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Rossella Palomba, ”Nel mio libro mostro quanto sia ancora lontana, in Italia, la parità dei sessi”

DONNE E LIBRI, SPECIALE 8 MARZO - La maggior causa di morte per le donne tra 20 e 44 anni è la violenza subita dal coniuge o dall'ex coniuge. Basterebbe questo a far riflettere su quanto sia ancora lungo il cammino per ottenere una vera parità di genere nel nostro Paese...

L’autrice e demografa ci parla di “Sognando parità”, dove fotografa la condizione attuale delle donne nel nostro Paese. Il libro sarà presentato questa sera a Roma in compagnia di Ritanna Armeni e Luciana Castellina

MILANO – La maggior causa di morte per le donne tra 20 e 44 anni è la violenza subita dal coniuge o dall’ex coniuge. Basterebbe questo a far riflettere su quanto sia ancora lungo il cammino per ottenere una vera parità di genere nel nostro Paese. Ci sono poi i dati sconfortanti sull’occupazione femminile, sulle dimissioni in bianco, che sono in aumento, sulla scarsa presenza delle donne ai vertici del mondo del lavoro. Quanto si dovrà attendere ancora? Di tutto questo parla il libro di Rossella Palomba, “Sognando parità”. L’autrice, demografa sociale esperta in problemi di genere, presenterà il suo lavoro questa sera alle 18, alla Feltrinelli in Galleria Alberto Sordi di Roma. Discuteranno con lei le giornaliste e scrittrici Ritanna Armeni e Luciana Castellina.

Com’è nato “Sognando parità” e qual è l’intento di questo libro?
Il progetto è nato perché le donne sono sempre più presenti alla base dei diversi settori lavorativi, ma da lì non avanzano: non fanno carriera. Ogni volta che ho fatto notare a personalità del mondo accademico e politico la scarsa presenza delle donne ai vertici delle professioni, tutti mi hanno sempre risposto di aspettare, che le cose si sarebbero risolte da sole. Io per un po’ ho avuto pazienza, ma la situazione non è mai cambiata. Questo libro è nato allora per dare una risposta alla famosa domanda “se non ora, quando?” Quanto dovremo ancora attendere per ottenere davvero la parità? La risposta ci proietta molto lontano nel tempo: l’attesa si prospetta piuttosto lungo, qualche secolo. L’intento del libro però è anche un altro. “Sognando parità” vuole fornire una mappa che ci indica dove siamo arrivate nel cammino verso la parità e dove vogliamo arrivare. Siamo solo all’inizio della strada, non solo in termini di tempo, ma anche in termini di efficacia delle azioni.

A questo proposito, com’è la situazione in Italia rispetto agli altri Paesi?
In Italia abbiamo una struttura di diritti abbastanza avanzata. Le donne sono riuscite sul piano giuridico a vedere riconosciuta la loro uguaglianza. Possiamo fare lavori prima destinati ai soli uomini, non essere licenziate quando aspettiamo un bambino, non venire picchiate dai nostri mariti – tutte pratiche in vigore nel nostro Paese fino agli anni Sessanta e Settanta. Sembra una conquista di molti anni fa, ma in realtà la piena uguaglianza giuridica è un risultato ottenuto alla fine degli anni Novanta o all’inizio degli anni Duemila.
Sul piano dell’attuazione di questi diritti, però, siamo ancora molto indietro: siamo fermi allo stadio del “politically correct”. Il Global Gender Gap Report, il rapporto internazionale delle Nazioni Unite riguardante il divario di genere, ci colloca al 74simo posto su 135 Paesi del mondo considerati. Già questo dato è di per sé grave. Ma ancora più grave è il fatto che nel 2008 eravamo al 68simo posto. Questo significa che mentre noi siamo fermi, gli altri Paesi stanno avanzando nel cammino verso la parità e ci stanno sorpassando. Rispetto all’occupazione femminile, alla presenza delle donne in politica, alla violenza sulle donne, siamo rimasti indietro.


Può darci alcuni dati particolarmente significativi che fotografino la condizione della donna nel nostro Paese?

Un dato che mi colpisce sempre, tragico e sconvolgente, è questo: la maggiore causa di morte per le donne tra i 20 e i 44 anni è la violenza da parte del coniuge o dell’ex coniuge. Ma ce ne sono altri molto eloquenti: l’occupazione femminile è sotto il 45% e sono in aumento le dimissioni in bianche – quelle che il datore di lavoro fa firmare alla lavoratrice nel momento in cui viene assunta, e che poi utilizza quando ritiene opportuno, di solito in caso di gravidanza. In quattro anni sono quadruplicate. Se poi vogliamo guardare al futuro, secondo le previsioni ci vorranno 500 anni per arrivare alla parità nella diplomazia, 400 anni per conquistare i vertici della magistratura, più di 100 anni per arrivare ai vertici dell’accademia: insomma, siamo ben lontani dalla meta.


Quali sono le difficoltà che, come donna, lei ha incontrato nel suo percorso professionale?

C’è un episodio della mia vita professionale che cito sempre. Partecipavo a un concorso per la direzione del mio istituto, e quando ho incontrato la commissione – composta tutta da uomini naturalmente – mi è stato detto che in quel caso essere donna non rappresentava un fattore discriminante per la scelta. Il fatto di essere una donna in gamba, capace, che avrebbe potuto essere tra le poche a occupare una posizione di rilievo nel mondo lavorativo, non doveva costituire un vantaggio. E nella realtà diventava anzi un handicap, perché non rientravo nella “lobby” maschile dei commissari.

Che ruolo hanno la cultura e i libri come strumenti di emancipazione femminile? In che modo la cultura l’ha sostenuta e aiutata nel suo percorso professionale?
I libri e più in generale l’atteggiamento culturale di un Paese giocano un ruolo molto importante. Un libro come “Sognando parità”, messo in mano a delle ragazze convinte di avere già assicurate le stesse opportunità dei loro coetanei maschi, può aprire uno spiraglio, far capire loro che la parità non è qualcosa che hanno in tasca, che devono combattere tutti i giorni per ottenerla. Coltivare una cultura della parità, comunque, sarà possibile solo se ci sarà una maggiore presenza di donne in politica.


In che modo la cultura l’ha aiutata nel suo percorso professionale?

Aprendomi gli occhi, insegnandomi a guardare il mondo anche attraverso una prospettiva di genere. Non abbiamo tutti uno sguardo attento a questo aspetto. Prima magari non ci facevo molto caso, ma ormai quando guardo un talk show o partecipo a un convegno, osservo sempre il rapporto tra uomini e donne presenti. Gli uomini sono sempre di più, spesso ci sono solo loro. Il fatto di essere sensibilizzati alla problematica della presenza femminile consente di osservare errori macroscopici, che sono sotto gli occhi di tutti ma di cui spesso non ci si rende conto. Durante questa tornata elettorale, hanno quasi sempre parlato soltanto uomini. E tra l’altro il disastro che ne è uscito è stato procurato da quattro maschi: Bersani, Berlusconi, Grillo e Monti. Sarà un caso? Forse dovremmo fare un governo di sole donne, come hanno fatto in Islanda in occasione della crisi del 2008: lì ha funzionato, si sono ripresi subito.

In occasione della festa delle donne, che libro suggerirebbe di leggere e perché?
L’ultimo di Alicia Giménez-Bartlett, “Gli onori di casa”. La protagonista, Petra Delicado, è un personaggio molto femminile, nonostante nel suo lavoro di poliziotta si sforzi da avere un atteggiamento più duro, da maschio. Realizza quello che è sempre stato il mio motto: “Sono una donna ma sto cercando di smettere”.

 

7 marzo 2013

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