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Susanna Tamaro a Pordenonelegge, ”Nel mondo editoriale di oggi mi sento a disagio”

DAL NOSTRO INVIATO A PORDENONE - ''Ogni angelo è tremendo'' è un verso di Rainer Maria Rilke, poeta amatissimo da Susanna Tamaro, che ben conosce la passeggiata omonima a Trieste e le Elegie duinesi del poeta tedesco...
PORDENONE – ”Ogni angelo è tremendo” è un verso di Rainer Maria Rilke, poeta amatissimo da Susanna Tamaro, che ben conosce la passeggiata omonima a Trieste e le Elegie duinesi del poeta tedesco. A Pordenonelegge, in un incontro con il giornalista Alessandro Mezzena Lona , la Tamaro spiega che questo verso le è sembrato rendere bene il ruolo e la posizione dell’angelo, sospeso nell’abisso.
INTERPRETAZIONI – Quest’ultimo romanzo (edito da Bompiani) permette una triplice interpretazione: un viaggio dentro la sua vita in cui la Tamaro è protagonista, io narrante ed altro da sé; un libro che una volta si sarebbe definito “sapienziale” , un percorso, un attraversamento nel deserto e della realtà ed infine una riflessione sul ruolo dello scrittore , messo a nudo perché per la Tamaro la scrittura è “squartamento” e lo scrittore è un “minatore” che va alla ricerca dei diamanti nascosti ossia delle bellezze della vita.
DISAGIO – Doveva essere un saggio sulla letteratura ed invece la storia le è esplosa nel cuore e come ogni romanzo ha vissuto la scrittura come un percorso sciamanico, come una rivelazione, come un percorso urgente e profondo che poi lascia spossati. “Per questo mi sento a disagio nel mercato editoriale contemporaneo, in preda alla frenesia e al consumismo – rivela la scrittrice – mi sento marginale perché vivo ai margini della penisola, ma anche perché davvero ogni volta penso che il libro che sto scrivendo sia l’ultimo. Io ho bisogno dell’illuminazione”.
IL PROSSIMO LIBRO – L’eccezione è il libro che uscirà in primavera perché è il primo abbozzo scritto nei suoi vent’anni, mai pubblicato e mai più corretto. E ha senso che esca ora dopo Un angelo tremendo che è un ‘autobiografia, ma anche un venire allo scoperto, fare i conti con la sua famiglia e con la pesante eredità di essere la pronipote di Italo Svevo. E’ a storia di una bambina che diventa adulta. Che nasce di notte, a Trieste, mentre soffia una bora nera che spazza via ogni cosa e rende ogni equilibrio impossibile. Di una bambina che cresce in una famiglia in cui sembra sia soffiato quello stesso vento impetuoso dell’est. Di una bambina che impara presto a riconoscere i vuoti che la morte lascia, quei vuoti che somigliano tanto agli abbandoni che la stessa bambina deve subire, da parte di un padre e di una madre desiderati e imprendibili. Ma è anche la storia della scoperta del mondo e della sua bellezza, della natura e delle sue forme. Di una bambina che si fa ragazza e si apre ai primi palpiti di amore e amicizia, ai sussulti dei poeti e degli scrittori. È la storia della scoperta della grande città, Roma, e del terrorismo e, finalmente, del potere e della precisione della scrittura, che le deriva  dal suo interesse di sempre per le scienze naturali. Lo rilevano  i dettagli “naturali “ dell’impianto narrativo e la fisicità delle descrizione. “Ma la scintilla per scrivere viene però – conclude – solo dallo stupore”.
Alessandra Pavan

22 settembre 2013
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