Nel teatro di William Shakespeare siamo abituati a guardare i protagonisti: Amleto, Macbeth, Otello, Giulietta. Eppure, spesso, sono le voci laterali, le figure marginali, quelle che compaiono per poche battute e poi scompaiono, a lasciare un segno più profondo. Sono loro a dire l’essenziale, a rompere l’illusione, a suggerire una verità che i grandi personaggi non riescono a vedere.
Con “Rubare la scena”, Nadia Fusini compie un gesto critico e insieme narrativo sorprendente: sposta il centro dello sguardo. Ci invita a entrare nel mondo shakespeariano non dalla porta principale, ma dai corridoi laterali, dalle cucine, dalle piazze, dai margini sociali e simbolici della scena.
Il risultato è un libro che non si limita a interpretare Shakespeare, ma lo rinnova. Perché ci mostra come, dentro quelle opere apparentemente già conosciute, esista ancora uno spazio di scoperta. Uno spazio abitato da balie, servi, delinquenti, popolani, figure che non solo “rubano la scena”, ma cambiano radicalmente il modo in cui leggiamo il teatro e, forse, anche il mondo.
Shakespeare visto dal basso: un’altra verità
“Rubare la scena. Balie, musici, delinquenti, popolane, filosofi, gente comune nel mondo di Shakespeare” di Nadia Fusini, Einaudi
Il cuore del libro sta in un’idea semplice e potentissima: i personaggi minori non sono davvero “minori”. Al contrario, sono spesso i depositari di una visione del mondo più libera, più concreta, meno vincolata ai codici del potere e dell’onore.
Nadia Fusini costruisce una vera e propria galleria di ritratti, restituendo voce e spessore a figure che, nella lettura tradizionale, rischiano di passare inosservate. Ma qui ogni personaggio diventa una lente attraverso cui osservare Shakespeare da una prospettiva nuova.
Uno degli aspetti più interessanti è il modo in cui queste figure condensano il senso del dramma. Non parlano a lungo, non dominano la scena, eppure in poche battute riescono a scardinare certezze, a mettere in crisi valori consolidati. È come se Shakespeare affidasse proprio a loro il compito di dire ciò che conta davvero.
Prendiamo, ad esempio, il delinquente Bernardino in Misura per misura: ubriaco, imperfetto, lontano da ogni ideale eroico, rivendica semplicemente il diritto a vivere. È una voce brutale, diretta, che rifiuta il giudizio morale e afferma un principio fondamentale: la vita non può essere ridotta a un sistema di regole.
Oppure Parolles in Tutto è bene quel che finisce bene, figura opportunista e ambigua, che tradisce senza esitazione. In lui Fusini individua il segno di un mondo che cambia, in cui i valori cavallereschi perdono consistenza e lasciano spazio a una logica più spietata, più moderna.
E ancora Angelica, la balia di Giulietta, che riporta l’amore alla sua dimensione concreta, corporea, lontana dalle idealizzazioni romantiche. Nei suoi discorsi emerge una verità semplice e disarmante: l’amore è fatto di corpi, di desiderio, di rapporti di forza.
Ciò che unisce queste figure è la loro capacità di “rubare la scena”, cioè di interrompere il flusso principale dell’azione per aprire uno spazio di riflessione. Non sono solo elementi comici o funzionali, ma veri e propri dispositivi critici dentro il testo teatrale.
Fusini dimostra come queste presenze anticipino qualcosa di profondamente moderno: la nascita di un nuovo tipo di personaggio, non più eroico, non più nobile, ma umano nel senso più pieno del termine. Sono individui contraddittori, fragili, spesso opportunisti, ma proprio per questo incredibilmente veri.
Il libro si muove così tra analisi letteraria e racconto, con una scrittura limpida e coinvolgente che rende accessibile anche la riflessione più complessa. Non si tratta di un saggio accademico nel senso tradizionale, ma di un testo che dialoga con il lettore, lo accompagna, lo provoca.
Alla fine, ciò che resta è una consapevolezza: Shakespeare non appartiene solo ai suoi grandi eroi, ma a un’umanità molto più ampia, fatta di voci marginali che continuano a parlare anche oggi. E forse sono proprio loro a dirci qualcosa di essenziale sulla nostra epoca.
Chi è Nadia Fusini
Nadia Fusini è una delle più importanti studiose e traduttrici italiane di letteratura inglese. Scrittrice, saggista e docente, ha dedicato gran parte del suo lavoro all’opera di Shakespeare, contribuendo in modo decisivo alla sua diffusione e reinterpretazione nel contesto italiano contemporaneo.
La sua scrittura si distingue per la capacità di unire rigore critico e sensibilità narrativa, rendendo accessibili temi complessi senza mai banalizzarli. Fusini non si limita a spiegare i testi, ma li attraversa, li mette in relazione con il presente, li fa risuonare in modo nuovo.
Il suo lavoro e i suoi saggi
Nel corso della sua carriera, Nadia Fusini ha pubblicato numerosi saggi dedicati alla letteratura inglese, con un’attenzione particolare a Shakespeare e al teatro elisabettiano. Le sue opere si caratterizzano per un approccio originale, capace di intrecciare analisi filologica, riflessione filosofica e intuizione narrativa.
Ha tradotto e curato testi fondamentali, contribuendo a rinnovare il modo in cui Shakespeare viene letto e studiato in Italia. Accanto al lavoro accademico, ha sviluppato una produzione saggistica che si rivolge anche a un pubblico più ampio, mantenendo sempre un alto livello di profondità.
“Rubare la scena” si inserisce perfettamente in questo percorso: è un libro che dimostra come la critica letteraria possa essere anche un’esperienza di lettura viva, coinvolgente, capace di cambiare il nostro sguardo sui classici.
