Su La Stampa un esempio di come l’emancipazione femminile parta dalla cultura

LA CRITICA QUOTIDIANA – ''Imparare a esercitare la libertà'', è questo il principale insegnamento che l'Asian University for Women in Bangladesh si propone di impartire nell'idea del suo fondatore Kamal Ahmad. Lo dichiara a Monica Perosino de La Stampa, in un'intervista in cui si discute della lungimiranza della scelta di creare un'Università asiatica per donne...
Kamal Ahmad, fondatore dell’Asian University for Women in Bangladesh, a Chittagong, spiega alla giornalista Monica Perosini le ragioni e gli obiettivi di questo progetto, che mira a produrre libertà e crescita nell’intera società asiatica

LA CRITICA QUOTIDIANA – “Imparare a esercitare la libertà”, è questo il principale insegnamento che l’Asian University for Women in Bangladesh si propone di impartire nell’idea del suo fondatore Kamal Ahmad. Lo dichiara a Monica Perosino de La Stampa, in un’intervista in cui si discute della lungimiranza della scelta di creare un’Università asiatica per donne, destinata a formare una nuova classe dirigente in rosa. Un’iniziativa cui noi di Libreriamo, che ci impegniamo a promuovere la cultura come elemento propulsore della crescita sociale ed economica, non possiamo che guardare come a un esempio.

L’ISTRUZIONE, UNA NUOVA POSSIBILITÀ DI SCELTA – La giornalista sottolinea come in molte Paesi le donne vivano in condizioni di terribile privazione culturale – l’analfabetismo raggiunge in alcuni casi il tasso altissimo del 40% e la discriminazione di genere è una realtà gravemente diffusa. In un contesto come questo, spiega Ahmad, l’università combatte per diffondere tra le donne la consapevolezza fondamentale per rompere i vecchi schemi: “sapere di avere una possibilità di scelta”. Le nuove idee si diffondono in maniera più rapida e capillare di quanto non si creda. Le circa cinquecento studentesse iscritte all’università, provenienti da differenti Paesi asiatici, sono una goccia nell’oceano rispetto al numero delle donne in Asia. “Una volta laureate”, aggiunge però Ahmad, “torneranno in patria, a lavorare e diffondere uguaglianza e emancipazione, saranno un motore e un modello allo stesso tempo”. Si tratta soltanto di dare il via alla trasformazione.

DONNE LEADER, UN’OPPORTUNITÀ DI CAMBIAMENTO – Quando spiega le motivazioni che hanno indotto a creare un’università per donne, Ahmad parla del progetto di formare una futura e rinnovata classe dirigente e delle opportunità che l’ingresso delle donne in politica potrebbe aprire. “[…] nei Paesi in via di sviluppo le donne-leader potrebbero avere un impatto senza precedenti sulla società, l’economia e la politica. Le donne possono essere le madri del mondo, hanno una potenza creatrice che gli uomini non hanno e una visione diversa del futuro, più a lungo termine”. Lo si può notare per esempio nel modo in cui le iscritte vivono le differenze culturali, religiose, di lingua che le separano. Provenienti da Paesi dilaniati dalle guerre civili, dalla povertà, dalle discriminazioni, qui le donne si lasciano alle spalle il passato e lavorano fianco a fianco, facendo della diversità una ricchezza. E da qui alla realizzazione del sogno di costruire una nuova unità il passo sembra diventare un po’ più breve. Il progetto è di superare l’enorme divario che separa realtà di successo come il Giappone da quelle che vivono una condizione di sottosviluppo come il Bangladesh, promuovendo una crescita dell’Asia nel suo insieme. “Stiamo creando una nuova idea di Asia. Le studentesse stanno simulando un Parlamento asiatico, sul modello di quello europeo”. E se la nostra Europa viene presa come modello, viene da chiedersi se anche noi non dovremmo guardare all’esempio offerto dal Bangladesh e come lì coltivare e promuovere una cultura della solidarietà tra Stati, puntando sull’istruzione capillare in tutti i Paesi e in tutte le componenti sociali di questa nostra Europa.

COMBATTERE LE VIOLENZE, OBIETTIVO PRIORITARIO
– Ahmad sottolinea anche quelli che dovrebbero essere i primi obiettivi che i governi dovrebbero proseguire: sviluppare l’educazione primaria e rendere accessibili le scuole superiori a tutti, perché “il primo indicatore di sviluppo di un Paese è l’istruzione”. E ancora prima, combattere la violenza sulle donne, vittime di stupri, aggressioni e assassinii, delitti spesso perpetrati durante il giorno, anche sulle bambine, magari proprio mentre vanno a scuola. Come sottolinea Ahmad, infatti, “non si può costruire nulla in Paesi in cui anche la libertà di muoversi è preclusa”.

13 giugno 2013

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