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Serena Dandini, ”Il problema del femminicidio deve entrare nelle ossa della cultura”

''Bisogna unire gli sforzi, agire su più fronti per combattere l'impietoso problema degli omicidi commessi sulle donne'' queste le parole di Serena Dandini, autrice del libro ''Ferite a morte''...
Presentato a Milano “Ferite a morte”, di Serena Dandini e Maura Misiti. Il libro restituisce la voce alle vittime della violenza sulle donne

MILANO – “Bisogna unire gli sforzi, agire su più fronti per combattere l’impietoso problema degli omicidi commessi sulle donne” queste le parole di Serena Dandini, autrice del libro “Ferite a morte”, che è stato presentato lo scorso 6 marzo a Milano, alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte. Il libro è stato scritto grazie alla collaborazione di Maura Misiti, ricercatrice del CNR. Nel corso della serata, che ha ottenuto una grande partecipazione di pubblico, è stato affrontato il drammatico tema del femminicidio, al centro di un progetto sostenuto dalla Dandini.

IL PROGETTO TEATRALE E IL LIBRO – Il libro si inserisce in un progetto più ampio, con la medesima denominazione “Ferite a morte”, in prima istanza uno spettacolo teatrale: una performance itinerante, in tre luoghi emblematici d’Italia, per sottolineare il carattere nazionale del problema della violenza sulle donne. “Il libro nasce dalla sensazione di rabbia e d’impotenza che ci pervade davanti all’orrore del fenomeno”, così Serena Dandini ha spiegato l’origine del volume. “Il nostro paese, così moderno, presenta un altissimo numero di omicidi femminili, donne che nella maggior parte dei casi muoiono per mano degli uomini a loro più vicini, mariti, padri, fidanzati, ex compagni di vita. È un dramma enorme poiché, oltre alla punta dell’iceberg rappresentata dai casi eclatanti che fanno notizia, c’è moltissimo sommerso: non esiste un monitoraggio nazionale condotto in modo sistematico, e inoltre, oltre agli omicidi, non si può non considerare l’altissima percentuale di donne vittime di violenza, che patiscono una vita d’inferno. Da qui l’esigenza di scrivere “Ferite a morte”, un libro che, come una moderna Spoon River, restituisse la voce a tutte coloro che l’hanno ingiustamente perduta. A parlare sono le vittime uccise, che riacquistano una loro identità, una personalità, che oltre a raccontare i loro drammi, talvolta usano un registro anche ironico, poiché la vita di ogni donna è anche questo. Volevamo che queste donne tornassero a essere persone, e non solo numeri dei registri di indagine”.

GLOBALITÀ DEL FENOMENO
– Il libro, come è stato più volte sottolineato nel corso della serata, è anche un utilissimo strumento di approfondimento e di studio del fenomeno, presenta infatti un carattere di rigorosa scientificità grazie all’apporto della ricercatrice Maura Misiti, che si è dichiarata entusiasta del risultato ottenuto: “la scrittura di un libro –  ha dichiarato – può arrivare a diffondere le ricerche e il lavoro che svolgo da una vita, può contribuire attivamente a lanciare il grido d’allarme davanti al fenomeno del femminicidio. Il problema ha un carattere globale: colpisce la transnazionalità della violenza sulla donne, resa ancor più allarmante dai report che attestano che è in continua crescita”. Nel corso della presentazione, le autrici hanno cercato di interrogarsi sulle possibili cause dell’aumento degli omicidi femminili, considerando vari fattori, quali le derive culturali, la sottocultura, l’emancipazione femminile, l’instabilità delle istituzioni… Drammaticamente però, niente sembra spiegare il femminicidio meglio della definizione della sociologa Diana Russell: “violenza estrema da parte di un uomo verso una donna, perché è donna”.

9 marzo 2013

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