La storia di un personaggio controverso in un’Italia oscura ne ”La collera” di Andrea Di Consoli

Primissimi anni Settanta: la morsa del terrorismo rosso e nero strozza il Paese, la ''balena bianca'' (la vecchia Democrazia Cristiana) continua imperterrita e ingorda a ''papparsi'' lo Stato e le Istituzioni, la città di Reggio Calabria si è appena lasciata alle spalle una rivolta per difendere la titolarità di capoluogo di regione...
Pubblichiamo la recensione di Mimmo Mastrangelo per la capacità con cui sa ricostruire il personaggio di Pasquale Benassìa, protagonista dell’ultimo romanzo di Andrea Di Consoli

Primissimi anni Settanta: la morsa del terrorismo rosso e nero strozza il Paese, la “balena bianca” (la vecchia Democrazia Cristiana) continua imperterrita e ingorda a “papparsi” lo Stato e le  Istituzioni, la città di Reggio Calabria si è appena lasciata alle spalle una rivolta per difendere la titolarità di capoluogo di regione, tra i tanti sequestri di persona del tempo desta scalpore quello di Paul Getty, un rampollo di una famiglia di petrolieri rapito dalla ‘ndrangheta che gli mozza un orecchio per esortare la famiglia al pagamento del riscatto. Sono questi i pezzi del mosaico realistico che fa da sfondo alla vita traviata dalla malasorte del  protagonista de “La collera” (Rizzoli Editore), il nuovo romanzo dello scrittore lucano Andrea Di Consoli.

Pasquale è un giovane di una povera famiglia del Sud che nel 1970, venticinquenne, lascia la terra di Calabria e va a Torino per lavorare alla catena di montaggio della Fiat. Benché sia un lupo solitario, la nuova vita di “operaio inurbato” gli piace, lo soddisfa. Fuori dalla fabbrica inizia a frequentare una  maestrina dai modi garbati e verso cui nutre  un certo sentimento (ricambiato); invece, con un’altra giovane donna siciliana, che incontra alla fermata dell’autobus, dà sfogo alla sua parte più animalesca, lasciando che il suo goffo ed obeso corpaccione si adagi alle grazie femminili. Fin qui l’esistenza del giovane calabrese appare normalissima, e potrebbe essere accumunata a quella di tantissimi altri emigranti, ma il destino gli rema contro: una banda di malviventi lo vuole far fuori per ragioni che non si comprendono. Di fronte alla minaccia di morte i carabinieri lo riportano in Calabria. Il ritorno nella casa dei genitori segnerà per Pasquale una sconfitta che gli scorticherà l’anima. E siccome le minacce di morte dei siciliani continueranno a braccare il giovane, a lui non resterà che  mettersi sotto la protezione di un boss, che gli chiederà poi di ricambiare i servigi e dunque farsi  complice della ‘ndrangheta nell’ultima fase di un sequestro di persona (il riferimento a quello di cui fu vittima Paul Getty è evidente). Ci saranno altre amicizie (spezzate), altri amori (rubati), altri lavori (di fortuna), che costelleranno la vita di Pasquale, mentre di tanto in tanto si ripresenteranno folate di rimpianto per i bei tempi della “furiosa utopia” di Torino e della Fiat.  

Ma più che il plot ne “La collera” attizza il personaggio, la sua complessa personalità,  i suoi propositi di rivolta e di emanciparsi, il suo famelico desiderio di acculturarsi, divorando scompostamente tutto quanto trova da leggere. Mentre lo si odia per qualche sua idea fascistoide o da leghista ante-litteram (“il Sud andrebbe bombardato”; “i comunisti sono mangiapane a tradimento”), è facile che subito dopo si provi per lui un’ ineffabile tenerezza. E’ arrogante, grezzo, collerico, bestiale, Pasquale Benassìa, ma basta un giro di pagine e te lo puoi ritrovare  generoso, compassionevole, indulgente, nonostante la crudezza della realtà e i fantasmi interni che lo consumano. Pronto a mettere il vestito di una creatura pulita, con una sua umanità, con una sua dignità, con una ostinazione rimarchevole nel difendere il proprio credo (politico) il quale, seppur non possa essere condivisibile, certamente merita rispetto. Questo personaggio attrae e stordisce il lettore, tanto per i pregi quanto per i difetti, che Di Consoli gli ha saputo cucire addosso.

Non vorremmo cadere in quel gioco tanto caro a critici-patinati alla Antonio D’Orrico di affibbiare facili etichette, ma Pasquale Benassìa a noi, al momento, appare il personaggio più intrigante, più discutibile, più da attenzionare in questo inizio di stagione letteraria.

19 ottobre 2012

                                                        

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