”Una buona ragione per uccidersi” di Philippe Besson, un intenso romanzo sul dolore

Ho intravisto questo libro quasi nascosto sullo scaffale di una grande libreria, il titolo mi ha catturata per la sua immediatezza quasi cruda e indecente, l'ho preso senza pensarci troppo...
Pubblichiamo la recensione di Angela Barile per la sua capacità di restituire le vivide impressioni vissute attraverso la lettura
 
Ho intravisto questo libro quasi nascosto sullo scaffale di una grande libreria, il titolo mi ha catturata per la sua immediatezza quasi cruda e indecente, l’ho preso senza pensarci troppo, era uno di quei libri che sembrano aspettarti, l’unica copia a fare capolino tra altre centinaia. 
 
Una buona ragione per uccidersi” è un romanzo sulla nostra società, sulla difficoltà che hanno gli individui di riconoscersi gli uni negli altri, di come il dolore di qualcuno passi quasi sempre completamente inosservato, coperto dal frastuono e dall’indifferenza che ci circonda. 
 
Laura e Samuel sono i due protagonisti di questa storia che si svolge in un unico giorno a Los Angeles, il 4 novembre 2008, mentre tutta l’America si appresta ad eleggere il suo primo presidente di colore, eppure nessuno dei due sembra scalfito da questo evento che resta nella storia solo un mero sottofondo: per Laura questo è il giorno in cui si suiciderà, per Samuel il giorno in cui deve seppellire suo figlio.
 
I due non si conoscono, fino a quando le loro vite si incontreranno. Sono i dettagli ad essere raccontati in questo romanzo, il fatto che tutto avvenga in un solo giorno riesce a conferire ad ogni gesto un’importanza e una fatica che in un tempo più lungo non sarebbero venuti fuori così bene: l’importanza e la fatica di vivere. 
 
Non puoi smettere di leggere questo libro, lo divori e ti divora: l’inconsolabile rassegnazione senza speranza di Laura, il dolore innaturale di Samuel diventano tuoi in queste pagine e ti sembra quasi di provarli sulla tua pelle o, comunque, in qualche modo, di condividerli. Ad un certo punto, ti ritrovi a pensare che forse è vero, che Laura non ha scelta e che il futuro che spetta a Samuel non ha quasi importanza. E’ il padre orfano. Il padre senza discendenza. 
 
Eppure nei due protagonisti, così vicini alla morte in questo giorno, cogli il vero senso della vita: in ogni loro gesto, in ogni loro pensiero c’è l’essenziale; mentre il resto del mondo spera, festeggia, si entusiasma, la vita è tutta lì su quella panchina ai piedi dell’oceano, in quell’incontro che sarebbe potuto avvenire o che forse avviene in realtà.  
 
4 agosto 2013
 
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