Polemiche Premio Strega, dibattito acceso sui premi letterari italiani

I Premi letterari in Italia sono troppi? Svolgono tutti il compito di promuovere la letteratura italiana di qualità? Questa settimana sulle pagine culturali dei quotidiani hanno tenuto banco le dichiarazioni di Emanuele Trevi sul “Premio Strega”...

Dopo le dimissioni polemiche di Emanuele Trevi dai giurati del Premio Strega, ecco cosa ne pensano  critici letterari e addetti ai lavori cosa ne pensano dei diversi premi letterari che si svolgono nel Bel Paese

MILANO – I Premi letterari in Italia sono troppi? Svolgono tutti il compito di promuovere la letteratura italiana di qualità? Questa settimana sulle pagine culturali dei quotidiani hanno tenuto banco le dichiarazioni di Emanuele Trevi sul “Premio Strega”, accusato di essere appannaggio delle principali case editrici italiane, e le relative reazioni da parte di alcuni addetti ai lavori, come Inge Feltrinelli e Paolo Crepet. Sulla questione poco tempo fa avevamo raccolto gli interventi di autorevoli giornalisti ed addetti ai lavori, per vedere cosa ne pensano e capire quale fosse secondo gli esperti la reale consistenza dei vari premi letterari (se ne contano circa 1800) sparsi lungo lo Stivale.

SOVRAESPOSIZIONELuigi Mascheroni, critico del Giornale, prima di pronunciarsi sul tema, spiega il rapporto secondo lui ambiguo delle case editrici con i premi letterari. “In Italia, rispetto ai premi letterari, il luogo comune è che siano tutti manipolati dalle case editrici… Almeno così dicono scrittori, giornalisti e gli stessi (piccoli) editori. Ovviamente con l’unica eccezione del premio nel quale loro figurano in cinquina, o che li ha premiati in passato, o c’è la possibilità che li premi in futuro.” Il giornalista ammette che all’interno del mondo culturale la sovrapposizione tra il ruolo di autore che partecipa ai premi, di giurato che li decide e di giornalista che ne scrive, è pericolosamente molto frequente.

LA QUANTITA’ PENALIZZA LA QUALITA’ – Ma il vero problema, secondo Mascheroni, resta un altro. “Il primo problema riguarda il numero inutilmente elevato di premi in Italia, oltre 1800 tra grandi, piccoli e piccolissimi… Tolti quelli mediaticamente più seguiti e che pesano ancora qualcosa a livello di vendita di copie, e cioè Strega, Campiello e Bancarella, tutti gli altri rischiano di scomparire,  e di non ottenere lo scopo per cui sono fondati: e cioè portare all’attenzione del grande pubblico gli autori migliori, scoprirne di nuovi, riconoscere i "grandi" scrittori, promuovere la lettura.” Secondo Mascheroni, quindi, l’eccessiva quantità abbassa la qualità, inevitabilmente. “E così i premi finiscono col diventare o una passerella per intellettuali e politici, o uno scambio di favori tra gli addetti ai lavori, i viveur dei salotti letterari…”    

 
TROPPI PREMI – Anche secondo Claudia Spadoni di Marie Claire, in Italia ci sono tantissimi premi letterari, forse troppi. “I più importanti sono quasi sempre appannaggio delle grosse case editrici, come sappiamo. I più piccoli, d’altro canto, non hanno la stessa risonanza degli altri. Non so quanto siano utili per lanciare nuovi scrittori, del resto basta guardare la classifica, dominata da biografie di famosi e simili…” Secondo la giornalista di Marie Claire, il problema dipende dal fatto che molte case editrici hanno rinunciato del tutto a fare scouting e che spesso rinunciano a promuovere degnamente degli autori meritevoli ma sconosciuti in favore dei soliti bestelleristi noti. “Ha senso scrivere su una fascetta che lo scrittore Tizio ha vinto il premio Caio? Un lettore (non forte) sarà più propenso a comprare il libro se scopre che ha vinto un oscuro premio letterario (va da sé che molti sono noti solo agli addetti ai lavori…)? Credo di no.”

I PREMI CHE CONTANO SONO POCHI – Secondo Federico Chiara di Vogue, la questione non riguarda il numero dei festival letterari, ma la quantità di pubblicazioni da parte delle case editrici. “Non credo che ci sia un’inflazione di premi letterari. Quelli che contano sono pochi, e chi decide cosa pubblicare lo sa bene. Occorre piuttosto notare che ormai, dai grandi editori, i libri vengono pubblicati nella speranza di essere venduti. Il ragionamento è il seguente: "se ne pubblico molti, almeno uno forse ce la farà a diventare il best-seller della stagione".

CAPACITA’ DI INFLUENZARE – Un parere, quello di Federico Chiara, in piena sintonia con Alberto Foschini presidente della Strega Alberti e tra i responsabili dell’omonimo premio letterario, il quale concorda sul fatto che, in fin dei conti, i premi letterari capaci di influenzare la considerazione dei lettori sono pochi. “Alcune fonti affermano che in Italia vi siano più di 1800 premi letterari. Francamente mi sembra una valutazione in eccesso, ma comunque sia la domanda da porsi è un’altra; cioè se queste manifestazioni siano utili come fattori di promozione della lettura e della cultura in generale. In questo senso direi che eccetto tre o quattro premi, tra cui lo Strega al primo posto, la ricaduta di tutta questa ingente attività sia nel complesso assai scarsa.”


PREMI COME INCENTIVO PER LA LETTURA
– Meno disfattista e più positivo nei confronti della questione premi letterari è  Alain Elkann, scrittore e conduttore di diversi programmi televisivi dedicati ai libri. “I premi letterari se sono un incentivo alla lettura ben vengano, non ci trovo niente di male. Secondo me il proliferare di premi e manifestazioni legate alla lettura è qualcosa di positivo,  sono un modo per promuovere la lettura.”

 

16 marzo 2013

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