“Sotto una stella crudele”: il libro che racconta come il Novecento ha spezzato una vita e una città

10 Gennaio 2026

"Sotto una stella crudele"è qualcosa di raro: la cronaca sobria, ferma, quasi ostinatamente luminosa di una donna che ha attraversato i due grandi totalitarismi del Novecento, il nazismo e lo stalinismo, senza mai concedersi il lusso dell’enfasi o dell’eroismo.

“Sotto una stella crudele”: il libro-testimonianza che racconta come il Novecento ha spezzato una vita e una città

“Sotto una stella crudele” è stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti e poi riscoperto in Europa, edito in Italia da Adelphi. Questo libro è oggi considerato uno dei testi più importanti sulla Praga del secolo breve, sulla persecuzione politica e sull’idea stessa di memoria come resistenza. Un libro che continua a parlare al presente.

“Sotto una stella crudele”

Leggere “Sotto una stella crudele” significa entrare in un territorio narrativo in cui la tragedia si respira a ogni pagina. Heda Margolius Kovály scrive con una voce apparentemente piana, controllata, quasi dimessa. Ma è proprio questa scelta stilistica a rendere il libro così potente. Ogni pagina è attraversata da una tensione trattenuta, da una consapevolezza che non cerca mai l’effetto, ma lo produce inevitabilmente.

Il libro segue l’arco di una vita spezzata più volte: prima dall’antisemitismo nazista, poi dall’arbitrio del regime comunista. Eppure non c’è mai una contrapposizione semplicistica tra “prima” e “dopo”, tra bene e male assoluti. Kovály mostra come il meccanismo del potere totalitario cambi faccia ma non logica, e come la paura, il sospetto e l’umiliazione diventino strumenti quotidiani di governo.

Uno degli aspetti più impressionanti del libro è la descrizione della Praga del dopoguerra, una città che dovrebbe rinascere e che invece si chiude, si irrigidisce, si trasforma in un luogo di esclusione morale. Dopo l’esecuzione del marito, Heda diventa una reietta: perde il lavoro, la casa, gli amici. Non perché colpevole, ma perché collegata a un colpevole. Il regime non punisce solo gli individui, ma le relazioni, gli affetti, la memoria.

Eppure “Sotto una stella crudele” non è un libro disperato. È, paradossalmente, un libro profondamente etico. Kovály non indulge mai nel vittimismo, non chiede al lettore di compatirla. Racconta, e basta. Racconta come si sopravvive lavorando ai margini, come si cresce un figlio in un clima di sospetto, come si continua a credere nella dignità anche quando lo Stato fa di tutto per negarla.

La scrittura è essenziale, quasi chirurgica. Ogni episodio è inserito con precisione, senza digressioni inutili. Ed è proprio questa asciuttezza a trasformare il memoir in qualcosa di universale. Non è solo la storia di Heda Margolius Kovály: è la storia di tutti coloro che sono stati schiacciati tra ideologia e burocrazia, tra propaganda e realtà.

Il libro culmina con la Primavera di Praga e la sua brutale repressione. Ancora una volta, la speranza viene concessa solo per essere tolta. E ancora una volta, Kovály non urla. Osserva. Registra. Ricorda. In questo gesto c’è tutta la forza del libro.

Chi è Heda Margolius Kovály

Heda Margolius Kovály (1919–2010) è stata una scrittrice e traduttrice ceca di origine ebraica. Deportata durante l’occupazione nazista, riuscì a fuggire dalla marcia della morte diretta a Bergen-Belsen, tornando a una Praga che però non la accolse come una sopravvissuta, ma come un’ombra scomoda.

Nel dopoguerra sposò Rudolf Margolius, funzionario del nuovo regime comunista cecoslovacco. Nel 1952, durante i celebri processi farsa staliniani, il marito venne accusato di tradimento e impiccato come “nemico del popolo”. Da quel momento Heda e il figlio Ivan furono condannati a una vita di esclusione, sospetto e silenzio forzato.

Kovály scrisse questo libro molti anni dopo, in esilio, non per vendicarsi né per denunciare, ma per raccontare con lucidità ciò che il potere fa alle persone comuni. Il risultato è una delle testimonianze più limpide e spietate del Novecento europeo.

Hanno detto di “Sotto una stella crudele”

The New York Times

«Di tanto in tanto capita di leggere un libro che riesce a rimettere in prospettiva le urgenze del nostro tempo e noi stessi, costringendoci a confrontarci con gli aspetti più oscuri della natura umana.»

 The New York Times, recensione Sotto una stella crudele di Anthony Lewis

San Francisco Chronicle-Examiner

«Una storia dello spirito umano nella sua forma più indomabile… una delle autobiografie più straordinarie del secolo.»

— San Francisco Chronicle-Examiner

Clive James – Cultural Amnesia

«Se avessi trenta secondi per consigliare un solo libro capace di avviare uno studente serio sul difficile cammino della comprensione delle tragedie politiche del Novecento, sceglierei questo.»

— Clive James, Cultural Amnesia. Necessary Memories from History and the Arts

Sotto una stella crudele” è un libro necessario. Non perché “commuove”, ma perché insegna a guardare la storia senza illusioni. È una lettura fondamentale per chi vuole capire il Novecento europeo, ma anche per chi si interroga oggi sul rapporto tra individuo e potere, tra memoria e giustizia.

Un classico morale, prima ancora che storico. Uno di quei libri che non finiscono con l’ultima pagina, ma continuano a lavorare dentro il lettore, in silenzio.

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