Silvia Longo, ”Nel mio libro racconto l’amore vissuto come sacrificio”

L'amore in funzione della felicità d’altri: è forse un modo d'amare più tipicamente femminile, ma anche molti uomini ne sono capaci. Lo afferma Silvia Longo, autrice de ''Il tempo tagliato'', suo romanzo d'esordio, dove racconta la storia di una donna che per anni ha vissuto in una totale dedizione verso il marito. Alla fine dell'articolo è possibile leggere in anteprima le prime tre pagine del libro...

L’autrice parla del suo romanzo d’esordio, “Il tempo tagliato”

MILANO – L’amore in funzione della felicità d’altri: è forse un modo d’amare più tipicamente femminile, ma anche molti uomini ne sono capaci. Lo afferma Silvia Longo, autrice de “Il tempo tagliato”, suo romanzo d’esordio, dove racconta la storia di una donna che per anni ha vissuto in una totale dedizione verso il marito, direttore d’orchestra, senza mai concedere nulla a se stessa. Almeno fino alla morte di lui e a un concerto dato in sua memoria: in questa occasione Viola conosce un uomo, e fugge con lui. È una storia che incarna un punto di vista prettamente femminile sull’amore? In verità, dichiara Silvia Longo, molti uomini si sono riconosciuti nel personaggio di Viola. L’autrice parla di sé, del suo libro, delle sue speranze.

Com’è nato questo libro?
Ho iniziato scrivendo un racconto sul concetto di tempo, la storia di un direttore d’orchestra e del suo orologio, che diventa per lui una sorta di feticcio, indispensabile per entrare nel tempo di ogni partitura. Ma questo è solo uno dei tanti spunti da cui è nato “Il tempo tagliato”.
Soprattutto, c’era la voglia di raccontare una storia di gente comune, non fuori dall’ordinario, di persone che potremmo incontrare per la strada: il mio libro racconta il quotidiano di queste persone normali, che hanno la loro bellezza e la loro parte di dolore, di sofferenza. Io amo molto questo genere di storie.

La protagonista del libro è una donna e l’amore è una delle tematiche principali: secondo lei, c’è un modo diverso di vivere l’amore tra gli uomini e le donne? Crede di aver interpretato soprattutto un punto di vista femminile con il suo libro, e di essersi rivolta prevalentemente a un pubblico di donne, o un punto di vista più universale?
Io parto dal presupposto che uomini e donne fanno parte della stessa specie e che quindi abbiamo più cose in comune di quante non immaginiamo. Magari le donne sono più propense a un certo modo di amare e gli uomini a un altro, ma generalizzare è rischioso. A me hanno contattato dei lettori che si sono immedesimati più in lei, nella protagonista, che non nei personaggi maschili. Questa per me è stata la risposta migliore: mi sono detta che il mio libro racconta un’esperienza più universale di quanto io stessa credessi. Io volevo rappresentare l’amore vissuto anche come sacrificio, in funzione della felicità d’altri: tradizionalmente è un tipo di amore che si attribuisce più alle donne, ma a ben vedere ci sono anche molti uomini che amano in questa maniera.  

Come autrice, ritiene che si possano individuare nel suo modo di scrivere caratteri specificamente femminili?
Anche questa è una questione delicata: ci sono donne che scrivono in maniera squisitamente femminile, e alcune di queste scritture prettamente femminili sono molto potenti. Penso per esempio alle poesie di Emily Dickinson. 
Ci sono poi delle autrici molto meno raffinate, che con la loro scrittura tendono a esaltare alcuni aspetti della femminilità che non interessano particolarmente. 
D’altro canto ci sono scrittrici delle quali, dai loro libri, non si indovinerebbe mai che sono donne. E qui penso per esempio ad Ágota Kristóf, autrice della “Trilogia della città di K.”: la sua è una scrittura molto più assimilabile a quella maschile.
Personalmente, dal punto di vista tecnico della scrittura, io cerco di essere asessuata, cerco un tono, un modo di dire le cose che non sia necessariamente consono a un romanzo destinato alle donne: io voglio parlare a tutti, anche agli uomini se riesco a raggiungerli. È chiaro poi che, secondo me, in certe costruzioni del linguaggio può venire fuori la femminilità, ma non è la ricerca del femminile a tutti i costi l’elemento trainante della mia scrittura.  

Questo romanzo rappresenta il suo esordio: com’è venuta la decisione di dedicarsi alla scrittura? Com’è nata questa passione?
È una passione che nasce innanzi tutto come amore per la lettura, che ho praticato fin da piccola. Ho avuto la fortuna di nascere in una casa pinea di libri e ho sempre letto molto, a volte anche in modo molto precoce, perché avevo una grande curiosità: a dodici anni ho provato a leggere i classici russi. La mia libreria aveva tanti piani, e i miei mettevano sui ripiani in alto i libri più impegnativi, più adatti a un lettore adulto che a una ragazzina. Ma io pian piano, arrampicandomi sullo scaffale, sono arrivata fino in cima. La scrittura è una passione che è venuta di conseguenza: i temi a scuola non mi bastavano, avevo ancora voglia di scrivere. Il diario però non funzionava: dovendo raccontare di cose personali, mi sentivo un po’ bloccata, sia perché avevo paura che i miei leggessero – anche se non è che avessi grandi segreti – sia perché mi sembrava di ridurmi a fare un elenco delle cose che avevo fatto durante la giornata. Ho iniziato allora a scrivere storie “finte”, racconti o poesie, in cui mi sembrava di mettere meno di me. E dico “mi sembrava” perché qualcosa di tuo sulla carta finisci per metterlo sempre. Tutto questo è rimasto nei miei cassetti per molti anni, finché qualche tempo fa non ho iniziato a frequentare dei laboratori di scrittura on line e a confrontarmi con altri che condividevano la mia passione. 
È venuta poi fuori l’occasione di un concorso con il gruppo Gems, “Io scrittore” si chiamava. Ho vinto e mi hanno pubblicata. Con la mia timidezza non so se avrei avuto il coraggio di proporre il mio manoscritto alle case editrici: in questo modo invece ho avuto la fortuna di essere accolta in Longanesi, dove ho trovato grande competenza e umanità, per le quali devo ringraziare.

Come vive questo esordio? È emozionata?
I primi giorni mangiavo e dormivo pochissimo, passavo dal riso al pianto senza motivo. È un momento di grande grazia, la realizzazione di un sogno che ho coltivato con grande cura e passione. Ma c’è anche un po’ di ansia. Mi chiedo se il mio libro potrà andare bene, visto che non sono conosciuta e non ho neppure scritto un romanzo molto commerciale: in questo momento i libri che vanno di moda sono altri. Devo dire però che ricevo diversi messaggi di lettori che mi danno tantissimo affetto: è rassicurante, mi sento molto accolta in questo momento. Speriamo che vada avanti così!

 

4 novembre 2012

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