Valeria Arnaldi, “Frida Kahlo nell’amore esprimeva la propria creatività”

Frida Kahlo era appassionata, irruente ed emotiva, al contempo romantica e audace. Ne abbiamo parlato insieme a Valeria Arnaldi
Valeria Arnaldi,

MILANO – Frida Kahlo era appassionata, irruente ed emotiva, al contempo romantica e audace. Innamorata del suo Diego, eppure determinata a non rinunciare a nessun batticuore. Nonostante i gravi incidenti che segnarono la sua vita, era decisa a non negarsi mai alcun piacere. Frida Kahlo fu un personaggio rivoluzionario, tanto nell’arte quanto nella vita. Di questo e molto altro parla Valeria Arnaldi nel suo libro “Gli amori di Frida Kahlo” (Bizzarro/ Red Star Press). In questa intervista all’autrice approfondiamo la sua figura, la sua concezione dell’amore e dell’arte.

Frida non aveva un’idea tradizionale dell’amore. Cos’era per lei?

L’amore per Frida era tante cose: un modo per affermare la propria autonomia e forza, conquistando una libertà che doveva “strappare” alla sua epoca, ma al contempo un modo per colmare le mancanze che imputava a malattia e incidente. Era un modo per godere la vita nella sua pienezza e perfino un modo per esprimere la propria creatività. Un modo di dare e, nello stesso tempo, di ottenere. All’amore, anzi agli amori, Frida chiedeva di farsi stimolo vitale e pure “conferma”. L’Amore era uno strumento di rivoluzione. E di rivalsa contro una Vita che l’aveva fisicamente limitata.

In che modo la “diversità” dovuta all’incidente influenzò il suo modo di fare arte?

La “diversità” ha portato Frida a indagare se stessa in profondità, scavando dentro ogni sentimento e ogni istinto e poi portando sulla tela il suo inconscio, le sue ossessioni, il suo dolore. Il legame con la parte più profonda del suo animo le ha consentito di sviluppare uno stile personalissimo, capace di coinvolgere sin dal primo sguardo senza bisogno di spiegazioni. Limitata nella Vita tradizionalmente intesa, Frida ha creato una sua Vita-capolavoro, costruendo perfino se stessa come personaggio, di fatto icona, per trovare una propria dimensione.

A un certo punto scrivi: “Il divorzio è importante anche per Frida. Deve riacquistare la sua libertà da Diego”. Allora ti chiedo, qual è il rapporto tra amore e libertà in Frida Kahlo?

Frida Kahlo era libera nel suo modo di approcciare la vita, stravolgere costumi, cogliere ogni occasione e godimento. Nello stesso tempo, però, era “schiava” del suo bisogno di amore, nato dalla necessità costante di conferme. Un circolo vizioso. La sua catena più pesante, o meglio il suo “secondo incidente” come lo ha definito lei stessa, è stato Diego Rivera, che l’amava ma non esitava a tradirla e non di rado mortificarla. Per lui era pronta a tutto. Di più, per lui era pronta a rinunciare a tutto. La libertà dell’atto, nella concretezza delle sue tante relazioni, non corrispondeva a libertà di cuore e pensiero.

Frida era una rivoluzionaria. Ha lottato contro tutti, persino sé stessa. Ha vinto quest’ultima battaglia? Pensi che abbia trovato quell’equilibrio di cui siamo tutti alla ricerca?

Penso che lo abbia trovato in alcuni momenti della vita, bilanciando il sentimento del rifiuto con grandi passioni travolgenti o creando le sue opere, ottenendo consensi e via dicendo. Alla fine della vita, però, Frida voleva solo “andare via”. Aveva combattuto tutta la sua esistenza contro il “destino” e, alla fine, il dolore, con l’umiliazione della gamba amputata, ha vinto, provandola ancora una volta nel fisico e prostrandola, in realtà, nell’animo. A parlare era di nuovo la Frida ferita, la bambina “Pata de Palo”, la giovane abbandonata dal suo amore, la ragazza rifiutata perché, dopo l’incidente, non più adatta a essere moglie e perfino, come aveva detto Rivera, non più desiderabile.

Qual è la nuova idea di femminino che grazie alla sua arte porta avanti?

Frida disprezzava, sin da giovane, lo stereotipo della femminilità, con donne capricciose, eccessivamente sentimentali, lagnose. Non era quello il tipo di donna che voleva diventare. Frida sognava una donna più consapevole dei propri talenti, delle proprie capacità, delle proprie possibilità. Una donna che fosse capace di vivere come soggetto attivo nel mondo e non semplicemente una figura “accessoria” a marito o compagno. Una donna moderna, decisa a realizzare ogni suo desiderio. Una donna “nuova”, libera come un uomo.

Frida era perfettamente consapevole del posto che voleva e sentiva di poter avere nel mondo. Possiamo considerarla una maestra in questo campo?

Frida era consapevole di quello che voleva e usava la sua arte per ottenerlo. Lo aveva detto a Diego sin dalla prima volta che gli aveva mostrato i suoi lavori: le interessava sapere se potessero valere qualcosa in termini di mercato, non aveva bisogno di riconoscimenti del suo talento. E in questa consapevolezza fece di se stessa un’opera, pronta a interpretare costantemente i ruoli che la gente si aspettava da lei, ora donna fragile ora dominante, ora passionale ora altera, ora “di Diego” ora invece di nessuno.

Studiandola hai avuto modo di capire perché così tante persone amano la sua figura e la sua arte?

I motivi sono molti e diversi. C’è lo stile ribelle e trasgressivo, moderno, della sua vita. C’è l’intensità dei suoi lavori. C’è la ricchezza di un’esistenza vissuta a pieno. E c’è perfino la sua “moda”: Frida ha saputo fare di se stessa la prima “immagine” delle sue idee, fino a diventare icona.

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