Roberto Bonfanti, ”Nel mio romanzo la musica è un modo per mettersi a nudo e fare i conti con se stessi”

Il libro è il diario di un musicista e del suo ritorno sul palco, ma può anche essere letto come la storia di una qualunque passione significativa e significante all'interno della vita di chiunque di noi: così lo presenta l'autore, Roberto Bonfanti, che ci racconta com'è nato ''Suonando schegge di vetro''. Il romanzo è il primo titolo di Neverlab Libri...

L’autore presenta il suo nuovo libro, “Suonando schegge di vetro”, nato da un progetto editoriale fuori dagli schemi tradizionali

MILANO – Il libro è il diario di un musicista e del suo ritorno sul palco, ma può anche essere letto come la storia di una qualunque passione significativa e significante all’interno della vita di chiunque di noi: così lo presenta l’autore, Roberto Bonfanti, che ci racconta com’è nato “Suonando pezzi di vetro”. Il romanzo è il primo titolo di Neverlab Libri, che non è una casa editrice ma una realtà sperimentale e inedita che opera nel panorama editoriale, un’“etichetta librografica”, ed è stampato e distribuito da Edizioni Del Faro.

 

Da cosa nasce l’idea del libro?
Il romanzo nasce dal desiderio di fotografare una sensazione: il senso di smarrimento che si prova nel momento in cui si ha l’impressione di non rispecchiarsi più nelle dinamiche che accompagnano ciò che siamo sempre stati ma, al tempo stesso, non ci si riesce a riconoscere fino in fondo nemmeno in ciò che dovremmo diventare. Uno di quei momenti di transizione che credo tutti abbiamo provato, almeno una volta nella vita, e che porta inevitabilmente a rimettere in discussione ogni singola fibra di noi stessi.
La storia invece è nata in modo molto graduale, da una serie di appunti presi durante alcuni viaggi fatti su e giù per l’Italia, fra momenti di svago e impegni legati alla promozione del mio romanzo precedente. E credo che questo fatto abbia influenzato molto l’ambientazione girovaga che accompagna la narrazione.

Cosa aveva portato il protagonista del libro ad allontanarsi dalla scena? Cosa lo spinge a ritornare sul palco?
Si allontana dalla musica perché uno dei suoi musicisti si trasferisce all’estero per un anno per motivi di lavoro. Un allontanamento non voluto, dunque, che però, come spesso accade nella vita con le cose non volute o non previste, arriva nel momento giusto per consentirgli di provare a costruire un nuovo percorso. Il ritorno sul palco invece è una specie di gioco che si concede –  come una sorta di rimpatriata con gli amici di sempre – nel momento in cui il suo vecchio amico ritorna in Italia, anche se poi sarà proprio questo gioco, costringendolo a rifare i conti con le ombre del suo passato, a portarlo a rimettere nuovamente in discussione ogni cosa e scavare a fondo dentro di sé.

Cosa rappresenta, per lui, la musica?
Credo che la risposta migliore a questa domanda sia in un passaggio del libro in cui il protagonista cita una canzone dei Massimo Volume che recita “dire qualcosa mentre si è rapiti dall’uragano: ecco l’unico fatto che possa compensarmi di non essere io l’uragano” e lo commenta dicendo: “In fondo forse la musica per me non è stata mai nient’altro che quello: un modo come un altro per lasciarmi travolgere dall’uragano dei miei pensieri più incontrollabili, delle mie malinconie più profonde e di tutte le cose che non sono mai riuscito a fermare, sperando forse così di poter saldare i conti con il rimpianto per non averlo mai saputo essere in prima persona, quel cazzo di uragano capace di sconvolgere davvero la vita e le cose."
Insomma, per lui la musica è principalmente un modo per mettersi a nudo e poter provare a fare i conti con se stesso, con i propri ricordi e le proprie paure.

 

Quanto influisce la musica, nella vita di una persona?
Credo sia molto soggettivo. Per qualcuno è un semplice sottofondo e per qualcun altro una vera ragione di vita. Dipende da come ognuno la vive.
Penso però che, all’interno del romanzo, la musica potrebbe benissimo essere sostituita da qualunque altra cosa: qualunque passione significativa e significante all’interno della vita di chiunque di noi. Ognuno ha la propria, credo.

Da cosa nasce l’idea di accompagnare la lettura con una playlist?
All’interno del romanzo ci sono diverse citazioni musicali, che attingono soprattutto dal rock alternativo degli anni ’90 o dalla storia della canzone d’autore italiana. Ho pensato che una serie di “ascolti consigliati” avrebbero aiutato il lettore a cogliere meglio alcune sfumature del romanzo.

La musica, così come i libri, sono prodotti culturali che risentono anch’essi della crisi economica attuale. Cosa occorrerebbe fare per promuovere entrambe?
Non saprei dirlo. Però ho notato una cosa che di certo non giova a nessuno: una colossale mancanza di coraggio da parte dei piccoli editori. Purtroppo anche le piccole realtà sembrano aver deciso di rassegnarsi alle logiche di mercato e alle dinamiche comunicative dei grandi gruppi. E questo, oltre a fare male all’utente finale aggravando il clima di appiattimento culturale che già stiamo vivendo, credo sia un vero e proprio suicidio di massa perché è chiaro che pretendere di confrontarsi con grandi gruppi usando le loro stesse armi e le loro stesse logiche (ma con budget promozionali con molti zeri in meno) è una guerra persa in partenza. Penso serva molto più coraggio nell’osare, nel tentare nuove strade e nell’uscire dagli schemi, anche a costo di sfidare il pubblico. E credo serva anche molta sincerità, nei confronti di se stessi e del proprio pubblico.

 

Il romanzo ha alle spalle un progetto editoriale molto particolare. Ne vogliamo parlare?
Sì, il romanzo è anche la prima uscita marchiata Neverlab Libri. Neverlab è una realtà atipica, nata “dal basso”, molto attiva nel mondo della musica, soprattutto attraverso l’organizzazione di concerti ma anche producendo e seguendo il management di alcune band promettenti. Di recente ha voluto provare ad applicare il proprio spirito e la propria professionalità anche al mondo dei libri creando quella che ha voluto definire, per sottolineare la particolarità dell’idea, “etichetta librografica”. Si tratta, appunto, di un progetto assolutamente nuovo e fuori dagli schemi dell’editoria tradizionale che, per quanto riguarda la stampa e la distribuzione del mio romanzo, si avvale della collaborazione di Edizioni Del Faro.

 

8 gennaio 2013

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