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Vera Slepoj, ”La tv ha compromesso il panorama culturale italiano”

La televisione è il media che domina la cultura italiana e la vuole indirizzare. Negli altri paesi avviene una differenziazione tra il mondo dei media e quello della cultura, invece qui tutto viene mescolato, creando ambivalenza. E’ questo il parere della psicologa e scrittrice Vera Slepoj...

La psicologa e scrittrice, Presidente onorario di Una montagna di libri, analizza lo stato della cultura in Italia e spiega l’unicità del Premio Cortina rispetto agli altri riconoscimenti letterari esistenti in Italia

MILANO – La televisione è il media che domina la cultura italiana e la vuole indirizzare. Negli altri paesi avviene una differenziazione tra il mondo dei media e quello della cultura, invece qui tutto viene mescolato, creando ambivalenza. E’ questo il parere della psicologa e scrittrice  Vera Slepoj, Presidente onorario della kermesse culturale cortinese Una montagna di libri e creatrice, insieme allo storico cortinese Francesco Chiamulera, del Premio Cortina d’Ampezzo. Vera Slepoj analizza lo stato della cultura in Italia e spiega l’unicità del Premio Cortina rispetto agli altri riconoscimenti letterari esistenti in Italia.

Come nasce il progetto Una montagna di libri?
Il progetto è nato nel 2009 a causa di un vuoto, generatosi a Cortina da tempo, di un luogo di ritrovo di grandi nomi della letteratura e del mondo intellettuale italiano: da Spadolini a Montanelli, da Gassman a Mafai, tutti nomi che si incrociavano tra le cime dolomitiche e nello stesso tempo la cultura ed il sapere. Da lì l’idea, insieme a Francesco Chiamulera, di creare, con molta umiltà, un momento dedicato alla cultura che a Cortina mancava. Quest’anno, il consenso e la qualità maturata in questi anni, dovuta anche alla mia esperienza di scrittrice per Mondadori dal 1994, ci ha permesso di diventare un punto di riferimento credibile. Abbiamo inoltre creato un premio letterario che a Cortina, e più in generale alle città di montagna mancava, ovvero il Premio Cortina d’Ampezzo.

Cosa differenzia il Premio Cortina dai numerosi premi letterari presenti in Italia?
Innanzi tutto, noi non abbiamo le pressioni delle case editrici: esse possono scegliere solo un opera da mettere in concorso, con i membri della giuria che possono proporre solo una loro opera. L’autorevolezza del premio è data dalla qualità dei componenti della giuria, molto alta, e dalla non funzionalità del premio in base ai tatticismi delle case editrici. I nostri premi hanno un’alta qualità nella loro costruzione artistica. Una è un’opera in oro zecchino, l’altra viene realizzata da un maestro scultore di Vicenza. Questo per dire che noi diamo più valore all’opera rispetto all’ “assegno” che viene consegnato di solito al vincitore. Realmente, non conosciamo in anticipo il nome del vincitore: i giurati hanno personalità importanti, e quindi non si può mai sapere in anticipo chi vincerà. In sintesi, il Premio Cortina non può essere pilotato o deciso da nessuno.

In Italia, si legge sempre meno. Secondo lei da cosa dipende?
E’ una questione culturale. Il nostro è un popolo troppo compromesso dal mondo superficiale dei media: la gente passa troppo tempo davanti alla televisione, il media che domina la cultura italiana e la vuole indirizzare. Negli altri paesi avviene una differenziazione tra il mondo dei media e quello della cultura, invece qui tutto viene mescolato, creando ambivalenza. In Italia si seguono le mode, domina l’esteriorità, molto spesso si leggono libri perché modaioli o perché ti permettono di rientrare all’interno di una collocazione sociale. In Italia, purtroppo, siamo molto provinciali dal punto di vista culturale, pur essendoci stati negli ultimi tempi grandi libri e dei grandi scrittori.
Per la mia esperienza, credo che oggi stia tornando la bella letteratura, la bella saggistica. Stiamo uscendo un po’ dai libri autoreferenziali, che nascono dai personaggi televisivi: essi non vendono più, perché la gente vuole trovare nel libro qualcosa di utile per la propria vita. Forse, in Italia sta avvenendo un vero e proprio cambiamento culturale, anche se non siamo ancora all’altezza degli standard europei.

6 luglio 2013

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