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Umberto Brindani ”L’Italia sta cambiando: le persone perbene possono far sentire la loro voce”

Il nostro Paese manifesta in questo periodo i segni di un cambiamento in atto: proprio in questo momento le persone perbene, quelle che per anni hanno rappresentato solo un debole fiato nell'Italia della corruzione imperante, potrebbero finalmente avere occasione di alzare la voce e farsi sentire. È questa l'idea affermata dal direttore di Oggi, Umberto Brindani, che esordisce come autore con il libro ''Elogio dell’uomo perbene'', recentemente uscito per Aliberti editore...

Il direttore di Oggi, al suo esordio come autore con “Elogio dell’uomo perbene”, parla del suo libro e delle trasformazioni che il nostro Paese sta vivendo

MILANO – Il nostro Paese manifesta in questo periodo i segni di un cambiamento in atto: proprio in questo momento le persone perbene, quelle che per anni hanno rappresentato solo un debole fiato nell’Italia della corruzione imperante, potrebbero finalmente avere occasione di alzare la voce e farsi sentire. È questa l’idea affermata dal direttore di Oggi, Umberto Brindani, che esordisce come autore con il libro “Elogio dell’uomo perbene”, recentemente uscito per Aliberti editore.

COME NASCE IL LIBRO – “‘Elogio dell’uomo perbene’ nasce da un’idea dell’editore, che mi ha proposto di scrivere un libro proprio con questo titolo”, spiega Brindani. “Il pensiero che stava alla base di questa scelta editoriale, e che mi trova sostanzialmente d’accordo, è che questo sia un periodo in Italia, dopo quarant’anni di Democrazia Cristiana e venti di Berlusconi, in cui ci sono segni di novità. C’è un’aria diversa nel nostro Paese, e il governo Monti ne è in parte una manifestazione: in questo momento la persona perbene potrebbe trovare finalmente il suo spazio. Io ho raccolto l’idea scegliendo di declinarla non in un saggio, ma narrando esempi di persone perbene attraverso dei racconti tenuti insieme da brevi capitoli saggistico-giornalistici. È venuto fuori un libro un po’ strano, ma credo divertente e utile.”

L’ECCEZIONALE NORMALITÀ DELLA PERSONA PERBENE – “Si potrebbe pensare che, sbiancamento denti quando si parla di ‘persone perbene’, ci si riferisca a qualcuno che sia ben vestito, un po’ conformista, con una facciata un po’ ipocrita di perfezione – si potrebbe insomma intendere l’espressione in un senso ottocentesco. In realtà non è a questi individui che il libro è dedicato”, precisa l’autore. “Quando parlo di persona perbene intendo chi, pur con i suoi difetti, perché tutti ne abbiamo, e con i suoi errori, perché tutti ne facciamo, rispetta le regole e non danneggia gli altri. Una persona onesta: non chi si attiene pedissequamente a rigide norme di comportamento, ma chi agisce guidato dal buon senso. La persona perbene è in questa accezione una persona normale, che fa cose come rispettare le code e pagare le tasse: una normalità che da noi, come cantava Lucio Dalla, è considerata l’eccezione. L’obiettivo è che queste ‘imprese eccezionali’ diventino l’abitudine.” 

 

I LIBRI DEVONO INFORMARE E INTRATTENERE – In un momento particolare di trasformazione della nostra società, il libro di Brindani si offre allora come una sorta di guida, anche se l’autore precisa di non rivendicare per sé nessun ruolo educativo. “In generale non credo nel potere di educare, forse proprio perché faccio il giornalista: io credo che le persone siano perfettamente in grado di prendere le loro decisioni da sole, ma che spesso lo facciano senza essere adeguatamente informate. Libri e giornali, a mio parere, devono informare, per permettere ai lettori di fare le loro scelte con maggiore consapevolezza. Si potrebbe dire che hanno il compito di educare in un senso maieutico: non devono insegnare, ma tirar fuori dalle persone potenzialità che sono già insite in loro. Oltre a questo, hanno anche il compito di intrattenere. Ed è proprio quello che mi propongo di fare con il mio libro, dove racconto storie che divertono e al contempo fanno riflettere.”

MAGGIOR SELEZIONE E MAGGIOR QUALITÀ – I libri hanno dunque molto da dire al nostro Paese, che tuttavia sembra snobbarli e non tributare loro il giusto riconoscimento. “Non è una novità che l’Italia si collochi nelle parti basse della classifica sulla diffusione della lettura, così come si colloca nelle parti basse della classifica sulla lotta alla corruzione. Non so spiegare i motivi per cui in Italia si legga meno che negli altri Paesi, ma quello che ho potuto capire, dopo essermi avvicinato all’editoria come autore, è che c’è una sovrapproduzione di titoli, circa 50 mila all’anno, di cui la metà pubblicati a spese degli scrittori. È evidente che si tratta di operazioni commerciali, fatte per motivi manageriali – c’è bisogno di fare numeri e fatturato – ma chiaramente la qualità non può essere sempre alta. Bisognerebbe operare più selezione, andare a cercare quei libri che valga davvero la pena pubblicare. Lo stesso discorso vale per la carta stampata quotidiana e periodica: ci sono decine e decine di testate, la maggior parte delle quali di basso costo e bassi contenuti. Forse non riusciamo a convincere gli italiani a leggere perché non proponiamo un prodotto di qualità.”

 

30 luglio 2012

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