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Valentina Fortichiari di Longanesi, ”Libri, lettura e scrittura possono salvarci la vita”

DONNE E LIBRI, SPECIALE 8 MARZO - ''La cultura è un fattore di successo'' lo sostiene Valentina Fortichiari, a capo delle Relazioni esterne di Longanesi. Una donna realizzata, che vanta una carriera nel campo editoriale avviata già ai tempi degli anni universitari...
La Responsabile delle Relazioni esterne di Longanesi ci parla della sua carriera nel mondo dell’editoria
 

MILANO – “La cultura è un fattore di successo” lo sostiene Valentina Fortichiari, a capo delle Relazioni esterne di Longanesi. Una donna realizzata, che vanta una carriera nel campo editoriale avviata già ai tempi degli anni universitari, Fortichiari ci parla della passione per il suo lavoro, dell’impegno con cui è riuscita a realizzare i suoi obiettivi e di quanto sia fondamentale, anche in questi tempi economicamente difficili e all’insegna della precariato lavorativo, investire nella cultura. In occasione della festa della donna, un invito a tutte le donne a coltivare i propri talenti.

Può raccontarci brevemente le tappe del suo percorso professionale? Quali sono state le maggiori difficoltà che ha dovuto affrontare per arrivare a ricoprire la sua attuale posizione?
Mi sono laureata in Lettere  moderne. Durante gli anni universitari le prime collaborazioni editoriali. Dopo due anni di insegnamento piuttosto a singhiozzo sono entrata nel settore editoriale del Touring Club italiano ma negli stessi anni (una dozzina) ho iniziato collaborazioni di carattere giornalistico e editoriale (scrivendo saggi o articoli di critica letteraria, curando le opere di Zavattini e di Guido Morselli per Bompiani e Adelphi). Nel ’92 l’offerta di entrare da Mursia cambiando orizzonte, occupandomi dell’ufficio stampa. Lì una buona scuola e la mia curiosità sono stati il trampolino per arrivare in Longanesi dove lavoro da vent’anni (ora dirigo le Relazioni esterne). Da qualche anno insegno ai vari Master post universitari (cominciai a Bologna al Master diretto da Umberto Eco; attualmente insegno in Statale e per la Fondazione Mondadori, al Collegio Santa Caterina di Pavia, al Circolo dei Lettori di Torino). Diciamo che tutto si è svolto con fluidità e senza le difficoltà che oggi i giovani incontrano per entrare nel mondo del lavoro. I tempi sono purtroppo cambiati; la precarietà ostacola un processo graduale di formazione quale quello che ho avuto la fortuna di sperimentare. È poi importante incontrare sulla propria strada degli ottimi maestri, personaggi speciali e assorbirne gli esempi e gli insegnamenti.

Crede che per le donne sia ancora oggi più difficile arrivare a ricoprire posizioni di rilievo all’interno delle aziende rispetto agli uomini?
Probabilmente in misura meno consistente rispetto al passato. Mi auguro che sia sempre più facile uno scambio o una condivisione di ruoli.

Crede che la cultura e i libri aiutino a formare, nel lavoro e nella vita, un carattere più volitivo, più saldo nei momenti difficili e meno arrendevole? La cultura è un fattore di successo?

Assolutamente si. Ma bisogna imparare a leggere in modo originale  e personale. Leggere con una marcia in più, un terzo occhio. Leggere assimilando, entrando letteralmente nella mente e nell’anima di chi scrive quasi appropriandosi di quei contenuti per capire se stessi. Per cambiare. Per crescere. Sono convinta che i libri, lettura e scrittura, possano salvarci la vita.

Se dovesse pensare a un personaggio letterario femminile cui riferirsi come modello nella sua vita professionale, quale sarebbe? E nella vita privata? Qual è, in generale, il suo personaggio letterario femminile preferito?
Come modello professionale? È difficile. Nella storia dell’editoria ho amato molto la figura maschile di Vittorio sereni, poeta e funzionario (come recita un libro a lui dedicato). Nella vita privata è ancor più rischioso riferirsi a modelli: posso dire perché ho scritto la mia prima opera narrativa, “Lezione di nuoto”, dedicata a Colette, perché era una donna di temperamento forte e volitivo, una scrittrice (anche se ho amato certi suoi lavori più saggistici), e una grande nuotatrice. Ma insieme ho amato “La mite” (titolo di un racconto di Dostoevskij), Anna Karenina. Vede quante contraddizioni?

In occasione della festa delle donne, che libro suggerirebbe di leggere e perché?
Scelgo un romanzo di Guido Morselli, “Divertimento 1889”: una favola leggera e insieme pensosa che lo scrittore varesino aveva dedicato alle "lettrici" , alle donne da lui molto amate. Una fuga d’amore tra i fantasmi della Belle Époque, in un mondo di carrozze trainate da cavalli, musica e minuetti, in un tempo dilatato, e ancora romantico. Al tramonto di un secolo che ancora sapeva far sognare.

6 marzo 2013

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