Il libro di Antonio Varsori invita a compiere un esercizio tanto semplice quanto rivoluzionario: guardare il presente come il risultato di processi lunghi, stratificati, spesso contraddittori. Solo così la storia smette di essere un archivio del passato e torna a essere uno strumento critico per comprendere il nostro tempo. Abbiamo, pensato, quindi, di intervistare il professore proprio per approfondire alcuni temi del suo libro beneficiando della sua grande cultura e conoscenza.
La storia internazionale come chiave di lettura del mondo contemporaneo
“Storia internazionale. Dal 1919 a oggi”, Antonio Varsori, il Mulino
Pubblicato da il Mulino e giunto alla terza edizione aggiornata, “Storia internazionale. Dal 1919 a oggi” copre un arco temporale che va dalla fine della Prima guerra mondiale fino agli equilibri instabili del XXI secolo. Il 1919 non è una data scelta a caso, ma il momento in cui prende forma l’illusione fondativa del mondo contemporaneo: l’idea che fosse possibile costruire un ordine internazionale stabile basato su principi condivisi, autodeterminazione dei popoli e cooperazione multilaterale.
Varsori mostra con chiarezza come il sistema di Versailles fosse attraversato fin dall’origine da una contraddizione insanabile. Da un lato, le potenze vincitrici perseguivano obiettivi tradizionali di politica di potenza. Dall’altro, proclamavano ideali universalistici che non trovarono mai piena applicazione. Questa frattura, come emerge nel libro e viene ribadita nell’intervista, non è mai stata davvero sanata. Anzi, continua a ripresentarsi sotto forme diverse, dal problema delle minoranze alla tensione costante tra realpolitik e visione idealistica delle relazioni internazionali.
Uno degli elementi più convincenti del saggio è la capacità di intrecciare la dimensione diplomatica con quella economica, sociale e culturale. Varsori rifiuta una storia fatta solo di trattati e vertici internazionali, mostrando invece come la politica estera sia profondamente influenzata dalle dinamiche interne agli Stati. È in questo spazio di interazione che si spiegano fenomeni come il ritorno dei nazionalismi, la crisi delle istituzioni multilaterali e la crescente sfiducia nei confronti della globalizzazione.
La fine della guerra fredda, lungi dall’aver inaugurato una nuova era di stabilità, ha aperto una fase che Varsori definisce senza ambiguità come un “disordine internazionale”. Dopo il breve momento unipolare dominato dagli Stati Uniti, il mondo è entrato in una configurazione multipolare competitiva, in cui potenze come Cina, Russia e India si muovono secondo logiche di potenza sempre più esplicite. In questo quadro, anche attori considerati “minori”, statali e non statali, acquisiscono un peso significativo, rendendo il sistema globale più imprevedibile e frammentato.
Particolarmente rilevante è l’analisi dei conflitti più recenti, dalla guerra in Ucraina alla crisi israelo-palestinese. Varsori rifiuta letture semplicistiche o puramente emergenziali, insistendo sulla profondità storica di questi scontri. La guerra in Ucraina, ad esempio, appare come il punto di arrivo di una lunga sequenza di fratture storiche, politiche e identitarie, più che come una rottura improvvisa dell’ordine europeo.
Il valore del libro risiede anche nella sua chiarezza espositiva. Pur affrontando temi complessi, Varsori adotta un linguaggio accessibile, capace di parlare non solo agli specialisti, ma anche a studenti, insegnanti e lettori interessati a comprendere il mondo senza rinunciare alla complessità. In questo senso, “Storia internazionale. Dal 1919 a oggi” si impone come uno strumento formativo, oltre che come un’opera di alta divulgazione.
Intervista ad Antonio Varsori
A rendere il volume ancora più prezioso è la possibilità di dialogare direttamente con il pensiero dell’autore. Nell’intervista che segue, Varsori approfondisce alcuni dei nodi centrali del libro, offrendo ulteriori chiavi di lettura sul nostro presente.
Professore, lei individua nel 1919 un momento fondativo del mondo contemporaneo. Quali ambiguità di quel sistema continuano a produrre instabilità oggi?
La maggiore contraddizione del sistema di Versailles fu la coesistenza tra obiettivi tradizionali di politica di potenza e l’aspirazione a un ordine internazionale fondato su autodeterminazione e cooperazione. La Società delle Nazioni, priva di reali poteri, finì per essere percepita come uno strumento dei vincitori, lasciando irrisolti problemi cruciali come quello delle minoranze.
Quanto è centrale il legame tra politica interna e politica estera nella lettura dei fenomeni attuali?
È un nesso fondamentale. Negli ultimi decenni, soprattutto in Occidente, la disaffezione verso la globalizzazione ha alimentato nazionalismi e critiche alle istituzioni multilaterali. Le scelte di politica estera sono quasi sempre influenzate da dinamiche interne, e ignorare questo legame significa fraintendere la realtà.
Il disordine internazionale è una fase transitoria o una condizione destinata a durare?
Fare previsioni è difficile, ma l’attuale sistema multipolare competitivo ricorda, per certi aspetti, quello di fine Ottocento. La competizione tra grandi potenze e l’uso di tutti gli strumenti della politica di potenza rendono il contesto strutturalmente più instabile.
Quanto pesa oggi la dimensione personale delle leadership politiche?
Le personalità hanno sempre avuto un ruolo importante, ma oggi assistiamo a una forte personalizzazione della politica, amplificata dai media e dalla crisi dei partiti tradizionali. Questo influisce profondamente sulle relazioni internazionali.
Qual è il ruolo dello storico quando il confine tra storia e attualità diventa così sottile?
Lo storico deve mantenere onestà intellettuale e distacco critico, pur lavorando su un passato molto recente. La conoscenza storica resta uno strumento fondamentale per comprendere il presente, anche quando le fonti sono parziali e il coinvolgimento emotivo è forte.
Un libro che diventa esperienza di studio
Un valore aggiunto dell’edizione di “Storia internazionale. Dal 1919 a oggi” è l’integrazione con Pandora Campus, la piattaforma digitale che offre contenuti extra, materiali di approfondimento e strumenti di verifica. Questa dimensione multimediale rende il libro non solo un testo da leggere, ma un vero percorso di apprendimento, particolarmente utile in ambito universitario e formativo.
In un’epoca segnata da semplificazioni, slogan e narrazioni polarizzate, “Storia internazionale. Dal 1919 a oggi” rappresenta un atto di resistenza intellettuale. Il libro di Antonio Varsori non promette soluzioni facili, ma offre qualcosa di più prezioso: la possibilità di capire. Capire da dove veniamo, perché il mondo è diventato ciò che è, e quali illusioni dobbiamo imparare a riconoscere per non esserne travolti. È un saggio che restituisce alla storia la sua funzione più alta: non consolare, ma illuminare.
