Ben Jelloun al festival di Pordenone

”Putin? Un tecnocrate senza morale”. Ben Jelloun a Dedica discute di politica e letteratura

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A PORDENONE – ''Lo scrittore è un cittadino impegnato ed interessato'': così Tahar Ben Jelloun, protagonista della ventesima edizione di Dedica dal 8 al 22 marzo a Pordenone, apre la rassegna nel primo incontro con la stampa...

L’incontro dello scrittore franco-marocchino con la stampa apre il festival Dedica di Pordenone. L’autore interviene sulla questione siriana e presenta il suo ultimo libro

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A PORDENONE – “Lo scrittore è un cittadino impegnato ed interessato”: così Tahar Ben Jelloun, protagonista della ventesima edizione di Dedica dal 8 al 22 marzo a Pordenone,  apre la rassegna nel primo incontro con la stampa. L’autore spazia nella conversazione tra politica e letteratura, così come è solito fare nelle sue opere, che includono appunto saggi, poesie, romanzi.

LA QUESTIONE SIRIANA – L’interesse dello scrittore marocchino è focalizzato sul Medio Oriente e in particolare sui “massacratori ” del popolo siriano: Bashar al Assad e soprattutto, dietro di lui a deciderne le mosse,  Vladimir Putin. Ben Jelloun definisce il presidente russo un “tecnocrate” senza morale, capace di mosse strategiche geniali. “La prima – dice Ben Jelloun – è stata quella di infiltrare, già nelle prime manifestazioni di protesta in Siria, dei jihadisti, cosicché la gente avesse la percezione e la paura dell’avvento di una repubblica islamica. La seconda è stata quella di parlare, per primo, nell’agosto del 2013 delle armi chimiche in modo da oscurare l’uso delle altri armi che nel frattempo avevano causato già 110.000 vittime”.

IL RUOLO DELL’EUROPA – Una strategia geniale che ha sottolineato l’impotenza di Obama e della Comunità Europea, spettatori inerti e passivi e poco incisivi anche in materia di integrazione sociale. “ L’Europa fa troppo poco – dice Jelloun – ed in maniera frammentata, senza avere alle spalle un progetto comune di politica sociale”. Una grande delusione insomma, che si è fatta più cocente all’indomani della cosiddetta Primavera Araba, un periodo che non si è ancora concluso e che sta ancora portando frutti positivi, come la costituzione in Tunisia, un’assoluta novità per il mondo del Maghreb. Se questo è lo scenario politico attuale, il ruolo dello scrittore è non solo quello di rappresentarlo, ma di esserne testimone indignato e di suscitare sdegno anche nel suo pubblico.

IL RAPPORTO COL CORPO – Ma non è solo la politica l’orizzonte entro il quale si muove la scrittura di Ben Jalloun: il suo ultimo romanzo  “L’ablazione”, in uscita in Italia da Bompiani in occasione di Dedica,  ha per protagonista un sessantenne molto vitale e il suo rapporto con corpo.  “ Siamo ossessionati – dice Ben Jalloun– nella pubblicità, nel cinema, alla televisione, dal corpo perfetto e conseguentemente anche dalla performance erotica perfetta. Ma questo è solo virtuale e non avviene nella realtà, nella quale vivono uomini e donne assolutamente normali con i loro piccoli difetti e le loro défaillance” L’ablazione testimonia le miserie sessuali di chi insegue un traguardo impossibile e le perturbazioni della libido nella donna e soprattutto nell’uomo, un tema che il pubblico francese, soprattutto quello femminile, sembra aver molto gradito. La conversazione si chiude ancora con la letteratura e con la scelta di una lingua letteraria “che non deve mai dimenticare la poesia della vita”, conclude Ben Jelloun.

Alessandra Pavan

10 marzo 2014

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