L'intervista a Paolo di Paolo

Paolo di Paolo, ”Nel mio libro ripercorro il secolo scorso attraverso la vita di Indro Montanelli”

Un giovane scrittore e un grande giornalista del passato. Cosa possono avere in comune? Una vita, anche se vissuta in due periodici storici completamente differenti...

Indro Montanelli torna nella mente degli italiani grazie al nuovo libro scritto da Paolo di Paolo, un viaggio a ritroso nella vita del grande giornalista per rivivere le tappe più belle e importanti della sua storia e di un intero secolo, il ‘900. Abbiamo intervistato l’autore di ‘Tutte le speranze’ per capire a fondo qual è il legame che lo avvicina a Indro Montanelli

MILANO – Un giovane scrittore e un grande giornalista del passato. Cosa possono avere in comune? Una vita, anche se vissuta in due periodici storici completamente differenti. Lo scrittore è Paolo di Paolo, il giornalista è Indro Montanelli. Nasce così ‘Tutte le speranze’, un viaggio a ritroso nella vita di Montanelli, ripercorrendo tutto il secolo scorso. Incontrando, seppur solo con l’immaginazione, i grandi personaggi che hanno fatto la storia. Si parte dal 2001, anno della morte del giornalista e periodo storico più vicino ad un allora giovanissimo Paolo di Paolo, fino ad arrivare agli inizi del ‘900. Una bella storia che viaggia tra il romanzo storico, il saggio narrativo e la biografia, ma è molto di più. Paolo di Paolo ci racconta come è nata la voglia di scrivere ‘Tutte le speranze’

“Tutte le speranze” è a metà tra il romanzo e il saggio storico. Tu hai detto che hai scritto questo libro sia per raccontare la storia di Idro Montanelli e il secolo che ha vissuto ma, soprattutto, per capire tu in prima persona la vita e la storia di questo personaggio. E’ cosi?

Ho usato questa vita molto lunga, durata 92 anni, e che coincide praticamente con il secoloscorso perché è nato nel 1909 ed è morto nel 2001. Lui praticamente ha attraversato tutti i momenti cruciali di questo secolo oltre, ovviamente, anche ad aver incontrato e conosciuto grandi personaggi che hanno segnato la storia come Hitler e Evita Peron. Senza dimenticare che lui è stato il primo ad intervistare un Papa, Giovanni XXIII. Quindi credo che in un certo senso questo libro si possa leggere sia come una biofrafia della sua vita sia come un vero e proprio romanzo sul ‘900. Per persone giovani come me, o anche di più, è come riavvolgere un nastro e rivivere i momenti salienti di un secolo che ha scritto la nostra storia, ripercorrendo le ombre, i drammi e anche le speranze.

Tu hai deciso di scrivere la storia della vita di Idro Montanelli a ritroso, ovvero da quanto è morto fino al giorno della sua nascita. Perché hai fatto questa scelta?

Partendo dalla fine, sono partito dal momento più vicino a me, quello che effettivamente ho vissuto. Montanelli è morto nel luglio 2001 quando io avevo da poco compiuto 18 anni. Quando ho saputo della morte di Indro Montanelli, ricordo, che in quei giorni a Genova stava infuriando la battaglia del G8, era appena arrivata la notizia anche della morte di Carlo Giuliani. Un momento drammatico che portava con se delle speranze che sono poi fallite e in quel momento, la morte di un personaggio di spessore come Montanelli, l’ho vissuta come una momento simbolico, come se Montanelli non fosse pronto ad entrare in un nuovo secolo che si apriva con i drammatici fatti di Genova. Poi, di lì a poco, si apriva anche un’altra grande pagina di storia mondiale: l’11 settembre. Iniziare dalla fine è stato più semplice. Mi sono trovato in difficoltà a raccontare gli anni ’30, quando lui aveva più o meno la stessa età che ho io ora: mi era impossibile giudicare, era come giudicare un fratello o un compagno. Paradossalmente, nel periodo storico più lontano ho sentito la figura di Montanelli più vicino a me.

Quando è morto Idro Montanelli è come se si fosse chiuso un ciclo di vita. Se ne andava un personaggio storico del ‘900 e tu, quel giorno del 2001, hai deciso di dire addio definitivamente alla speranza e all’ambizione di diventare un giornalista. Perché?

Da ragazzino ho sempre visto in lui il mito del giornalismo, quel giornalismo vero, fatto sul campo, sempre con la macchina da scrivere sulle ginocchia. Oggi è molto difficile che qualcuno compri un giornale perché vuole leggere il pezzo firmato da quello specifico giornalista. Invece, in quegli anni era così: c’erano questi giornalisti che ci mettevano tutto loro stessi per scrivere quelle storie, Montanelli, come Oriana Fallaci e tanti altri. E quindi avevo idealizzato tutto questo, anche se il contesto, quando ho iniziato a scrivere in giornali locali occupandomi di cronaca, era già parecchio cambiato.

Il libro, anche se è scritto come un viaggio a ritroso nel tempo, esprime tutta la voglia di andare a avanti, di sperare. Tu, infatti, concludi dicendo “Adesso esco, e cammino”. Cosa succede a questo punto?

Succede che ad un certo punto prendo congedo da una serie di personaggi che ho incontrato, anche solo idealmente, che sono stati fondamentali nella mia formazione e nella costruzione della mia identità. E’ come se fosse stato un saluto, ora che ho 30 anni inizia un nuovo ciclo dove la giovinezza fa ancora parte di me ma la guardo da un’altra prospettiva, più matura. E quindi ora bisogna proiettarsi in avanti, senza ovviamente cancellare quella lezione di vita.

Tu parli di speranze, già dal titolo, ma i giovani di oggi, i tuoi coetanei, oggi forse non hanno più molto in cui sperare o personaggi modello, come per te lo è stato Indro Montanelli, ai quali aggrapparsi. Da 30enne, se dovessi scrivere un libro per 30enni, cosa scriveresti?

Rispetto alle generazioni del passato noi siamo un po’ più soli, non abbiamo ‘padri’ o ‘madri’ a cui poter far riferimento. Ma questa solitudine, in un certo senso ci può aiutare a far gruppo. Nessuno ora ci può aiutare a capire a chi o in cosa dobbiamo sperare, dobbiamo arrivarci da soli.

Progetti futuri?

Mi piacerebbe poter scrivere un romanzo che racconta una storia d’amore, allontanandomi per un momento dall’incombenza del storia e del personaggio famoso. Ma per ora è un progetto astratto. Mentre la cosa più imminente alla quale sto lavorando, che per me è un bell’esperimento che mi riporta ad una mia vecchia passione di quando ero piccolo, la prima storia per bambini che ho scritto che uscirà per Bompiani a settembre che sarà illustrato con dei disegni fatti da me e si intitolerà “La mucca volante”. 

3 giugno 2014
 
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