Viaggio all’interno dell’universo cinematografico italiano ne ”Il cinema secondo Steve” di Stefano Della Casa

Non delle recensioni classiche. Ma quelle del giornalista e saggista Steve Della Casa sono altro. Tanto altro. Basta leggere i suoi velocissimi commenti (termine forse inesatto) a quasi un centinaio di film (tutti italiani) raccolti nel volumetto “Il cinema secondo Steve”, uscito da poco per Felici Editore...
Pubblichiamo la recensione di Mimmo Mastrangelo per l’accurata analisi del libro scritto da Stefano Della Casa
Non delle recensioni classiche. Ma quelle del giornalista e saggista Steve Della Casa sono altro.  Tanto altro. Basta leggere i suoi velocissimi commenti (termine forse inesatto) a quasi un centinaio di film (tutti italiani) raccolti nel volumetto “Il cinema secondo Steve”, uscito da poco per Felici Editore. Chi segue il rotocalco cinematografico “Hollywood Party”,  in onda dal lunedì al venerdì  (ore 19.00) su Radio Rai 3, conosce bene Della Casa in quanto una delle voci-esperte che si alternano nella conduzione del programma, nonché tra i massimi conoscitori del cinema italiano di tutti i tempi, almeno  dai telefoni bianchi sino ai giorni nostri. E, certamente,  un attestato dell’ enciclopedica conoscenza  sul tema del cinecronista torinese  sono le schede  raccolte nel libro: una carrellata di analisi, curiosità, aneddoti, retroscena, insieme ad un lungo elenco  di registi, attori,  produttori, sceneggiatori…
Tantissimi nomi (e storie) anche  di gente fuori dall’ambiente cinematografico: come quel Salvatore Pagliuca, deputato democristiano lucano che  intentò causa contro “Accattone” di Pier Paolo Pasolini quando scoprì che uno dei personaggi (un criminale) del film portava il suo stesso nome. Oppure   quell’altro notabile democristiano, Silvio  Gava,  che, nonostante nel film “Le mani sulla città” ci fossero   delle allusioni alla sua persona nell’ esercizio della malapolitica, alla prima  napoletana si spellò le mani per applaudire il lavoro di Franco Rosi, dichiarando (grottescamente) che era rimasto entusiasta per il disprezzo  che riversavano le immagini sui monarchici. 
Tante microstorie di film conosciuti ed altri meno noti, di produzioni  ignorate in Italia ed osannate all’estero (vedere i film di Rossellini), stroncate dalla critica alla loro uscita e poi col tempo recuperate ad un giudizio più esaltante. 
Steve Della Casa stila, inoltre,  brevi schede su film eccezionali che gli stessi addetti ai lavori  hanno dimenticato ( o non hanno mai visto)  come “La casa dalle finestre che ridono”, un noir del 1976 con morti violenti e dalle bieche atmosfere firmato da un sorprendente Pupi Avati,  oppure  “Non si sevizia un paperino” del  geniale ed introverso  Lucio Fulci il quale ambientò in Lucania,  per l’esattezza ad Accettura, (ma il film venne girato in Puglia) un crudele caso di delitti, superstizioni e razzismo  e per cui il regista finì anche sottoprocesso a causa di una scena in cui Barbara Bouchet seduceva  un minore (in realtà sul set era stato scelto, come controfigura, il famoso nano-attore Domenico Semeraro).  
Sono una delizia queste bustine-cinegiornalistiche di Steve Della Casa, palpitano di un amore e un fascino sconfinato per le ombre  dello schermo, sono freschi e leggeri ritratti di film che portano bandiera tricolore, ma in essi di può specchiare – se vogliamo – il  cinema  di ogni nazione ed epoca.
6 gennaio 2012 

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