Tornano alla luce le carte manoscritte di Emilio Salgari

Massimo Novelli riporta su La Repubblica la rocambolesca storia del ritrovamento dei manoscritti di Emilio Salgari...

Su Repubblica, Massimo Novelli racconta la storia avventurosa del ritrovamento di molti documenti, lettere e manoscritti di Salgari, donati dal banchiere Vittorio Sarti a un museo di Torino

LA CRITICA QUOTIDIANA – Il giornalista Massimo Novelli riporta su Repubblica la rocambolesca storia del ritrovamento dei manoscritti di Emilio Salgari e la loro donazione alla Fondazione Tancredi di Barolo dove vi ha sede il Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia di Torino.

IL RINVENIMENTO DELLE CARTE – Una storia “romanzesca e avventurosa” iniziata vent’anni fa quando un fantomatico libraio di Bologna consegna a Vittorio Sarti, banchiere lombardo e lettore accanito dei romanzi di Emilio Salgari, una scatola contenente manoscritti e appunti di lettere apparentemente appartenenti allo scrittore veronese. Sarti insieme all’amico e studioso salgariano Vittoriano Bellati (che nel frattempo purtroppo è morto) definirono che quelle carte erano senza dubbio autografe autentiche del creatore del Corsaro Nero e di Sandokan.

 

LA DONAZIONE SARTI – Dal lontano 1994, Vittorio Sarti ha voluto adesso donare i manoscritti all’ente museale per onorare la memoria di Bellati e oggi saranno presentati a Palazzo Barolo. La donazione Sarti contiene una lettera di quattro pagine alla moglie Ida, “che Emilio chiamava verdianamente Aida”, risalente all’8 agosto 1903, riporta Novelli. “Ci sono degli appunti di una pagina e tre righe relativi alla trama di un romanzo, indicato con il titolo Sindhia il feroce; altri appunti dal titolo Piante americane delle praterie e Stati Uniti, di sei pagine, e ulteriori scritti, di due pagine, intitolati Malesia. Completano il prezioso fondo gli appunti dei Parsi, una lettera a Salgari dell’editore fiorentino Bemporad, del 28 marzo 1911, poco prima del suicidio del romanziere”.

UNA VICENDA SALGARIANA – Ernesto Ferrero, direttore del Salone del Libro, e scrittore del libro “Disegnare il vento. L’ultimo viaggio di Capitan Salgari” dice: «è una vicenda molto salgariana, molto sua, questa dei manoscritti che riemergono fortunosamente dai gorghi della storia». Lo straordinario creatore di avventure mirabolanti, conclude Ferrero «vive sempre la sua maledizione: la sua scrittura non vuole fermarsi mai, eppure nello stesso tempo sembra che non voglia lasciare traccia di se stessa».

28 novembre 2013

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