Riccardo Cavallero, ”Al centro della strategia di Mondadori nel digitale è la piattaforma di Kobo”

Attraverso il Progetto Kobo, Mondadori mira a crescere come operatore del proprio settore, quello editoriale, costruendo un mercato serio per l'ebook e sfruttando la piattaforma digitale di Kobo per creare una comunità. Lo ha spiegato chiaramente il dottor Riccardo Cavallero, Direttore Generale Libri Trade del Gruppo Mondadori...

Il Direttore Generale Libri Trade del Gruppo Mondadori ha illustrato il piano che anima il Progetto Kobo nel corso della presentazione tenutasi martedì sera a Milano

MILANO – Attraverso il Progetto Kobo, Mondadori mira a crescere come operatore del proprio settore, quello editoriale, costruendo un mercato serio per l’ebook e sfruttando la piattaforma digitale di Kobo per creare una comunità. Lo ha spiegato chiaramente il dottor Riccardo Cavallero, Direttore Generale Libri Trade del Gruppo Mondadori, nel corso di un incontro tenutosi martedì sera a Milano per la presentazione di Kobo Touch ad addetti stampa e operatori del settore editoriale.

I PRIMI PASSI NEL DIGITALE – L’incontro si è aperto con una breve introduzione: Mondadori, ha esordito il dottor Cavallero, è il primo gruppo editoriale italiano, con un catalogo di circa 15 mila titoli e un fatturato pari al 27% del mercato, seguito dal gruppo RCS che detiene una quota del 12%. Si è poi subito entrati nel vivo dell’argomento. “L’apertura al digitale è iniziata già nel 2000”, ha proseguito Cavallero, “quando abbiamo stretto un accordo con Microsoft per lanciare un primo sito per la vendita di ebook. Il progetto è stato un fallimento, ma si è trattato di un esperimento molto interessante per noi. Nel 2010 abbiamo creato una nostra piattaforma, destinata non al pubblico ma agli operatori del retail. E oggi è partito il Progetto Kobo.”

IL CREDO DI MONDADORI SUL DIGITALE – “Il nostro credo riguardo alla digitalizzazione si riassume nel motto ‘pubblicare tutto, subito e in formato economico’. I nuovi libri usciranno contemporaneamente in versione cartacea e ebook, e nel frattempo verrà digitalizzato l’intero catalogo, operazione che verrà completata secondo le previsioni nel 2015. Quanto ai prezzi, abbiamo prezzi di copertina IVA inclusi a partire da un tetto massimo di 9.99 euro.”

IL TASSO DI CRSCITA DEL MERCATO EBOOK – “Si sarebbe potuto anticipare il lancio già a quest’estate, ma a settembre Kobo avrebbe fatto uscire il nuovo device, sicché non avrebbe avuto senso iniziare a commercializzare in Italia il modello vecchio. Perdere questo Natale però sarebbe stato svantaggioso, partire a inizio ottobre con il progetto è stato il momento giusto: in questo modo siamo i primi sul mercato – il principale concorrente del Kobo Touch, il Kindle, qui in Italia non ha ancora molta diffusione”, risponde il dott. Cavallero a chi domanda in sala se questo sia stato il momento opportuno per il lancio. E riguardo ai dati di vendita commenta: “Per noi è andata ragionevolmente meglio di quanto potessimo aspettarci: stiamo facendo meglio che in Francia, dove con Kobo sono partiti un anno fa. Il mercato digitale si sta muovendo”, prosegue, “nel 2012, al 20 settembre, abbiamo venduto più di 700 mila ebook, mentre un anno fa, secondo i dati raccolti nello stesso periodo, ne avevamo venduti 192 mila. C’è una curva, un tasso di crescita, che è quello del Regno Unito. Questi almeno sono i dati del nostro gruppo, che nel settore degli ebook rappresenta il 35-40% del mercato.”

IL LETTORE TIPO DEL DIGITALE – Nel corso dell’incontro è stata anche sollevata la questione del “lettore tipo” di ebook: è stata fatta un’analisi per definire il profilo di questo lettore? “A questo riguardo sono state fatte delle analisi, ma non sono ancora significative. Da questo punto di vista le idee sul digitale sono ancora confuse”, risponde il dottor Cavallero. “In questa fase stiamo molto attenti a interpretare i dati, perché le tendenze cambiano velocemente ed è difficile prevedere come: si era per esempio convinti che in formato ebook sarebbe andata maggiormente la saggistica, mentre a guidare il settore è la fiction.” Quanto all’idea che il digitale possa avvicinare nuovi lettori, il dottor Cavallero la giudica utopica. “Leggere è un’attività difficile e impegnativa, bisogna essere allenati per praticarla. Il solo strumento, il fatto di leggere su ereader piuttosto che su carta, non è sufficiente ad allargare il pubblico dei lettori. In questo senso però può essere strategico il fatto di avere una piattaforma digitale.”

STRATEGIA DI MERCATO – Proprio la piattaforma è il punto focale di interesse dell’accordo con Kobo per Mondadori. “Il vero vantaggio non è per noi la commercializzazione in sé del device, non sono i margini di guadagno sull’apparecchio a interessarci: il nostro obiettivo è quello di diventare più forti come operatori del nostro settore, che è quello editoriale. Esistono fasi diverse nel tempo di sviluppo di un accordo, e l’introduzione del device per la lettura sul mercato italiano doveva essere naturalmente il primo punto: quando si arriverà ad avere un milione di device diffusi nel nostro Paese, si potrà pensare di sviluppare un mercato di ebook serio. In secondo luogo, il sito di e-commerce BOL diventerà dal 5 novembre inMondadori. Ma quello che più ci interessa è la piattaforma: è questa che dà una serie di vantaggi, primo fra tutti permette di creare una comunità e avvicinare le persona a questa comunità. Se sono poco numerosi i lettori, molti di più sono gli aspiranti scrittori, quelli che vorrebbero vedere un loro libro pubblicato, e questo è per esempio un bacino cui possiamo attingere. La piattaforma Kobo comprende infatti anche una piattaforma per il self publishing, di cui tra una decina di giorni sarà disponibile la versione italiana, sempre facente parte del circuito internazionale di Kobo ma gestita da un nostro editor. È grazie a questo tipo di strategia che si mira ad accrescere la propria utenza.”

I CONTENUTI – Quanto ai contenuti invece, per ora non c’è una vera innovazione. “La fase creativa cambierà solo quando ci sarà un cambiamento strutturale della società. E quando si trasformerà il tipo di creazione sul canale digitale rispetto a quello cartaceo, allora sì i contenuti digitali potranno contribuire ad avvicinare un pubblico nuovo. Ma per adesso i modelli di produzione sono ancora quelli legati alla carta.”

 

25 ottobre 2012

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