Su La Stampa, il ricordo di Allende a quarant’anni dal golpe in Cile

LA CRITICA QUOTIDIANA – A quarant'anni dal golpe che in Cile, l'11 settembre del 1973, rovesciò il governo di Salvador Allende e portò al potere il generale Pinochet, dalle pagine di cultura de La Stampa Mimmo Candìto, corrispondente del quotidiano che a quell'epoca compì un lungo viaggio per il Sudamerica, racconta il suo ricordo di quel giorno...
Il giornalista Mimmo Candìto, che l’11 settembre 1973, quando il generale Pinochet salì al potere, si trovava in Perù, racconta cosa rappresentò quel giorno per l’America Latina, che vide cadere le speranze di cambiamento con cui l’aveva contagiata il socialismo democratico cileno
LA CRITICA QUOTIDIANA – A quarant’anni dal golpe che in Cile, l’11 settembre del 1973, rovesciò il governo di Salvador Allende e portò al potere il generale Pinochet, dalle pagine di cultura de La Stampa Mimmo Candìto, corrispondente del quotidiano che a quell’epoca compì un lungo viaggio per il Sudamerica, racconta il suo ricordo di quel giorno. 
LA NOTIZIA DEL GOLPE – La prima immagine rievocata dal giornalista, che nella data del golpe si trovava in Perù, è quella di un annuncio proveniente da una radio verde sulla mensola di una taverna e del silenzio calato all’improvviso in tutta la sala. La notizia del colpo di stato, scrive Candìto, riguardava tutti, anche lì, in Perù. Riguardava “l’America Latina tutta, gli indios, i campesinos, le loro rivoluzioni, le lotte e le leggende che, come aveva scritto Guillen in un suo poema, avevano fatto pensare che in quel continente potesse nascere forse ‘l’uomo nuovo / un uomo che trema della febbre della speranza”.
L’INGRANGERSI DI UNA SPERANZA – Per l’America del Sud il golpe in Cile rappresentò proprio l’infrangersi di una speranza – in spagnolo “esperanza”, che come spiega Candìto è termine dalle tante sfumature di significato, “desiderio”, “illusione”, attesa”. Mentre Cuba e la Russia si erano chiuse dietro i loro comunismi, il governo di Allende infatti rappresentava l’alternativa alle egemonie che fino ad allora avevano dominato il continente, segnate da eredità coloniali, da delicati equilibri dettati dalla Guerra Fredda e degli interessi strategici degli Stati Uniti. “[…] dal Cile di Salvador Allende, dal suo socialismo umanitario, l’America Latina […] si era aspettata un forte segno di cambiamento”.
IL RITORNO AI VECCHI EQUILIBRI – In effetti, scrive Candìto, tensioni percorrevano ovunque l’America Latina. La democrazia militare in Perù non era allineata con la politica statunitense, in Nicaragua la guerriglia sandinista minava il governo di Somoza, alleato di Washington, e rivolte e guerriglie scuotevano Uruguay, Salvador, Brasile, mentre in Argentina era tornato il Peronismo. “Allende”, prosegue Candìto, “[…] era […] il catalizzatore d’una tensione che rischiava di mettere in crisi un intero sistema, ‘los yanquis’ erano il lupo mannaro d’ogni latitudine”. Con il golpe cileno, la “fiebre de esperanza”, la febbre di cambiamento che Allende aveva acceso nel continente, “si cancellò dalla vita della gente qualunque con la quale avevo vissuto quei miei lunghi giorni latinoamericani. La crisi del petrolio e le domeniche dell’austerità misero da parte l’attenzione mondiale verso il Cile di Pinochet; l’ordine riprese il suo posto”.
11 settembre 2013
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