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Su Repubblica, il premio Strega Walter Siti analizza l’attuale mutamento di genere del romanzo

LA CRITICA QUOTIDIANA - Dalle pagine di Repubblica, il vincitore dell'ultima edizione del premio Strega Walter Siti esprime il suo personale punto di vista sul mutamento che sta vedendo protagonista, in questi ultimi anni, il romanzo...

Il neo vincitore del Premio Strega analizza il mutamento che in questi ultimi anni ha avuto come protagonista il romanzo, che da simbolo di fiction si è tramutato in strumento di ricerca di verità della cronaca

LA CRITICA QUOTIDIANA – Dalle pagine di Repubblica, il vincitore dell’ultima edizione del premio Strega Walter Siti esprime il suo personale punto di vista sul mutamento che sta vedendo protagonista, in questi ultimi anni, il romanzo. Siti osserva come le attuali produzioni letterarie siano sempre meno frutto della fantasia dell’autore e più radicate alla verità radicale della cronaca.

IL ROMANZO – Siti incomincia la sua riflessione circa il romanzo chiedendosi per quale motivo gli ultimi successi letterari siano dichiaratamente trasposizioni della realtà, e non più appassionanti avventure frutto della fantasia e dell’estro creativo dello scrittore. Lo scrittore individua il principale motivo nel tripudio di fiction che propongono personaggi totalmente inventati e storie dal carattere surreale, che hanno contribuito a svalutare l’interesse per le narrazioni totalmente inventate.

CONTAMINAZIONE TRA STORIA E FINZIONE – Siti riporta il pensiero di Saviano che ha affermato di sentirsi più un testimone della realtà che un vero e proprio scrittore. Bisogna tuttavia ricordare una distinzione fondamentale che proviene dagli antichi classici, e cioè che la storiografia è preposta a raccontare fatti realmente accaduti, mentre la narrativa descrive tutti i fatti che sarebbero potuti verificarsi in quelle circostanze. Molto spesso però, come osserva lo scrittore, si verifica una forte contaminazione dei due generi: i romanzieri cercano di invadere il campo degli storici, e viceversa. Ci troviamo infatti in un’epoca della letteratura in cui “la voga per la microstoria ha fatto cadere la distinzione manzoniana tra carta geografica (dello storico) e carta topografica (del romanziere)".

IL ROMANZO ALLA RICERCA DELLA PURA VERITA’ – La conclusione che emerge da questa dettagliata ed attenta analisi è che “il ricorso del romanzo alla non-fiction non dipenda da una fame di realtà più intensa ora che nel passato, ma sia piuttosto il sintomo di ciò che manca alla realtà”. Ciò che avviene è quindi una vera e propria commistione di generi. L’attuale romanzo cerca una verità più radicale e profonda di quella che ci fornisce la cronaca. Siti sostiene che “l’oscillazione tra  vero ed inventato va incontro alla nostra voglia di cullarci nell’incertezza”.

19 luglio 2013

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