Su La Stampa, il commiato di Elena Loewenthal al grande scrittore ebreo Yoram Kaniuk

LA CRITICA QUOTIDIANA – Quattro giorni di dolori e febbre alta, due cancri, brividi, nausea. Così Yoram Kaniuk, uno dei maggiori scrittori israeliani, morto tra sabato e domenica nel corso della notte, descriveva di aver passato l'ottantatreesimi compleanno nel suo diario, parole riportate su La Stampa da Elena Loewenthal, che ricorda l'autore scomparso e la sua opera...
L’autore è morto nella notte tra sabato e domenica. La giornalista e sua traduttrice ne ricorda la figura e l’opera

LA CRITICA QUOTIDIANA – Quattro giorni di dolori e febbre alta, due cancri, brividi, nausea. Così Yoram Kaniuk, uno dei maggiori scrittori israeliani, morto tra sabato e domenica nel corso della notte, descriveva di aver passato l’ottantatreesimi compleanno nel suo diario, parole riportate su La Stampa da Elena Loewenthal, che ricorda l’autore scomparso e la sua opera.

EBREO PER NAZIONALITÀ, NON PER FEDE – La giornalista consegna così il suo tributo alla grandezza dell’uomo e dello scrittore, “stremato dalle sofferenze eppure sempre lui, con quella dose di sarcasmo feroce con cui negli ultimi anni ha giocato a rimpiattino con la morte e da ipocondriaco conclamato si è trasformato in suo beffardo antagonista”. La capacità di graffiare non è venuta meno neppure in quegli ultimi giorni, in cui scriveva dei “quaranta virus, che in occasione del loro congresso annuale si sono ritrovati per tre giorni all’Hilton di Tel Aviv, sono rimasti entusiasti davanti al cancro e se la sono intesa a meraviglia con la calura, la febbre e i brividi”. Da “ebreo senza Dio” qual era – si sentiva profondamente tale per nazionalità, non per fede, e aveva addirittura ottenuto dopo una lunga battaglia che venisse tolta l’appartenenza religiosa dal suo documento di identità – aveva chiesto di non celebrare funerali, di spargere le sue ceneri al vento. “Chissà come si arrabbierà”, scrive Elena Loewenhal, “con quel gruppo di israeliani ortodossi che hanno deciso di recitare per lui la preghiera per i defunti, di fatto un inno alla maestà di un Dio in cui lui non credeva”.

“UNA SCRITTURA SORPRENDENTE PER POLI OPPOSTI”
– Esperienze come la guerra – partecipò da giovane a quella di Indipendenza che portò alla nascita dello Stato ebraico – e la vicinanza con la morte segnarono profondamente la sua vita e la sua scrittura. Il suo stile univa un “realismo spinto, impietoso” a una straordinaria “capacità immaginifica”. Nel suo romanzo più famoso, “Adamo risorto”, tradotto proprio da Elena Loewenthal – in ebraico “Adam ben Kelev”, ovvero “Adamo figlio di cane” –, racconta la storia di Adam Stein, ebreo, ex pagliaccio che viveva in Germania ai tempi della guerra e che nel lager fu costretto a fare da cane al comandante nazista. Sopravvissuto alla Shoah, lo ritroviamo internato in un manicomio per reduci dell’Olocausto. Kaniuk ha scritto della storia di Israele, dei conflitti del presente, per esempio in “Un arabo buono”, e ha affrontato anche l’autobiografia – in “Per la vita e per la morte”, uno dei suoi ultimi libri, racconta la cronaca di un suo soggiorno ospedaliero. “Difficile tirare le somme di una scrittura come la sua, sorprendente per poli opposti, proprio come era lui: dolcissimo e graffiante, capace di ispirare una tenerezza immensa e al tempo stesso di irritare per uno strano insieme di sussiego e insicurezza”. Così commenta la giornalista, che pure, come sua traduttrice, conosceva a fondo l’opera dello scrittore. E aggiunge: “Oggi non sono solo loro” – sua moglie, le due figlie, i nipoti –, “è tutta Israele che si sente orfana di un grande scrittore”.

10 giugno 2013

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