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Rick Riordan, ”I ragazzi hanno bisogno di più libri e letture come Harry Potter: per questo ho creato Percy Jackson”

I lettori più giovani hanno bisogno di libri capaci di avere su di loro lo stesso impatto di Harry Potter, un bisogno che la letteratura per ragazzi non è sempre in grado di soddisfare: è quanto affermato da Rick Riordan. È proprio nel tentativo di colmare questo vuoto che l'autore ha scritto la saga ''Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo''...

L’autore racconta come nasce la saga “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo” e spiega cosa cercano i bambini quando leggono

 

MILANO – I lettori più giovani hanno bisogno di libri capaci di avere su di loro lo stesso impatto di Harry Potter, un bisogno che la letteratura per ragazzi non è sempre in grado di soddisfare: è quanto affermato da Rick Riordan. È proprio nel tentativo di colmare questo vuoto che l’autore ha scritto la saga “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo”. In un’intervista pubblicata sul suo sito (http://www.rickriordan.com/home.aspx), di cui riportiamo qui alcuni brani, l’autore racconta come nasce la serie di Percy e spiega cosa cercano i lettori più piccoli in un libro.

 

Come nasce l’idea della serie “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo”?

 

Mio figlio Haley mi chiese una volta di raccontargli, prima della buonanotte, alcune storie su divinità ed eroi dell’Antica Grecia. Io avevo insegnato per tanti anni mitologie greca alle scuole medie, e fui felice di accontentarlo. Quando fui a corto di miti, mi chiesi se non potessi inventare qualche nuovo racconto utilizzando gli stessi protagonisti. Ci pensai qualche minuto, poi mi venne in mente un esercizio di scrittura creativa che ero solito assegnare ai miei studenti di prima media: dovevano creare un loro eroe semi-divino, figlio o figlia di un dio greco a loro scelta, e descrivere una sua impresa in stile mitologico. Mi inventai così il personaggio di Percy Jackson, e mi misi a raccontare ad Haley della sua impresa per ritrovare, nell’America dei nostri giorni, la folgore che qualcuno aveva rubato a Zeus. Ci vollero tre sere per raccontare tutta la storia, e alla fine mio figlio  mi suggerì che avrei dovuto scrivere un libro. […]  
Lei ha insegnato per molti anni alle scuole medie: ha fatto leggere la storia di Percy Jackson a qualcuno dei suoi studenti prima che venisse pubblicato il libro?

 

Sì. Quando lessi il manoscritto a mio figlio mi disse che la storia era entusiasmante, ma volevo essere sicuro che sarebbe piaciuto anche ai ragazzini più grandi, quelli delle scuole medie, coetanei dei miei alunni. Presi alcuni dei mie studenti di prima, seconda e terza media e chiesi loro se fossero disposti a testare il mio libro. Ero molto nervoso! Ero abituato a sottoporre i miei lavori al giudizio degli adulti, ma non avevo idea se la storia di Percy sarebbe piaciuta a dei ragazzini. Mettendomi alla prova e attendendo i loro voti, ho capito come debbano sentirsi loro a scuola!
Fortunatamente il libro piacque ai miei giudici. Mi diedero anche dei preziosi consigli: mi aiutarono a trovare un titolo e mi suggerirono alcune idee su come si sarebbe dovuto comportare un ragazzo con sindrome da deficit di attenzione e iperattività – Percy soffre infatti di questo disturbo. Uno studente mi aiutò a definire meglio in che modo dovesse funzionare la spada di Percy. Sono molto contento di aver fatto leggere la storia ai ragazzi prima di pubblicarla. Dopo tutto, è per loro che l’ho scritta.

 

In che cosa è diverso scrivere un libro per bambini invece che per adulti?

 

Non ho trovato grandi differenze tra scrivere “Percy Jackson” e la serie per adulti “Tres Navarre”. Quando leggono un libro, i bambini cercano le stesse cose che cercano gli adulti – una storia avvincente, personaggi che suscitino la loro simpatia e il loro coinvolgimento, humor, colpi di scena e mistero. Un buon libro ti lascia a ogni pagina con il fiato sospeso e ti tiene incollato alla lettura per sapere cosa succede dopo.
Per scrivere “Il ladro di fulmini” non ho usato un linguaggio semplificato, non mi sono preoccupato del lessico, della lunghezza delle frasi, della lunghezza del libro o di questioni simili. Tendo a prediligere in ogni caso frasi corte e brillanti, ma penso sia sbagliata l’idea di dover “abbassare il linguaggio” quando ci si rivolge a dei bambini o a dei ragazzini: loro lo odiano. I bambini vogliono essere considerati lettori sofisticati – chi può biasimarli? Ero sicuro che i contenuti fossero al pubblico dei più piccoli – dopo tutto è stato mio figlio il primo a leggere la storia – ma per quanto concerne lo stile, spero che “Percy Jackson” possa piacere tanto agli adulti quanto ai bambini. […]

 

In molti paragonano i libri di Percy Jackson a quelli di Harry Potter. Lei vede delle somiglianze?

 

Quando esce un nuovo fantasy per bambini, il paragone con Harry Potter è inevitabile. J.K. Rowling rappresenta il metro su cui si devono misurare gli autori che scrivono per ragazzi (ma anche per adulti).
Quanto alle somiglianze tra Percy ed Harry, vorrei sottolineare due punti. Per prima cosa, Percy Jackson ed Harry Potter si somigliano perché entrambi si ispirano al folklore e alla mitologia. Tanto la storia di Percy quanto quella di Harry è la storia di un ragazzo che, attraverso la lotta contro un personaggio malvagio, scopre di essere speciale, impara a mettere a frutto le sue potenzialità e trova il suo posto nel mondo. Ma questa è anche la storia di Perseo, Teseo, Ercole – miti vecchi di tremila anni. […] In secondo luogo, Percy ed Harry sono comunque personaggi differenti tra loro e vengono da mondi diversi. […]
Detto questo, spero che i lettori di Harry Potter apprezzino anche Percy Jackson. Ogni paragone con J.K. Rowling è ben gradito: sono un suo grande fan. Capisco bene la passione per Harry Potter: è difficile sovrastimare l’effetto che questi libri hanno avuto sul pubblico dei ragazzi. Nella mia esperienza di insegnante, non ho mai visto i miei studenti entusiasmarsi tanto per una lettura. Quando entravo in classe e vedevo uno dei miei studenti leggere per l’ennesima volta “Harry Potter e la pietra filosofale” gli domandavo: “Ma non ti sei stufato di questo libro?”. Regolarmente il ragazzo di turno mi guardava un po’ triste e rispondeva: “Sì, ma non c’è n’è nessun altro così bello”. Mi sono così reso conto che c’è nei bambini e nei ragazzi un bisogno non corrisposto di libri che sappiano avere su di loro lo stesso impatto di Harry Potter. Ho deciso che dovevo fare qualcosa, e il risultato è stato Percy Jackson: se sono riuscito o no nell’impresa, lo lascio decidere ai miei lettori.

 

9 agosto 2012

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