LIBRI - Il nuovo libro della giusista e scrittrice siciliana

Rosalia Messina, ”Gli anziani sono una risorsa, depositari di saperi che possono trasmettere, se si dà loro l’opportunità di farlo”

Avere un progetto, coltivare una speranza, interessi di varia natura, rimanere in contatto con la realtà. E’ questa la ricetta per una buona vecchiaia secondo Rosalia Messina, autrice del libro “Gli anni d’argento”. Rosalia Messina vive e lavora a Catania...

MILANO – Avere un progetto, coltivare una speranza,  interessi di varia natura, rimanere in contatto con la realtà. E’ questa la ricetta per una buona vecchiaia secondo Rosalia Messina, autrice del libro “Gli anni d’argento”. Rosalia Messina vive e lavora a Catania, dove svolge una professione giuridica, e da una decina d’anni si dedica alla narrativa. Dopo aver pubblicato  nel 2010 Prima dell’alba e subito dopo e nel 2013  Più avanti di qualche passo e Marmellata d’arance, è da poco uscito in libreria “Gli anni d’argento, romanzo che vede protagonisti gli anziani presenti all’interno della casa di riposo che da il nome all’opera, fulcro di diverse e quanto mai differenti esistenze, che tuttavia lì si ritrovano in qualche modo connesse.

 

Come è nata l’ispirazione per la stesura di questo romanzo?

Il primo capitolo del romanzo, in cui racconto la vicenda di Clara e di come sia approdata alla casa di riposo che dà il titolo al romanzo, è stato scritto nel 2010, per un concorso indetto dalla casa editrice Neos di Torino. L’iniziativa si chiamava Scrivere donna – La terza donna, dove per terza donna si intendeva la donna anziana, la donna, come si dice, in terza età.
Vinsi il concorso con il racconto dedicato a Clara. La relativa antologia fu presentata al Salone del libro di Torino, nel 2011.
L’idea di parlare dell’età in cui il mondo sembra correre troppo veloce per i passi lenti dell’anziano mi sembrò coraggiosa e interessante, mi accese la fantasia. Nel corso del 2010 completai la prima stesura del romanzo, aggiungendo personaggi e intrecciando le loro storie. Poi, tra revisioni, riscritture, sottoposizione a editing, rifiuti di case editrici, siamo arrivati al libro da poco pubblicato con entusiasmo da Alfio Grasso (Algra editore), al quale sono grata per averci creduto.
 
Tema centrale è la terza età. Perché definisci questo particolare fase della vita come gli “anni d’argento”?

Si tratta, forse banalmente, di un’associazione tra l’immagine dell’anziano, ‘bianco per antico pelo’, in ogni caso dai capelli grigi, e la qualità della sua vita, che comunemente si percepisce come non più splendida o non tanto splendida quanto lo è stata in giovinezza e nella maturità (quindi un’età che non è più d’oro). Ho poi scoperto, come dico in una breve avvertenza che precede il libro, che esistono davvero case di riposo che richiamano l’immagine degli anni d’argento. Invenzione letteraria e realtà si accavallano nei modi più disparati, infatti dico sempre che nei romanzi tutto è inventato e tutto è vero al tempo stesso.
 
Per i personaggi del romanzo, hai tratto ispirazione da esperienze tue personali?

Come credo accada a tutti noi, ho conosciuto molti anziani. Quelli di famiglia, quelli che fanno parte della rete di amicizie, conoscenze e relazioni personali di varia natura. Non escludo che qualche tratto dei miei  personaggi sia in qualche modo preso in prestito a vicende rielaborate anche inconsciamente. Ma per lo più si tratta di pura invenzione. Più che altro, è una certa percezione personale del fenomeno vecchiaia che finisco per rappresentare: un’età che può essere ancora feconda, nonostante le inevitabili problematiche di salute, di limiti che via via gli anni impongono. Avere un progetto, coltivare una speranza,  interessi di varia natura, rimanere in contatto con la realtà è la mia ricetta per una buona vecchiaia. Insomma, un’età che occorre definire non solo e non tanto in negativo, per ciò che l’anziano non ha più (bellezza, salute, forza fisica, prontezza nell’apprendere, inventiva, immaginazione, capacità di rischiare, di cambiare), ma per quello che ha (esperienza, tempo libero, saggezza).

 

Gli anziani spesso sono considerati come un peso dalla società. Con questo romanzo quale messaggio vuoi lanciare?
Gli anziani sono una risorsa, una ricchezza. Sono testimoni del passato, anche collettivo. Hanno visto e vissuto cose che noi conosciamo solo dai libri, dai mezzi di comunicazione. Sono depositari di saperi tradizionali che possono trasmettere, se solo si dà loro l’opportunità di farlo.  Isolarli e relegarli in una terra di nessuno che non è ancora morte e nemmeno è più vita è una perdita, un lusso che nessuna società può permettersi.

 

26 febbraio 2015

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