LIBRI - Esempi di libreria indipendente

Scaramouche, la libreria dell’usato che promuove la lettura sottraendosi ai meccanismi del commercio

Come sviluppare concretamente un’azione di accessibilità ai saperi, in una città in cui il tasso di disoccupazione è altissimo e la precarietà costringe anche ad avere difficoltà ad acquistare un libro. Nasce così il progetto 'Scaramouche', la libreria dell'usato...

MILANO – Come sviluppare concretamente un’azione di accessibilità ai saperi, in una città in cui il tasso di disoccupazione è altissimo e la precarietà costringe anche ad avere difficoltà ad acquistare un libro. Nasce così il progetto ‘Scaramouche‘, la libreria dell’usato nata all’interno delle Officine Tarantine (ex Baraccamenti Cattolica). Proprio come Scaramouche, uno dei protagonisti dal romanzo dei Wu Ming ‘L’armata dei sonnambuli‘, la libreria si propone metaforicamente lo stesso suo obiettivo, sottrarsi ai consueti luoghi e meccanismi del commercio, per ritrovarsi in un luogo occupato, prima abbandonato e ora recuperato, scambiando e vendendo libri ad un unico prezzo molto basso. A parlarci del progetto Stefano Modeo, uno dei fondatori della libreria.

 

Come nasce la Libreria Scaramouche?

La libreria Scaramouche nasce da un’idea e un’esigenza del gruppo OffTopic. All’interno delle Officine Taratine (ex Baraccamenti Cattolica) si sviluppano diversi laboratori autogestiti e autofinanziati, tra cui una sala studio e una biblioteca (OffTopic). A lungo ci siamo interrogati su come poter sviluppare concretamente un’azione di accessibilità ai saperi, in una città in cui il tasso di disoccupazione è altissimo e la precarietà ci costringe, molto banalmente, anche ad avere difficoltà ad acquistare un libro. Nello stesso tempo cercavamo un metodo per dare sostenibilità economica ai vari progetti del gruppo e anche una piccola retribuzione per chi ci impiegasse del tempo, idee, energie. Così nasce l’idea di Scaramouche, dall’esigenza di autorganizzarsi quando la politica ti priva di risposte che ti dovrebbe, quando a lungo vengono sottratti diritti, come quello di una maggiore e ampia accessibilità ai saperi.

Da dove derica il nome ‘Scaramouche’?

Il nome deriva dal romanzo dei Wu Ming ‘’L’armata dei sonnambuli’’, dove Scaramouche è uno dei protagonisti, un attore italiano che durante la rivoluzione francese si rende conto che non è più il momento di recitare lì dove avvengono di consueto le rappresentazioni, ovvero nel teatro, bensì di portare la sua maschera e il suo ruolo nelle piazze e nelle vie dove sta avvenendo qualcosa di radicale. La libreria si propone metaforicamente lo stesso obiettivo, sottrarsi ai consueti luoghi e meccanismi del commercio, per ritrovarsi in un luogo occupato, prima abbandonato e ora recuperato, scambiando e vendendo libri ad un unico prezzo molto basso; libri selezionati con cura e passione che riteniamo possano contribuire su un piano di crescita sociale, culturale e politico.

 

Quali attività ed iniziative promuove?

Attualmente siamo in fase di elaborazione circa le iniziative e le attività. Sicuramente partiremo molto presto con reading e presentazioni di libri. Stiamo lavorando anche alla possibilità di portare Scaramouche in bicicletta per la città, dalle nostre esperienze abbiamo imparato che quando libri interessanti e di qualità cominciano a circolare (diversamente) e a cercare possibili lettori, il riscontro è notevole.

 

Quale è stato il riscontro da parte della gente?

Il riscontro attualmente è molto positivo. La gente è entusiasta quando entra in libreria perché si accorge subito di essere in un luogo costruito per una comunità di lettori e non in un freddo supermercato di libri. Uno degli obiettivi è proprio quello di creare una forte comunità di lettori capace di sentire proprio quel circolare di libri usati e dunque avere la possibilità di condividere saperi, riflessioni, suggestioni. In molti vengono a trovarci quotidianamente e in molti si impegnano con idee e proposte che cerchiamo di sviluppare insieme.

 

Le librerie indipendenti hanno l’opportunità di emergere e differenziarsi rispetto alle grandi catene multicenter e l’offerta della GDO? Come?

Non saprei dare una risposta a questa domanda, non sono un libraio, siamo dei lettori che cercano di condividere questa passione nel modo più ampio ed equo possibile. Certo è che per mia esperienza personale, la maggior parte delle letture che ho fatto, le ho potute fare grazie alle librerie indipendenti, altrove non avrei trovato ciò che cercavo.

 

Infine, un consiglio da libraio: leggere fa bene perché…

Credo che leggere non sia qualcosa che possa far bene o male in generale. Leggere è un’azione necessaria per conoscere se stessi e costruirsi una coscienza critica, è necessità di conoscere e abbattere le differenze, le diversità, è scoperta e volontà di essere. Non farlo è come scegliere di essere muti, ciechi o sordi. Più pericoloso è se ci rendono difficile e dunque indifferente il poterlo fare.

 

25 maggio 2015

 
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