Romina Caruana ”La scrittura è lo strumento migliore per capire la realtà e ricreare gli eventi”

Una testimonianza di come un grande dolore si possa trasformare in luce e in gioia di vivere. E' questo il contenuto del libro ''E' solo un gioco di anime'', uscito oggi in libreria e scritto dall'attrice Romina Caruana che racconta l'esperienza del fratello autistico e di come per lei suo fratello rappresenti ''il più grande 'insegnante' della mia vita e sono orgogliosa che mi abbia scelto come sorella''. Proponiamo in anteprima il primo capitolo del libro...

La giovane attrice esordisce da oggi il libreria con il libro “E’ solo un gioco di anime”, dove racconta il suo rapporto speciale con il fratello autistico, definito il suo più grande insegnante di vita

MILANO – Una testimonianza di come un grande dolore si possa trasformare in luce e in gioia di vivere. E’ questo il contenuto del libro “E’ solo un gioco di anime”, uscito oggi in libreria e scritto dall’attrice Romina Caruana che racconta l’esperienza del fratello autistico e di come per lei suo fratello rappresenti “il più grande ‘insegnante’ della mia vita e sono orgogliosa che mi abbia scelto come sorella”. Giovane ma dalla già consistente esperienza tv e cinematografica, Romina vive oggi a Los Angeles dove sta seguendo le lezioni all’ ”Actors Studio”. Secondo l’autrice, l’autismo non è una disgrazia “se spostiamo l’attenzione e la osserviamo da un punto di vista più alto, accorgendoci che questi angeli son venuti per insegnarci qualcosa”.

Da cosa nasce l’idea di questo libro?
Nasce dalla consapevolezza che c’è poca conoscenza sul tema dell’autismo così ho ritenuto opportuno dare il mio contributo, essendo abbastanza informata sull’argomento. Ho scritto questo libro qualche anno fa e le assicuro che, se oggi se ne comincia a parlare, fino a 3 anni fa in Italia era una tematica veramente poco trattata dai media, dai giornali e dalle reti nazionali.

 

Quale pensa che sia la sensibilità della società oggi di fronte alle persone autistiche?
La sensibilità sociale nasce dalla coscienza e dalla consapevolezza; le faccio un paragone con l’America in cui i cittadini sono stati talmente coinvolti a prendere coscienza del fatto che  esista l’autismo e che abbraccia una grossa fetta della popolazione, che sanno riconoscere perfettamente se una persona è affetta dallo spettro autistico o meno. Purtroppo in Italia ci sono casi come lo scorso settembre a Verona in cui in un supermercato un ragazzo autistico di 22 anni si è allontanato dalla madre per andare in bagno ed è stato invece fermato dalla Polizia, sedato e trasportato in ospedale perché pensavano fosse un pusher, piuttosto che un ragazzo autistico. Quindi è tempo che la gente riconosca almeno il comportamento o le caratteristiche generali tipiche di tale patologia.

 

Lei è un attrice. Perché ha deciso di scrivere un libro sul tema e non magari proporlo per un suo lavoro in teatro o al cinema?
In verità E’ solo un gioco di anime è nato prima come soggetto e trattamento cinematografico dato che è il linguaggio più vicino alla mia professione d’attrice, ma anche qui notavo che proponendo il progetto a produzioni cinematografie e/o registi purtroppo mancava un tassello: la comprensione di questo universo a sé che è l’autismo.  Mi accorgevo cioè che anche la classe medio-alta, persone molto in gamba e preparate, facevano fatica a trattare un argomento sconosciuto. Così ho pensato di scrivere il libro, approfondendo anche i lati gioiosi e divertenti di queste meravigliose creature.  Inoltre non è un caso che in tre anni ho mandato a tantissime case editrici il mio manoscritto e solo negli ultimi mesi ben tre editori hanno mostrato interesse per questo tema.

 

Quali sono le varie fasi che l’hanno portata dalla scrittura alla pubblicazione del libro?
Il fatto che abbia scritto un libro pur essendo un’attrice, per ricollegarmi alla domanda precedente, non mi stupisce perché il mio lavoro attoriale è sempre stato preceduto da centinaia di quaderni, diari, appunti riguardo il chi, perché, dove eccetera, eccetera per modellare un personaggio con più informazioni possibili. Inoltre credo che sia tipico dell’attore sviscerare tutto il sapere possibile con cui veniamo in contatto, per capire e per ricreare gli eventi o i personaggi e quindi quale migliore strumento se non la scrittura?
 Se poi nello specifico vuol sapere perché proprio quest’argomento, le rispondo che avevo così tanti appunti di studi sul tema dell’autismo e in più l’esperienza personale che scrivere il libro effettivamente è stata una conseguenza naturale: l’ho scritto in un mese, di getto.

 

Quali opportunità da la scrittura rispetto ad altre attività culturali come cinema, teatro o musica?
Sono tutte arti estremamente affascinanti, chiaramente ci vuole una propensione e un talento naturali per ognuna di esse. Per me che scrivo da quando ero adolescente, la scrittura mi ha sempre chiarito i punti ingarbugliati delle cose.  E così è stato anche con E’ solo un gioco di anime, essendo in parte una storia autobiografica ha rappresentato la mia catarsi e la comprensione di come da un dolore costante possiamo trasformare tutto in gioia infinita.

22 ottobre 2012

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