L’omaggio letterario alle cose perdute del cantautore Francesco Guccini

Ha subito conquistato le prime posizioni nella classifica dei libri più venduti. “Dizionario delle cose perdute” (Mondadori), l’ultima fatica narrativa di Francesco Guccini, è un viaggio nella memoria per sottrarre alla tirannia del tempo le emozioni e luoghi, gli oggetti e le abitudini del passato. Il tutto nella forma di un omaggio ironico e privo di tratti retorici, in cui Guccini mette in campo tanto l’analisi del sociologo quanto la sensibilità del poeta.
Nel suo ultimo libro, entrato subito in classifica, il cantautore modenese presenta un viaggio tra gli oggetti e i costumi del passato, con degli spunti di riflessione sul presente. 
LO STILE – Una vera e propria esplorazione nella memoria all’insegna dell’ironia. “Dizionario delle cose perdite” riflette lo stile del Guccini cantautore – che da più di vent’anni delizia il lettore anche con le parole in prosa –: ironico ai limiti della dissacrazione e allo stesso tempo profondo. Nel libro, suddiviso in specifici argomenti, Guccini adotta la forma narrativa ad un tempo del sociologo e del poeta.
   
GLI OGGETTI – La poesia a servizio del ricordo delle cose. Guccini spazia dal riferimento ai giochi su strada (il chioccaballe, le fionde, il gioco dei cioperchini), al ricordo delle scoperte di oggetti che hanno accompagnato la generazione dei nostri padri (per lo meno di chi scrive). Oggetti di uso quotidiano, come il chewing-gum e l’insetticida Flit, o di uso meno comune, quasi esotico, come il caffè d’orzo ordinato al bar; oppure le siringhe di vetro da sterilizzare ad ogni utilizzo. Particolare attenzione viene riservata alle sigarette, del resto l’oggetto che compare nella copertina del volume, a ricordare l’epoca – non certo da rimpiangere – in cui si poteva ancora fumare nei cinema e dove le nuvole di fumo davano un tocco di mistero all’ambiente.
   
I COSTUMI – Con l’occhio del sociologo, Guccini narra il cambiamento dei costumi, soprattutto dei bambini – del resto, bambino era l’autore all’epoca degli argomenti trattati –, i quali vengono riscoperti, in foto ingiallite per il trascorrere del tempo, in una pettinatura a forma di banana e in calzoncini corti, anche d’inverno. Riporta inoltre alla memoria la linea telefonica duplex, che, condivisa da due famiglie per risparmiare sulle spese di istallazione e sulle bollette, generava furibonde liti condominiali. Guccini ci restituisce l’immagine e il suono dei treni a vapore – per restare nella famiglia del cantautorato italiano, viene alla mente il verso di una famosa canzone di Fiorella Mannoia – e dei cantastorie che rendevano di per sé curiose le piazze in cui si esibivano. Attira inoltre simpatia il ricordo del mito, da molti sconfessato, della maglia di lana, simbolo del maschio italiano comune, quasi fantozziano, disinteressato alla forma fisica del marines e allo stile del manager si successo.
IL TEMPO – “Dizionario delle cose perdute” ospita lo scontro epocale tra due modalità di vivere il tempo. L’una serena e non ossessionata dal cambiamento, che caratterizza gli anni dell’infanzia di Guccini; l’altra frenetica e all’inseguimento del nuovo, propria della nostra contemporaneità, che rischia sempre di annullare il passato, privando gli uomini della coscienza non tanto delle loro origini, quanto della loro storia. Guccini dedica il libro al fratello, forse per ricordare un indimenticabile compagno di cose perdute.
Alessandro78
17 aprile 2012

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