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Sul Giornale, Luigi Mascheroni parla degli errori grammaticali che sempre più spesso costellano libri e romanzi

LA CRITICA QUOTIDIANA - Dalle pagine del Giornale di oggi, Luigi Mascheroni tratta di un argomento molto interessante e di stringente attualità, comprensibile e condivisibile da parte di tutti coloro che si nutrono di libri: gli errori grammaticali...

La causa di questa perdita di qualità nelle pubblicazioni è da ricercare nella bassa cura redazionale dei testi, espediente adottato dagli editori per contenere i costi

LA CRITICA QUOTIDIANA – Dalle pagine del Giornale di oggi, Luigi Mascheroni tratta di un argomento molto interessante e di stringente attualità, comprensibile e condivisibile da parte di tutti coloro che si nutrono di libri: gli errori grammaticali.

CONGIUNTIVO IN VIA D’ESTINZIONE – Da “si sarebbe” a “benché sono”, passando per “un’essere umano” sino ad arrivare a “l’hanno scorso”. Questi sono solo alcuni esempi  dei tantissimi errori grammaticali e di sintassi che infarciscono i libri, che portano sulle loro copertine i nomi di case editrice storiche ed affermate. Da una breve analisi ed osservazione, parrebbe che l’errore più diffuso sia quello dell’utilizzo del modo indicativo là dove la grammatica italiana prevedrebbe l’impiego del congiuntivo. Mascheroni sostiene che l’eccessivo ed improprio uso del modo indicativo non sia da imputare ad una mancanza di cultura, bensì ad un eccesso di certezze. “Oggi pochi pensano, credono o ritengono: tutti sanno e affermano”. “Il congiuntivo più che il modo della possibilità sembra essere diventato il regno dell’incertezza”. L’idea diffusa è che questo modo verbale stia lentamente sparendo sempre più dalla lingua parlata e progressivamente anche da quella scritta.

POCA CURA DEI TESTI PER ABBASSRE I COSTI –  Tra usi errati dei tempi verbali, refusi ed errori ortografici, l’italiano corretto sembra essere passato in secondo piano all’interno dei libri. La causa di tutto questo non è da ricercare però nella fretta, che inevitabilmente porta all’errore, bensì all’inadeguatezza dei compensi dei collaboratori esterni. “Le case editrici, grandi e piccole, pagano sempre meno gli editor, i traduttori e i correttori, sul mercato restano i più svogliati, i meno bravi, i meno motivati”. E a farne le spese sono, come sempre, coloro che costituiscono “l’ultimo anello della catena culturale”: i lettori.

30 agosto 2013

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