Veronica Pivetti, ”Nel mio libro racconto come l’amicizia mi abbia salvata dalla depressione”

DALLA NOSTRA INVIATA AL FESTIVAL ''IL LIBRO POSSIBILE'' A POLIGNANO A MARE - E' la storia di un viaggio quella raccontata da Veronica Pivetti, di una vera e propria ''odissea per uscire dalla depressione'', come recita la copertina del suo libro uscito qualche mese fa. Un percorso che lei, appassionata lettrice e conduttrice con Piero Dorfles del programma domenicale di RaiTre “Per un pugno di libri”, ha deciso di condividere attraverso la scrittura...
L’attrice presenta “Ho smesso di piangere” al festival Il libro possibile di Polignano a Mare, e spiega perché abbia voluto parlare della sua depressione in un libro
POLIGNANO A MARE (BA) – È la storia di un viaggio quella raccontata da Veronica Pivetti, di una vera e propria “odissea per uscire dalla depressione”, come recita la copertina del suo libro uscito qualche mese fa per Mondadori. Un percorso che lei, appassionata lettrice e conduttrice con Piero Dorfles del programma domenicale di RaiTre “Per un pugno di libri”, ha deciso di condividere attraverso la scrittura. A Polignano a Mare, ospite e protagonista di una serata del festival Il libro possibile, l’autrice ha parlato del suo “Ho smesso di piangere”, il resoconto di un’esperienza di dolore e di lenta guarigione da quel male oscuro che l’ha tormentata dal 2001 al 2008.
UN LABIRINTO SENZA USCITA – Ma cosa ha causato lo sprofondare di Veronica Pivetti, apparentemente così solare, nel baratro della malattia? “La depressione è molto democratica: becca chi le pare!” Veronica Pivetti non smentisce la sua fama di persona allegra e ironica e, anche quando racconta della sua sofferenza, la butta in risata, proprio come ha fatto nel suo libro. Non è diversa dal suo pubblico, dai suoi lettori, di cui condivide tutta la fragilità umana: anche a un’attrice famosa e realizzata come lei, come a tutti, può capitare di incappare nelle maglie di una malattia che “ti toglie la voglia di vivere, la libido, il piacere di stare al mondo, la voglia di coltivare l’amore, l’amicizia, gli affetti, il gusto di un piatto di carbonara.” Sembrava anche a lei un labirinto buio senza uscita: “Avevo la certezza che la mia vita sarebbe andata sempre peggio, speravo che finisse perché non ne potevo più.” E così, anche andare sul set tutti i giorni diventava una forzatura insostenibile. “Se non avessi avuto un contratto firmato sarei rimasta a casa tutto il tempo, e invece mi toccava recitare, per di più in ruoli comici e da commedia: un vero e proprio sdoppiamento di identità.”
UNA MALATTIA CHE COLPISCE LA MENTE E IL CORPO – “La depressione è una malattia che umilia profondamente il corpo”, racconta quella che molti ricordano nel panni della Prof o della moglie del maresciallo Rocca: “non avevo più voglia di lavarmi e di vestirmi, non me ne importava nulla. È un male che azzera tutte le passioni: io non giocavo più con il mio cane, cosa di cui mi vergogno tantissimo, e avevo smesso anche di leggere, perché per me leggere è godimento, e io non volevo star bene, non volevo quel momento di gioia passeggera sapendo che poi sarei tornata  nel buio.”
LA RISALITA – E poi cos’è successo, com’è riuscita Veronica Pivetti a venir fuori dalla malattia? “Con i farmaci, perché la depressione è una malattia vera e propria che va curata anche farmacologicamente, sebbene non sia facile trovare la terapia giusta. Non sempre i medici riescono ad avere per te quell’attenzione unica e particolare che meriti, spesso ti propinano la stessa cura che  hanno proposto ad altri, convinti erroneamente che vada bene anche per te. Ma non ci si deve arrendere.” Per l’attrice è stata fondamentale anche l’analisi: “È un percorso di conoscenza di sé che tutti dovrebbero fare, dalle elementari! Magari meglio non arrivarci attraverso la depressione, ma ti aiuta perché ti fa scoprire quelle cose di te che non ti piacciano, e può essere molto doloroso, però ti dà una forza enorme.” 
UN LIBRO PER DARE SPERANZA – Ma la vera leva che ha permesso a Veronica di risollevarsi è stato l’affetto di un’amica. “Si è sobbarcata la mia presenza quando io stessa non riuscivo a sopportarmi. Lei aveva la pazienza di starmi vicino e di credere al mio dolore. Quando non mi riconoscevo più in quello che ero diventata, lei mi rassicurava dicendomi che sarei tornata quella di prima. È quello di cui hai bisogno quando stai così male. Da qui, da questa consapevolezza viene il bisogno di parlare dell’autrice, di far capire, di avvicinarsi agli altri attraverso un libro, per dare una speranza a chi teme di non farcela.
Annalisa Laselva
14 luglio 2012

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