Paolo Roversi, ”I personaggi del mio ultimo giallo sono ispirati alla gente di Suzzara, il mio paese”

La provincia italiana è da sempre fonte di grandi ispirazioni: parola di Paolo Roversi, giornalista e autore originario di Suzzara, paese del mantovano che da sette anni ospita NebbiaGialla. In corso questo weekend, il Suzzara Noir Festival nasce da un'idea di Roversi stesso, che ne è direttore artistico e sarà protagonista questa sera di un incontro in cui presenterà ''L'ira funesta''. Al termine dell'articolo, un estratto del libro in anteprima...
Lo scrittore e giornalista ideatore di NebbiaGialla, il festival letterario dedicato ai generi giallo e noir che si tiene questo weekend a Suzzara, ci parla del suo nuovo libro, “L’ira funesta”, e della manifestazione di cui è direttore artistico

MILANO – La provincia italiana è da sempre fonte di grandi ispirazioni: parola di Paolo Roversi, giornalista e autore originario di Suzzara, paese del mantovano che da sette anni ospita NebbiaGialla. In corso questo weekend, il Suzzara Noir Festival nasce da un’idea di Roversi stesso, che ne è direttore artistico e sarà protagonista questa sera di un incontro in cui presenterà “L’ira funesta”, suo ultimo romanzo. Nel corso della serata verrà anche proiettato il cortometraggio tratto dal libro, di cui l’autore ci parla qui.

Com’è nato questo libro?
Da una storia vera, quella del Gaggina. Chi è costui? Lo potremmo definire un matto di paese, un omone di centotrenta chili che non ha tutte le rotelle a posto; uno che si crede la reincarnazione di un  samurai e che, per questa ragione, se ne va in giro con un’affilatissima spada giapponese, la katana.

Com’è nata l’idea del cortometraggio tratto dal romanzo?

Per caso. Io e Stefano Chiodaroli, l’attore protagonista della pellicola, ci siamo conosciuti lavorando insieme a un progetto televisivo proprio mentre scrivevo il romanzo. Siamo diventati amici e quando gli ho raccontato del Gaggina abbiamo capito che lui avrebbe potuto interpretarlo. Da lì l’idea di un booktrailer di un minuto che poi, grazie alla passione comune per il giallo e alla nostra amicizia, si è trasformato in un film di una decina di minuti.

Da dove arriva la sua passione per il giallo e il thriller? Quali sono i suoi maestri per questo genere?
La passione me la porto dentro da sempre, da quando da ragazzo leggevo Agatha Christie e Conan Doyle. I miei maestri del genere sono Vázquez Montalbán, Jean Claude Izzo, James Ellroy e il grandissimo Don Winslow.

Il giallo italiano d’autore sta riscuotendo un grande successo negli ultimi anni: a cosa pensa sia dovuto l’apprezzamento del pubblico? Quali sono gli ingredienti che fanno il successo di questi libri?
Ritengo sia l’onestà intellettuale degli autori. Raccontiamo storie che vanno al di là del genere, raccontiamo l’Italia com’è, i suoi problemi, i suoi vizi. Spesso scaviamo nel torbido per far venire a galla realtà scomode. E questo la gente lo apprezza.

“L’ira funesta”, come altri famosi libri di questo genere – penso ad Andrea Camilleri e Marco Malvaldi –, racconta la variegata realtà della provincia italiana: pensa che questo mondo si presti particolarmente a trame di questo tipo, che sia terreno fertile per storie e personaggi?
La provincia italiana è da sempre fonte di grandi ispirazioni: pensiamo a Giovannino Guareschi o a Piero Chiara. In Italia, poi, ogni città ha le proprie particolarità anche se le dinamiche del bar e dei piccoli paesi sono simili ovunque, da nord a sud. Balzac diceva che se vuoi interessare il mondo intero devi parlare del tuo giardino. In altre parole le nostre storie sono universali anche se fortemente localizzate.

Lei è originario di Suzzara, paese del mantovano: c’è un elemento autobiografico nell’ambientazione del romanzo, nella descrizione dei personaggi di paese?
Direi parecchi elementi. Il Piccola Russia del romanzo e molti personaggi che lo animano sono reali, li ho conosciuti. Ed ora li ho raccontati.

Proprio a Suzzara si tiene in questi giorni NebbiaGialla, festival della letteratura gialla e noir di cui lei è ideatore e direttore artistico. Qual è l’importanza di una manifestazione di questo tipo per risvegliare l’attenzione verso i libri anche in realtà di provincia?
All’inizio è stata una scommessa: portare il grande pubblico appassionato di noir in provincia. Oggi, alla settima edizione, direi che quella scommessa è stata vinta. Gli hotel sono pieni e la gente arriva entusiasta da tutta Italia. La dimensione del piccolo paese in cui stai veramente a contatto con gli autori si è rivelata vincente.

2 febbraio 2013

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