Recensioni mostre d'arte

Quando l’arte è legata a un filo

Gaetano Fracassio è appeso a un filo. Come la sua arte. Filo che tiene in sospeso case come rifugi dell'anima e fili che si aggrovigliano attorno a...

Gaetano Fracassio è appeso a un filo. Come la sua arte. Filo che tiene in sospeso case come rifugi dell’anima e fili che si aggrovigliano attorno a valigie che contengono sentimenti. Srotolare questi fili è la scommessa avvincente di quanti, per tutto il mese di luglio, vorranno afferrare la ‘matassa’ che li condurrà alla Galleria milanese di Raffaele Memoli in via Bertini 12, dove  Fracassio espone le proprie opere.

Sono lavori (sì ‘lavori’, perchè ‘realizzarli per Fracassi ‘richiede fatica’) che rispecchiano la personalità di un uomo che – come scrive Chiara Gatti – ‘ha il destino nel nome: cognome antico, d’accento medievale…’.Ma torniamo ai suoi ‘fili’ che non dicono semplicemente qualcosa, ma hanno, più profondamente, sempre qualcosa da dire. ‘Luogo del silenzio’, ‘Specchio’, ‘Intimo rifugio’, Intimo rifugio’, ‘Ultima cena, ‘La città nuova’, sono solo alcuni dei titoli tra cui si dipana un percorso che porta ovunque proprio perchè la sua meta ultima è il nulla. Ma quello di fracassio è un ‘nulla’ che ogni visitatore della sua mostra può riempire di tutto, scremandolo però dal superfluo. Pura essenza. Essenza pura. Mondi isolati.

Bellissimi spazi infiniti, ciascuno con i suoi desideri, progetti, fatiche, delusioni. Un magma tenuto insieme dal filo della comunicazione. Che è anche arte poetica. E poesia artistica. Fracassio avviluppa, lega, slega, stringe ipotetici nodi e allenta le costrizioni che ci stringono a una realtà che viviamo, spesso senza capire. Gli ‘oggetti’ di Fracassio a volte scendono dall’alto come guerrieri messaggeri di pace. Perchè la vita è fatta di contraddizioni. Sogno? Utopia? Realtà? Vince chi riesce a tenersi in equilibrio sul crinale. Anzi, sul filo.

Nino Materi    

12 luglio 2014

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