Simona Sparaco, ”Alcuni libri possono davvero cambiarti la vita”

''C'è sempre qualcosa di salvifico nella scrittura, anche quando decidi di scendere all'inferno insieme ai tuoi personaggi''. E' con queste parole che Simona Sparaco, scrittrice entrata nella cinquina dei finalisti del Premio Strega, ha descritto la sua esperienza della scrittura, ed in particolare di un testo complesso come ''Nessuno sa di noi''...

In questa intervista, l’autrice di “Nessuno sa di noi” commenta il suo ingresso in cinquina per il Premio Strega e ci offre una sua personale riflessione sul testo

MILANO – “C’è sempre qualcosa di salvifico nella scrittura, anche quando decidi di scendere all’inferno insieme ai tuoi personaggi”. E’ con queste parole che Simona Sparaco, scrittrice entrata nella cinquina dei finalisti del Premio Strega, ha descritto la sua esperienza della scrittura, ed in particolare di un testo complesso come “Nessuno sa di noi”. Il suo libro, di cui abbiamo ampiamente parlato con l’autrice in un’altra intervista, affronta infatti un tema delicato e complesso come quello dell’aborto terapeutico. In questo breve scambio di battute, la Sparaco commenta la sua candidatura al Premio Strega, offrendoci una sua riflessione personale sul testo  entrato in cinquina.  

È stata un’emozione per lei essere selezionata tra i finalisti del Premio Strega? Se lo aspettava o è stata una totale sorpresa?
Essere tra i finalisti dello Strega è un vero onore per me. Fino all’ultimo, come tutti, nutrivo dubbi e speranze. Quando alla fine delle votazioni ho capito che ce l’avevo fatta, mi sono guardata intorno e mi sono detta: memorizza il più possibile, negli anni ripenserai a questo momento come a uno dei più significativi, e non sono cose che capitano spesso nella vita di uno scrittore.

Quali sono le sue aspettative e speranze?
Non mi faccio grandi illusioni riguardo alla vittoria. Intanto perché parto per ultima e poi perché entrare nella cinquina è già un bellissimo traguardo.

Cosa del suo libro pensa che abbia colpito di più la giuria?
E’ il mio romanzo più importante. E’ raro che non colpisca un lettore, almeno a giudicare dai numerosi messaggi che ricevo quotidianamente. È una storia difficile certo, ma anche piena di speranza. E di amore. E poi un dramma del genere non era mai stato raccontato prima, ed era importante provare quantomeno a comprenderlo. Luce e Pietro sono personaggi, ma molto credibili e reali, credo che chi mi ha votato abbia sofferto e amato insieme a loro.

Qual è il messaggio che spera sia colto da chi lo legge?
Non ci sono messaggi. Solo un lungo viaggio che il lettore compie insieme ai protagonisti. Un viaggio pieno di domande, dubbi, paure. E non ci sono neanche risposte. Ognuno le troverà, se possibile, nell’intimo della propria coscienza. Proprio come accade a Luce e a Pietro. Proprio come accade nella vita.

È stato doloroso per lei affrontare un tema così difficile come l’aborto terapeutico?
Doloroso certo, ma anche catartico. C’è sempre qualcosa di salvifico nella scrittura, anche quando decidi di scendere all’inferno insieme ai tuoi personaggi. Sono riuscita a tirarli fuori dal tunnel dove li avevo infilati, e alla fine mi sono salvata anch’io.

Libreriamo ha lanciato su Twitter l’hashtag #Vivailibri. Vuole lasciarci il suo claim a favore della lettura: “Viva i libri perché…”?
Viva i libri perché ce ne sono alcuni che possono letteralmente cambiarti la vita. E quindi vale la pena scoprirlo.

23 giugno 2013

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