In ”Molto forte incredibilmente vicino” il racconto semplice e vero di un evento che ha appesantito il mondo

Una chiave. Solo una chiave lega un figlio al padre morto. È questa lo storia narrata nell'ultimo libro di Jonathan Safran Foer ''Molto forte incredibilmente vicino''...

Pubblichiamo la recensione di Chiara Lombardo per come sa far trapelare l’emozione vissuta leggendo questo libro di Jonathan Safran Foer

Una chiave. Solo una chiave lega un figlio al padre morto. È questa lo storia narrata nell’ultimo libro di Jonathan Safran FoerMolto forte incredibilmente vicino”.

A New York si svolgono le vicende di una famiglia, troncata dal crollo delle Torri Gemelle. Margaret Mazzantini scrisse “non so dove vanno le persone quando muoiono, ma so dove restano”. In questo libro viene raccontato come un bambino rimanga ancorato al ricordo del padre. Come ogni gesto, ogni giornale, ogni silenzioso ticchettio della vita riconduca il suo pensiero alla figura fondamentale della sua esistenza. Ed è una chiave, una chiave che potrebbe aprire mille porte in una città che ne contiene milioni, ad essere l’unica ancora di salvezza. Una chiave che sembra essere stata lasciata lì proprio dal padre morto. Allora la chiave diventa metafora di possibilità, di intercettazione tra due mondi che mai potranno aprirsi. Diventa sfogo dalla vita, rifugio del suo dolore, del dolore della madre. Rifugio da tutto il dolore del mondo che un bambino sembra portare sopra, come una coperta.

Il bambino, Oskar, non si ferma davanti all’impossibilità di trovare la porta che quella chiave aprirà. Cerca una risposta, cerca qualcosa di concreto da poter stringere a sé in sostituzione delle mani del padre. Cerca tra quelle mille porte una piccola parte di sé che è andata perduta. Oskar diventa l’America. Un’America forte che ha creato da sé il suo passato, che da schiava diventa padrona. Un America che non si ferma davanti a fucili, ma che cresce con la forza, stessa forza che in Oskar diventa ingenuità. Ed è l’ingenuità che porta i bambini a conoscere.

Figura fondamentale e di grande forza letteraria è quella del nonno. La sua storia è unica, emotiva. Fatta di silenzio, il silenzio a cui approda dopo aver perso la donna amata e che lo porterà a scrivere, scrivere mille frasi su fogli che tappezzeranno la sua casa e la sua vita. La vita è un alternarsi di parole, “ho fame”, “che ore sono”, “cosa fai”, “aiuto”. La vita è un susseguirsi di parole battute su una macchina da scrivere. Fatta di spazi bianchi riempiti dal desiderio di conoscere e di dimenticare. Dal desiderio di trovare il coraggio di vivere, riponendo il passato in un angolo lontano dalla tempesta chiamata mondo.

La speranza di riavvolgere il filo e percorrere l’esistenza a ritroso fino al giorno più brutto e cambiare il destino colora le pagine e i dialoghi dei personaggi, legati a chiavi, fogli, parole non dette. Sarà l’incrociarsi di queste due figure a ridare a nonno e nipote l’affetto e l’unica chiave che li riapra alla vita. Il libro narra del crollo delle Torri Gemelle, di un degli eventi che ha appesantito il mondo, in maniera efficace poiché racconta con semplicità la vita quotidiana di coloro che restano, un racconto che toglie il fiato e diventa vero, tangibile più di quanto mille documentari potranno mai essere.  

7 aprile 2013

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