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Stefania Cavallaro, ”La lettura è un piacere impagabile che estrania dal tempo e dallo spazio”

A volte leggere un libro diventa un rito irrinunciabile che toglie ore al sonno ma regala sensazioni irripetibili: le pagine scorrono veloci una dopo l’altra e appassionano al punto da proiettare chi legge in un mondo diverso da quello circostante. Stefania Cavallaro, brillante giornalista e presentatrice di Studio Aperto, confessa il suo rapporto coinvolgente con i libri e la lettura...

Dai casi editoriali di successo allo sviluppo culturale del nostro Paese, il volto noto di Studio Aperto racconta il suo amore per la lettura e commenta l’attualità

 

MILANO – Se fosse un libro sarebbe la storia dell’incontro di due amanti che, quando le luci della città si spengono e i suoi rumori si affievoliscono, si incontrano per rinsaldare il loro rapporto d’amore e ritrovare se stessi lontano da tutto e da tutti. In realtà si tratta del legame profondo che lega la brava giornalista e presentatrice di Studio Aperto Stefania Cavallaro ai libri e alla lettura: un legame irrinunciabile e impareggiabile, in grado di regalare sensazioni uniche scandite più dalle pagine sfogliate che dallo scorrere dell’orologio. Nell’intervista rilasciataci la giornalista parla a tutto tondo delle sue passioni e commenta la stringente attualità in campo letterario.

Cos’è per lei la lettura?
In un certo senso rappresenta la mia pausa di evasione prima di andare a letto. Leggere un libro prima di addormentarmi è quasi una sorta di rito: il problema è che, siccome sono molto appassionata, vado avanti a leggere anche fino alle 3 del mattino. Ma sono così: quando leggo mi estraneo dal tempo e dallo spazio ed è difficile che riesca a darmi un limite. E questa passione mi porta ad amare o mollare subito un libro quando inizio a leggerlo: se mi prende lo divoro subito ma è difficile che io riprenda in mano un titolo se non mi ha convinta del tutto.

Una passione che è bipartisan sia rispetto agli ebook che ai cartacei?
Sono sempre stata una sostenitrice della carta, ma la comodità di portarmi in giro 10-15 libri in un apparecchietto sottile che pesa poco più di 300 grammi è impagabile. Tenere in mano un libro certamente è un gesto che ha il suo fascino però se il prezzo è quello di poter leggere di meno preferisco tradire la carta a vantaggio del digitale.

Recenti dati tracciano un quadro desolante ed evidenziano un certo distacco tra gli italiani e il libro. Secondo lei perché?
Francamente sono circondata da persone che leggono molto come me quindi faccio un po’ fatica a credere questo. Detto ciò immagino che si legga poco perché ci sia poco tempo e quando uno si trova a fare delle scelte su come trascorrere il tempo libero, come spenderlo nell’arco della giornata, tende purtroppo a sacrificare la lettura. Avendo una bambina mi rendo conto anche io che adesso mi ritrovo a leggere meno. Forse la lettura è un passatempo che richiede concentrazione e estraniazione dal resto e per questo viene un po’ sacrificato rispetto alla televisione che permette di fare più cose contemporaneamente. Voglio credere sia solo questione di tempo e non di pigrizia, specie per le nuove generazioni.

Da esperta di tendenze e costume, ritiene che oggi la lettura sia più donna?
Lo straordinario successo di E.L James non fa statistica: è un caso editoriale punto e basta. E’ riuscito a concentrare una serie di temi e argomenti che piacciono alle donne. Credo tuttavia che leggano più le donne che gli uomini più che altro perché le donne sono più orientate a fantasticare, soprattutto per quanto riguarda i romanzi. Stando ai contenuti probabilmente un caso può spostare l’ago della bilancia dei generi: “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson ha fatto conoscere la letteratura nordica che da noi non esisteva; “Twilight” ha aperto allo stile gotico. È come la moda: quando un solo capo disegnato da uno stilista, di successo o esordiente, funziona è ovvio che poi attorno si cerca di emulare quel successo, difficilmente ripetibile. Detto questo penso che la trilogia delle “Cinquanta sfumature” si sia molto ispirata a “Twilight” e, per un altro verso, sia a metà tra lo stesso “Twilight” e il “Pretty Woman” degli anni ’90. Quando un genere o, meglio, un titolo funziona, poi tutti gli altri cercano di cavalcare l’onda. Per quanto mi riguarda difficilmente tendo a ricercare quel genere da qualche altra parte.

Da professionista dell’informazione televisiva, pensa che i Premi letterari debbano trovare più spazio in tv?
Secondo me la lettura è lettura. Non sono molto dell’idea che possa cambiare qualcosa mandare in onda un premio letterario o meno. Ci sono perché è giusto che ci siano della gratificazioni per gli scrittori ma penso che per loro la gratificazione maggiore sia la vendita in libreria. Campiello, Strega, e tutte le altre rassegne sicuramente hanno un background con storia ed esperienza di tutto rispetto, ma se io fossi uno scrittore mi interesserei soprattutto del giudizio del pubblico.

Che ruolo hanno possono rivestire i mezzi di informazioni nello sviluppo della cultura del nostro Paese?
L’informazione è cultura. I mezzi di informazione già di per sé fanno cultura, nel senso che sono il passaggio successivo, sono l’approfondimento. Anche un telegiornale lo fa così come il cinema, che molto spesso prende spunto dai casi letterari per trasformarli in film. Cito un esempio su tutti: Silvia Avallone ha scritto “Acciaio” un libro bellissimo e che ho amato tantissimo. Oggi questo libro è diventata una pellicola in gara al Festival di Venezia. Grazie al cinema penso possa essere spinta di più la lettura anche se a volte c’è il passaggio contrario: molte persone scoprono al momento dell’ingresso al cinema che il film è tratto dal libro e se il film entusiasma vanno a leggere il libro.

 

7 settembre 2012

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