttora devastate, ha portato stimoli intellettuale nei quartieri, particolarmente nei bambini, e ha ricordato a tutti che, anche se le biblioteche erano chiuse, i bibliotecari stavano lavorando, cercando di offrire quanti più servizi possibili.
Stiamo anche sostenendo un progetto, “Volunteer Library Brigades”, volto a offrire servizi bibliotecari nelle strade. I volontari coniugheranno la loro esperienza professionale con attività di supporto, andranno tra parchi, strade, stazioni della metropolitana per offrire informazioni, promuovere le biblioteche, elargire libri gratuiti. Abbiamo carrelli ambulanti che sono il risultato di una collezione di riferimento e una biblioteca on line dalla quale è possibile scaricare gratuitamente ebooks e informazioni, proprio lì, in strada o in metropolitana.
Urban Libraries è più conosciuto per l’intensa campagna di difesa e sostegno delle biblioteche. Ogni anno facciamo un evento, “24 Hours Read In”, sulle scalinata della Public Library di Brookling. A turno, ogni partecipante legge per 15 minuti e questa lettura prosegue per 24 ore di fila. Le persone possono leggere qualsiasi cosa vogliano (l’evento è preceduto da una spiegazione in cui chiediamo di evitare il genere pornografico, l’unica limitazione che poniamo). È affascinante vedere come si susseguono i testi scelti dalla gente, e ipnotizzante ascoltare le parole che si diffondono nella città, fino alle ore più profonde della notte. Abbiamo anche organizzato una marcia di protesta sul ponte di Brookling nella quale i bibliotecari si sono vestiti da zombie: gli zombi si nutrono dei cervelli, la marcia incoraggiava tutti a recarsi in biblioteca così da non lasciar morire di fame gli zombie. Abbiamo creato una “catena umana” davanti alla “42nd Street Library”, la biblioteca con i leoni davanti all’ingresso. Durante la manifestazione sono stati lasciati migliaia di libri in città con degli adesivi che dicono “Quando le biblioteche sono chiuse questo può essere il tuo unico accesso a libri gratuiti”. Faremo tutto ciò che è necessario per mantenere sane e funzionanti le biblioteche. Chiunque voglia chiuderle deve passare sui nostri cadaveri.

Finora, qual è lo stato dell’intero progetto? Quali risultati avete conseguito, cosa resta ancora da fare?
Siamo entusiasti per molti progetti, come la conferenza, le “Mini Biblioteche”, il “Children’s Book Drive”e sentiamo che sono risultati reali che siamo stati in grado di raggiungere. Facciamo anche parte di alcuni movimenti in difesa delle biblioteche, che hanno portato alla reintegrazione di centinaia di milioni di dollari per i bilanci delle biblioteche nel corso degli ultimi tre anni. Lo facciamo insieme a molti altri organi, ma il nostro gruppo ha una buona visibilità grazie ai media, e riesce a farsi notare dai cittadini e dai politici che prendono le decisioni in merito a investimenti e budget.

Perché è importante, anche in una situazione economicamente drammatica e di riduzione delle spese, continuare a investire nella cultura? Quale dovrebbe essere il ruolo delle biblioteche nel portare cultura ai cittadini?

L’ossessione dell’emergenza economica e delle “nuove realtà a budget ridotto” è dannosa e controproducente. Che le biblioteche forniscano supporto e iniziative culturali è indubbio, ma le biblioteche fanno molto di più. Garantiamo un concreto aiuto nelle ricerche di lavoro e di apprendistati, insegniamo alla gente ad accostarsi alla tecnologia e a servirsene per migliorare la loro qualità della vita. Siamo un’incubatrice di progetti e spazi culturali. Offriamo sostegno e stimoli a persone di tutte le età, rivolgendoci soprattutto ai più piccoli e agli anziani. Le biblioteche forniscono un ottimo tasso di rendita per ogni dollaro (o euro) investito in esse e generano immediatamente benefici tangibili nelle comunità che le circondano.
In periodi di crisi è più importante che mai sostenere le biblioteche. Non appena la recessione ha trascinato giù tutto e tutti qui, negli Stati Uniti, l’accesso e la frequentazione dei servizi bibliotecari sono saliti alle stelle. Abbiamo più persone che richiedono materiale e che vogliono partecipare a corsi, pur disponendo di meno denaro. La biblioteca è un piede di porco in titanio in grado di risollevare qualsiasi membro della comunità e anche uno spazio di condivisione dove tutti sono uguali e ben accetti, a prescindere dall’età, dal sesso, dallo status sociale, dall’educazione. Noi crediamo che ci sia uno spazio nella società dove tutti siamo uguali, e dove le necessità di tutti vengano rispettate. Questo spazio è la biblioteca di oggi.

Crede che le nuove tecnologie siano strumenti utili, in grado di rendere la cultura e l’informazione più democratici oppure nascondono insidie?

Le nuove tecnologie costituiscono una grande gamma di strumenti, ma restano tali, strumenti appunto. Possono essere utilizzati più o meno bene, dipende dall’uso individuale. Da bibliotecario quale sono mi chiedo spesso se mi sento intimorito dagli ebooks e da Google, o se mi stanno “rubando” la professione. Mi rispondo sempre che non mi sento più spaventato davanti a essi più di quanto non si senta spaventato un falegname da martello e sega. Sono strumenti che posso usare per migliorare il mio lavoro, niente di più. Temo solo che possa andar perduta quella splendida esperienza della navigazione, del vagare tra gli scaffali e scoprire tesori, ma finché continueremo a rendere le biblioteche confortevoli, invitanti e rilevanti dal punto di vista dell’offerta, non mancheranno le persone che varcheranno le nostre porte.

È possibile che le nuove tecnologie diventino una possibilità per tutti e non uno strumento che accresca il potere di pochi?
Questo è esattamente quello che noi facciamo: rendiamo la tecnologia e l’accesso a internet alla portata di tutti, organizziamo corsi che offrono ai partecipanti la possibilità di capire tutte le potenzialità delle tecnologia, e quindi usarle in maniera molto più approfondita. Quando i costi si abbasseranno potremo fare molto altro ancora. Il nostro direttore, Lauren Comito, si sta muovendo in questa direzione, con un progetto relativo alla Queens Library.

13 marzo 2013

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