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”La strada di Smirne” di Antonia Arslan, il genocidio armeno raccontato attraverso gli occhi dei protagonisti

La strada di Smirne Maggio 1915. Primo conflitto mondiale. Anatolia. Il governo dei Giovani turchi era al massimo splendore e molte vite armene erano già state spezzate nella strage avvenuta alla Masseria della famiglia Arslanian...

La strada di Smirne Maggio 1915. Primo conflitto mondiale. Anatolia. Il governo dei Giovani turchi era al massimo splendore e molte vite armene erano già state spezzate nella strage avvenuta alla Masseria della famiglia Arslanian; uomini e bambini che si erano lì rifugiati qualche giorno prima, vennero brutalmente freddati mentre figlie, mogli, sorelle e madri furono obbligate ad abbandonare le proprie abitazioni per dirigersi, in una marcia mortale, verso la città di Aleppo.

 

Tra i pochi sopravvissuti alla lunga marcia vi sono Shushanig, moglie del buon farmacista Sempad Arslanian, ucciso alla Masseria, e i loro figli scampati alla strage Arussiag, Henriette e Nubar. Giunti finalmente in città i quattro furono protetti dalla moglie del console francese, la lamentatrice greca Ismene, il religioso Isacco e il mendicante turco Nazim; questi trasformeranno i superstiti in una una perfetta famigliola tedesca per permettere loro d’imbarcarsi sulla prima nave diretta in Italia, luogo in cui sarebbero poi stati accolti dal fratello maggiore del defunto Sempad, Yerwant. Quest’ultimo, divenuto medico, presterà aiuto ai tre nipoti rimasti orfani durante la traversata in mare. Nel contempo, in Anatolia, Ismene, Isacco e Nazim iniziarono a occuparsi degli orfani armeni sopravvissuti ai rastrellamenti.

 

Molto presto tutti i membri dell’orfanotrofio furono costretti ad abbandonare la città per dirigersi verso un luogo più sicuro; Ismene, Isacco e i bambini si sarebbero diretti verso Smirne ‘la bella’, la città greca che ancora riusciva a fornire protezione ai pochi armeni ancora in vita. 1918. La guerra arrivò a conclusione e un senso di pace si diffuse per le vie di Smirne, e chi era rimasto fu costretto a fare i conti con quello che la dura guerra aveva lasciato lungo il cammino. Mentre la popolazione assaporava ogni istante di libertà, nel cuore della penisola anatolica, un nuovo pericolo era in agguato…

 

‘Sprofondate nel gorgo, travolti dal Male, oscuro e occhiuto compagno delle menti degli uomini. Le vostre anime leggere sospinte da un vento che non dà tregua volteggiano, come farfalle perdute scendendo giù nell’abisso. Ma ecco l’angelo ardente sguaina la spada luminosa dalla punta accecante e vi riprende ad uno ad uno dal vuoto turbine, portandovi Altrove, ai Piani Eterni, verdeggianti’. Seguito del già apprezzato romanzo ‘La Masseria delle allodole‘, ne ‘La strada di Smirne‘ di Antonia Arslan (BUR, 2009) viene raccontata, attraverso gli occhi di coloro che furono i protagonisti di una così grande sofferenza, uno degli episodi più emblematici che il XX secolo visse ma che tuttavia spesso dimenticò: il genocidio armeno.

 

Noemi Veneziani

 

27 dicembre 2014

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