Se vuoi imparare a leggere nel pensiero, leggi la grande letteratura

Le grandi opere letterarie migliorano la nostra capacità di ''leggere nel pensiero'' delle persone attorno a noi, ci aiutano a capire le loro sensazioni e motivazioni...
Secondo una ricerca americana, leggere narrativa aiuta a migliorare la nostra capacità di intuire pensieri e sensazioni delle altre persone, e questo vale più per le grandi opere letterarie che per la narrativa di intrattenimento
MILANO – Le grandi opere letterarie migliorano la nostra capacità di “leggere nel pensiero” delle persone attorno a noi, ci aiutano a capire le loro sensazioni e motivazioni, più di quanto non faccia la narrativa d’intrattenimento. È la conclusione di un nuovo studio, di cui dà notizia la rivista Science Magazine.
IL RISULTATO DELLO STUDIO – Il principale autore dello studio, David Kidd, che sta attualmente perseguendo un dottorato in psicologia sociale alla New School di New York, è un appassionato di letteratura russa – la cosa non sorprende – e conosce bene le argomentazioni di quei critici letterari che dividono la fiction in due categorie. Quando leggiamo un bestseller, magari appassionante ma prevedibile, “il libro ci cattura e ci conduce come sulle montagne russe”, afferma Kidd: “in questo ‘giro’ tutti proviamo più o meno le stesse emozioni”. Dall’altro lato invece, la grande letteratura ci affida molte più responsabilità. I suoi mondi immaginari sono popolati da personaggi spinti nelle loro azioni da motivazioni confuse, non sempre esplicitate. Non ci sono istruzioni dettagliate sulle persone di cui ci possiamo fidare, su come ci dobbiamo sentire. 
LEGGERE FICTION RAFFORZA LA TEORIA DELLA MENTE  – Kidd e il suo consulente, lo psicologo sociale Emanuele Castano, hanno intuito che le capacità che usiamo per orientarci in questi mondi fittizi ci possono servire anche nella vita reale. In particolare, i due hanno ipotizzato che queste potessero migliorare la nostra “teoria della mente”, ovvero la nostra capacità di intuire lo stato mentale altrui – quella stessa facoltà che, per esempio, ci consente di capire, quando qualcuno alza una mano verso di noi, se vuole darci il cinque o un ceffone. Questa facoltà è strettamente collegata all’empatia, che è la capacità di riconoscere e immedesimarsi nei sentimenti degli altri. Ci sono sempre maggiori prove che supportano l’ipotesi di una correlazione tra l’abitudine a leggere fiction e la nostra teoria della mente: chi si dichiara lettore forte e chi ha dimestichezza con la fiction tende a ottenere risultati migliori nei test sull’empatia, per esempio.
I TEST – Per misurare l’effetto immediato sulle nostre facoltà cognitive dei due differenti tipi di fiction, Castano e Kidd hanno condotto alcuni esperimenti. In ciascuno, chiedevano ai partecipanti di leggere dalle 10 alle 15 pagine di qualche opera narrativa, d’intrattenimento – scelta tra i bestseller di Amazon, come per esempio “L’amore buguardo” di GillianFlynn – oppure letteraria – tra cui racconti da Anton Pavlovič Čechov. Al termine della lettura facevano dei test per misurare la teoria della mente di ciascun partecipante. In un test, i partecipanti dovevano guardare un volto per 2 secondi e dire se la persona sembrava felice, arrabbiata, spaventata o triste. In un altro, dovevano osservare una piccola porzione di un viso e scegliere, tra una serie di emozioni quale, secondo loro quel particolare del volto esprimeva. 
LE OPERE LETTERARIE MEGLIO DI QUELLE D’INTRATTENIMENTO – Entrambi i gruppi, sia quelli che avevano letto fiction d’intrattenimento sia quelli che avevano letto opere letterarie, ottenevano risultati migliori rispetto a un gruppo di controllo, formato da persone che avevano letto articoli non fiction o che non avevano letto proprio nulla. Ma tra i lettori di narrativa, quelli che avevano letto opere letterarie ottenevano punteggi molto più alti rispetto agli altri.
IL DIBATTITO – I risultati comunque, per ora, sono controversi. Vittorio Gallese dell’Università di Parma, esperto in neuroscienze cognitive e anche lui impegnato nello studio delle risposte prodotte nel cervello dalle opere d’arte, trova affascinante questa nuova connessione tra mondo reale e universo narrativo, ma è scettico riguardo alla distinzione tra fiction di intrattenimento e letteraria. “È un terreno molto scivoloso”, dichiara, “perché spesso il giudizio su ciò che è considerato arte e ciò che non lo è cambia nel corso del tempo. ‘La commedia umana’ di Honoré de Balzac, per esempio, è uscita inizialmente a puntate ed era all’epoca considerata un’opera di intrattenimento, mentre oggi è un classico della letteratura”.
12 ottobre 2013
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