”Sacrificio a Moloch” e le atmosfere rarefatte dei gialli nordici di Åsa Larsson

Della scrittrice svedese Åsa Larsson sono stati pubblicati presso la Casa editrice Marsilio di Venezia, tra il 2005 e il 2012, cinque romanzi, intitolati ''Tempesta solare'', ''Il sangue versato'', ''Sentiero nero''...

Della scrittrice svedese Åsa Larsson sono stati pubblicati presso la Casa editrice Marsilio di Venezia, tra il 2005 e il 2012, cinque romanzi, intitolati “Tempesta solare”, “Il sangue versato”, “Sentiero nero”, “Finché non sarà passata la tua ira” e “Sacrificio a Moloch”, che compongono una saga narrativa che ha come unica protagonista Rebecka Martinsson.  

Il suo primo romanzo “Tempesta solare” uscì in Svezia nel 2003 e fu un successo editoriale inaspettato per la stessa Autrice, tanto da venire consacrato con il Premio dell’Accademia di Svezia per il miglior giallo d’esordio. A questo premio faceva seguito il Premio dell’Accademia di Svezia per il miglior giallo dell’anno, conferito nel 2004 al successivo romanzo della stessa saga, intitolato “Il sangue versato”.

Questo ciclo romanzesco appartiene al filone letterario del giallo nordico e ha avuto in Italia un crescente successo di pubblico, sulla scia delle fortune editoriali della collana “Giallosvezia”, pubblicata dalla Casa editrice Marsilio, costituendo una variante al femminile di questo genere narrativo, che vede quali suoi principali esponenti, oltre ad Åsa Larsson, Camilla Läckberg e Lisa Marklund.

Questi cinque romanzi di Åsa Larsson, come detto, danno vita una saga narrativa incentrata sulla figura di Rebecka Martinsson, un giovane pubblico ministero della città svedese di Kiruna, che è da poco passata a svolgere funzioni giurisdizionali dopo un brillante inizio di carriera quale avvocato fiscalista di un importante studio legale di Stoccolma. Il cambio di lavoro della protagonista è la conseguenza di alcuni drammatici avvenimenti nei quali rimaneva coinvolta in prima persona, che sono descritti nei primi due romanzi della serie: “Tempesta solare” del 2005 e “Il sangue versato” del 2007.

Altra caratteristica comune ai cinque romanzi del ciclo narrativo incentrato sulla figura di Rebecka Martinsson è rappresentata dalla località dove opera e si svolgono le indagini della protagonista, Kiruna, che è la città più settentrionale della Svezia, trovandosi a 145 chilometri a nord del circolo polare artico. Ed è proprio l’ambientazione polare dei romanzi di Åsa Larsson a costituire la principale caratteristica di questo ciclo romanzesco, in cui la calma apparente delle distese lapponiche attorno a Kiruna rappresenta la più significativa delle ragioni di interesse letterario di tali narrazioni.

Invero, la bellezza delle descrizioni, mai oleografiche, delle distese lapponiche è anche la conseguenza della conoscenza diretta dei luoghi da parte di Åsa Larsson, che in quei luoghi è nata e cresciuta, prima di trasferirsi a Stoccolma, dove svolge, con un’evidente similitudine con il precedente lavoro di Rebecka Martinsson, la professione di avvocato fiscalista.   

In questo quinto episodio della saga, intitolato “Sacrificio a Moloch” – “Till offer åt Molok” nell’originale versione svedese uscita nel 2011 – Åsa Larsson trae spunto dal misterioso ritrovamento, in una casa ai margini della foresta, del corpo senza vita di Sol-Brit Uusitalo, una donna che viveva in una condizione di emarginazione esistenziale dalla comunità alla quale apparteneva, la cui famiglia, nel corso degli anni, era stata colpita da una catena di sciagure che, fin da subito, per Rebecka Martinsson, sembra avere origini lontane.

Le indagini sulla morte di questa donna costituiscono il segmento narrativo centrale de “Sacrificio a Moloch” e si sviluppano attorno a un dubbio che si fa spazio nella mente di Rebecka Martinsson fin dalle prime pagine del romanzo, quando, in concomitanza con la morte di Sol-Brit Uusitalo, nello stomaco di un orso ucciso nel vicino paese di Laino viene trovato il dito di Frans Uusitalo, che era il genitore della vittima. Da questo spunto iniziale si dipana una fitta trama investigativa che fa scoprire a Rebecka Martinsson come, in passato, si erano verificati alcuni casi – che solo apparentemente erano stati risolti dall’autorità giudiziaria – che presentavano delle analogie con quelli oggetto delle sue attenzioni, che sembrano collegati da un filo conduttore unitario, rappresentato dalle drammatiche vicende della famiglia Uusitalo.

Nel corso delle indagini sulla morte di Sol-Brit e Frans Uusitalo, la narrazione assume toni sempre più drammatici, rappresentati attraverso il resoconto di una sfortunata vicenda sentimentale avvenuta un secolo prima, che vedeva protagonista una giovane insegnate elementare di Kiruna di nome Elina Pettersson, descritta con un racconto a incastri cronologici, nel quale le due vicende procedono in parallelo senza incrociarsi. Alla fine del romanzo, questi incastri narrativi forniscono al lettore le spiegazioni necessarie a comprendere le ragioni degli omicidi sui quali indaga Rebecka Martinsson e il movente, unitario e risalente, che ha spinto l’assassino a commetterli.

Questo nuovo romanzo di Åsa Larsson, dunque, propone al lettore una trama narrativa stratificata, con un intreccio di vicende umane presenti e passate, di enigmi polizieschi irrisolti attuali e lontani nel tempo, sui quali indaga magistralmente Rebecka Martinsson. In questo modo, senza quasi accorgercene, l’Autrice ci fa appassionare alle sfortunate vicende sentimentali di Elina Pettersson e Hjalmar Lundbohm, fornendoci uno spaccato efficace della vita dei lavoratori delle miniere di Kiruna del secolo scorso, in un luogo che pare essere fuori dal mondo e incompatibile con l’idea edulcorata della civiltà scandinava che domina la cultura occidentale contemporanea, in cui la presenza femminile era un’eccezione in un ambiente dominato dalla miseria, dalla crudeltà e dalla durezza delle condizioni di lavoro.

In questo articolato tessuto narrativo si inseriscono le vicende omicidiarie sulle quali indaga Rebecka Martinsson che, tornata a vivere nel paese d’origine della sua famiglia dopo le esperienze traumatiche di cui abbiamo letto nei precedenti episodi di questa saga romanzesca, riesce a comprendere per quali ragioni vengono assassinati, in modo sistematico, tutti i membri della famiglia Uusitalo, disvelando gli enigmi investigativi del passato e quelli del presente, entrambi legati da un unitario filo conduttore delittuoso.

A questa appassionante indagine collaborano con Rebecka Martinsson, due figure di investigatori atipici: Anna-Maria Mella, che è una curiosa figura di mamma-poliziotto, con una famiglia composta da un marito e quattro figli; nonché Krister Eriksson, un uomo sfigurato dalle cicatrici delle ustioni riportate da bambino, di profondità e sensibilità pari alla sua bruttezza.

Per queste ragioni, il quinto episodio della saga narrativa di Rebecka Martinsson ha un andamento più appassionante dei tre capitoli precedente, che lo collocano al livello de “Tempesta solare”, che, a tutt’oggi, è il più riuscito dei romanzi di Åsa Larsson pubblicati dalla Casa editrice Marsilio di Venezia. Si fornisce, in particolare, una ricostruzione della morte di Sol-Brit Uusitalo, di Frans Uusitalo e dei delitti collegati attraverso un resoconto che procede per scansioni cronologiche progressive – con una tecnica narrativa che costituisce una cifra stilistica assimilabile a quella del ciclo narrativo di Camilla Läckberg incentrato sulle figure di Erika Falck e Patrick Hedström – fornendo alla fine della narrazione le spiegazioni necessarie a chiarire il movente degli omicidi e confermando la correttezza dell’intuizione investigativa iniziale di Rebecka Martinsson.   

Questa tensione discende dal disvelamento graduale delle ragioni più recondite e abiette dell’autore dei delitti investigati da Rebecka Martinsson, le cui azioni non possono mai disgiungersi dall’isolamento, personale e sociale, in cui vivono gli abitanti delle distese lapponiche nelle quali sono ambientati i romanzi della Larsson. Questa solitudine è una condizione dell’anima, in un percorso romanzesco nel quale i personaggi della nostra Autrice si collocano in una dimensione narrativa simile a quella raccontata da Per Walöö a Maj Siöwall, in uno spazio letterario dove l’isolamento – geografico o sociale – è il pretesto per descrivere la solitudine esistenziale dei protagonisti, metafora della crisi del welfare state scandinavo.

Ed è proprio questa la caratteristica principale dei romanzi di Åsa Larsson, dove la solitudine dei suoi protagonisti esplode alla fine del racconto, in contrasto con la quiete polare di Kiruna, dove tutto sembra procedere in una dimensione atemporale. Questa calma apparente si coglie anche nei passaggi che portano Rebecka Martinsson a chiudere le sue indagini, in un percorso dove sembra non succedere nulla e dove l’atteggiamento della protagonista è il frutto di un modo di procedere razionale e mai empatico, che deve molto agli scenari investigativi narrati da Per Walöö e Maj Siöwall.

E’ questo il mondo narrativo di Åsa Larsson, che l’uscita de “Sacrificio a Moloch” ci ha fatto ulteriormente conoscere, consentendoci di apprezzare quelle atmosfere rarefatte, che rendono i romanzi incentrati sulla figura di Rebecka Martinsson, un’occasione imperdibile per addentrarci nei meandri del giallo nordico.  

Alessandro Centonze

5 aprile 2013

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