Ricerca delle origini, calore e profondo Sud nell’opera ”Il soffio delle radici”

Sa di remoto questa silloge di Carla de Falco, ma anche di contemporaneo. Il lettore immergendosi nel flusso delle parole riesce a ritrovare sé stesso e quello che è stato. Tra i versi, i suoni evocano un significato caro, che viene da lontano...

Per la profondità dell’analisi poetica pubblichiamo la recensione di Venanzio Carpentieri alla raccolta di poesie "Il soffio delle radici", opera prima di Carla de Falco

Sa di remoto "Il soffio delle radici", silloge di Carla de Falco, ma sa anche di contemporaneo. Il lettore immergendosi nel flusso delle parole riesce a ritrovare se stesso e quello che è stato. Tra i versi, i suoni evocano un significato caro, che viene da lontano. Così abbiamo l’impressione, leggendo il libro, di trovarci in compagnia di amici di sempre che, di tanto in tanto, tornano a farci visita. Perché, come scriveva Saramago, tutto è già detto. Ma è solo la prima impressione. Ben presto, dobbiamo ammettere che il passato ha acquistato un nuovo volto e i versi evocano immagini contemporanee, dal sapore inconsueto e dal suono vivo.

Così, tanto per cominciare, a Charles Bukowski è stata tolta qualche asperità al nome, scritto in minuscolo (come tutta la silloge). Di lui non interessa il nome, ci resta il segno che ha lasciato, nel messaggio autenticamente rivoluzionario che non tutti siamo nati poeti e che nessuna speranza abbiamo di diventarlo se dello scrivere ci manca il bisogno nervoso, morboso, ossessivo. Allo stesso modo, il giallo floreale della ginestra qui non rallegra il paesaggio, ma è feroce ed infernale e il fratello Icaro ci testimonia un coraggio di resistenza che è la nostra, in tempi tanto cupi. Come nostra è la sua aspirazione insopprimibile alla libertà, destinata fatalmente alla frustrazione. Il passato torna, per dirci qualcosa di nuovo.

La parola poetica, piana e ricercata, è infatti per la scrittrice sostegno potente, compagna fedele alla riscoperta delle origini, lontane nel tempo e nello spazio, eppure capaci ancora di fecondare il futuro ed esserne radice. La ricerca delle radici, non a caso, è la tematica di fondo della silloge che parla della terra dolorosa del sud, che pure ci rapisce coi suoi colori caldi, dal rosso del sangue al marrone del caffè. E’ un viaggio difficile, perché quello che sopravvive sembra offeso per sempre. Eppure un barlume di speranza può ancora intravedersi, nella voce del mare con i suoi preziosi ammonimenti paterni, nella neve che copre e purifica la terra, nell’emozione dell’essere figlia e madre ad ogni costo, nella parola tagliente come una lama.

 

10 febbraio 2013

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