ARTE - Il mercato dell'arte contemporanea

Qual è lo stato dell’arte contemporanea oggi? Ecco una breve panoramica

Martedì sera siamo andati alla presentazione milanese (al PAC) del nuovo libro di Chiara Zampetti, ''Guida al mercato dell'arte moderna e contemporanea'' edito da Skira. Al tavolo con Chiara c'erano anche Annette Hofman...

Qual è il ruolo del gallerista? E quello dell’art advisor? Quali sono i fattori che influenzano il mercato dell’arte moderna e contemporanea? Alla presentazione del suo nuovo libro, Chiara Zampetti Egidi e i suoi ospiti, hanno risposto a queste e tante altre domande

MILANO – Martedì sera siamo andati alla presentazione milanese (al PAC) del nuovo libro di Chiara Zampetti, ”Guida al mercato dell’arte moderna e contemporanea” edito da Skira. Al tavolo con Chiara, che abbiamo intervistato qui, c’erano anche Annette Hofmann, Direttrice Internazionale della Lisson Gallery; Mariolina Bassetti, Direttrice Internazionale del Dipartimento di arte contemporanea e CEO di Christie’s Italia e Domenico Filipponi, Art Advisor di Unicredit. Ognuno di loro ha approfondito il mercato dell’arte contemporanea dal proprio punto di vista.

IL RUOLO DELLE CASE D’ASTA – Negli ultimi 20 anni le case d’asta sono cambiate molto, anche conseguentemente alle flessioni del mercato. Oggi il catalogo è lo strumento principe di ogni asta, un vero e proprio strumento di approfondimento culturale, soprattutto in Italia. Per quanto riguarda il “collezionista-tipo”, la prima grande crisi economica avvenne intorno al 1989-’90, con la perdita di valore dello yen che provocò la caduta del collezionismo giapponese. Oggi i principali collezionisti sono cinesi o iraniani (basti pensare che alla prima Italian Sale di Christie’s del 2000 il ricavato fu di 4 milioni di sterline; mentre quello dell’ultima asta di quest’anno è stato di 40 milioni di sterline, con opere di Pistoletto e Boetti che hanno raggiunto il loro record d’asta). L’autoritratto di Michelangelo Pistoletto con la sua compagna «Lei e Lui», lo scorso febbraio venne acquistato a 1.986.500 sterline da un mercante cinese.

IL RUOLO DELLE GALLERIE – Al contrario delle case d’asta, che non si oppongono al raggiungimento di un prezzo elevato da battere, vi sono le gallerie, che a parità di opera venduta, non possono dal canto loro “svenderla” ad un prezzo inferiore. In tal caso infatti, l’opera rimane “in stand-by”, in attesa di vedere quali saranno gli sviluppi futuri. In questo scenario, vale la pena ricordare che prezzo e valore di un’opera non sono la stessa cosa. Il ruolo principale delle gallerie è dunque quello di educare ad un collezionismo sano, mosso dalla passione per l’arte e non necessariamente costoso.

IL RUOLO DELL’ART ADVISOR – Spesso coloro che investono in arte non sono esattamente dei cultori in materia, e così come accade per i galleristi, anche l’art advisor deve educare il collezionista, promuovendo la sua indipendenza. In Italia, a differenza di altri Paesi, il cliente che possiede Fondi d’investimento in Arte, è più orientato ad un tipo di collezionismo “feticista” piuttosto che finanziario; o in alternativa si rivolge al mercato secondario, quello dell’arte giovane (con opere che costano meno di 10.000€). Soprattutto negli ultimi anni, Internet e i media in generale, veicolano una mole di informazioni nettamente superiore per cui molti passaggi vengono bypassati: per intenderci, nel passato un collezionista impiegava anche mesi prima di acquistare un’opera mentre oggi si compra via mail. Che fine ha fatto il “piacere romantico” del collezionismo di una volta? Questo è un mercato in continua crescita, che va tenuto d’occhio per vedere dove ci condurrà.

7 novembre 2014

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