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”Non dirmi che hai paura”, la storia di un atleta somala vittima delle guerre e degli integralismi che affliggono il mondo

'Ecco la guerra per esempio mia ha portato via il mare. Però in compenso mi ha fatto venire voglia di correre. Perchè grande come il mare è la mia voglia di andare. La corsa è il mio mare..' Questa mattina correvo e correvo veloce...

‘Ecco la guerra per esempio mia ha portato via il mare. Però in compenso mi ha fatto venire voglia di correre. Perchè grande come il mare è la mia voglia di andare. La corsa è il mio mare..’ Questa mattina correvo e correvo veloce per mandare via pensieri e come spesso accade di pensieri ne arrivano altri più lucidi, più profondi o semplicemente diversi.

E allora mi è venuta in mente la piccola Cecilia che ieri ha vissuto il suo primo giorno di scuola, quella vera, e mi sono emozionata, non per il suo ingresso nella vita dei bimbi grandi, ma perché in realtà in questo primo anno è chiusa e custodita la prima vera libertà che un essere umano riceve, la prima vera chiave per aprire tutte le porte del mondo, per imparare a conoscerlo, a farne parte e decidere in che parte stare. La piccola Cecilia imparerà a leggere e da lì un seguire. Leggere le permetterà di scegliere ogni giorno se stessa, comprendersi e cercarsi altrove.

E allora, continuando a correre, un ‘illuminazione…leggere è la primordiale chiave di libertà della mente, che arriva quando il corpo ne ha già raggiunta un’altra, più istintiva, più animalesca, ma così terribilmente libera: il saper correre. Correre è la libertà del corpo come leggere è la libertà dell’animo. Permettere ad un bimbo di correre e di leggere, offrirgli la possibilità di amare smodatamente farlo è il regalo di vita che mi piacerebbe fare ai miei figli, perché tutto quello che ne seguirà sarà un di cui, un crescendo.

In questa corsa di gambe e pensieri è arrivato nel mio cuore un libro di pochi giorni fa, una storia dura, di cruda realtà, la storia di una delle mille donne che vivono ogni giorno drammi simili, una storia dove correre diventa simbolo di libertà che manca in senso lato. La storia della piccola Samia Yusuf Omar, raccontata con grazia e stupore in ‘Non dirmi che hai paura‘ di Giuseppe Catozzella, è la storia di un atleta somala morta nel Mar Mediterraneo il 2 aprile 2012 mentre cercava di attaccarsi a una fune lanciata da una nave italiana. Una delle tante vittime degli scafisti, delle guerre e degli integralismi che affliggono il nostro mondo.

Samia scappa per correre i 200 metri e partecipare alle gare internazionali, cosa impossibile ormai in Somalia. Samia nasce e vive in una famiglia illuminata, che pagherà il pegno di averla resa libera di costruirsi il suo futuro, di aver riconosciuto in lei, e nella sorella, un dono che nessun gruppo integralista aveva diritto a censurare. Samia non ha diritto di correre in nessun luogo, la sorella di cantare e allora si tuffano nel loro Viaggio, per Samia un viaggio di 8000 km in condizioni disumane. Un libro semplice e di una delicatezza ricercata che racconta con trasporto e coinvolgimento la storia di una donna che incarna le tante senza doni che tuttavia lottano per tutte le libertà negate, anche le più basilari, anche quelle che in questa corsa mi balenano in testa.

Francesca Nardi

21 settembre 2014

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