L'intervista a Paolo di Paolo in occasione del suo nuovo libro per bambini

Paolo Di Paolo, ‘’La mucca volante è il mio vero primo libro. Dobbiamo dimenticarci di essere adulti’

Dovremmo disintossicarci dal nostro essere adulti, non per regredire nell’infantilismo, ma nel senso che c’è qualcosa da salvare della nostra infanzia, una parte trasparente che col tempo, purtroppo, si è opacizzata...

Paolo di Paolo torna nelle librerie con un nuovo romanzo, anzi, il vero primo libro dell’autore: La mucca volante, un libro per ragazzi che affronta, in maniera leggera e divertente, il tema dell’abbandono e delle bugie. Per capire meglio questa nuova avventura letteraria di Paolo di Paolo, che lo riporta alle origini della sua passione per la scrittura, vi proponiamo l’intervista che lo scrittore ci ha rilasciato

MILANO – Dovremmo disintossicarci dal nostro essere adulti, non per regredire nell’infantilismo, ma nel senso che c’è qualcosa da salvare della nostra infanzia, una parte trasparente che col tempo, purtroppo, si è opacizzata. Parola dello scrittore Paolo Di Paolo. L’autore di “Mandami tanta vita” finalista al Premio Strega  2013 e dell’Introduzione del nostro PendoLibro 2013 , torna in libreria con “La mucca volante”, un opera per ragazzi totalmente diversa dalle sue precedenti pubblicazioni, definito dallo stesso autore il suo vero primo libro. Il motivo ce lo spiega lo stesso autore in questa intervista.

Come nasce l’idea di questo libro, diverso dalle tue precedenti pubblicazioni?

L’idea è  nata per una ragione molto legata all’infanzia: se torno indietro e penso a quando ho iniziato ad immaginare di raccontare storie, mi sembra di riconoscere questa storia della “mucca volante”, non così come ha poi trovato forma, come una delle prime che avrei voluto raccontare. Non saprei datarla, l’ho pensata probabilmente all’età di 8-9 anni. E’ una storia che ha a che fare con un dettaglio reale, perché io davvero davanti alla scuola avevo trovato questa mucca con la pancia gonfia che poi il giorno dopo non c’era più. Quindi ho iniziato ad immaginare che fine avesse fatto.

Questa opera è stata definita “il tuo primo vero libro”, perché?

In realtà è più giusto dire “vero primo libro”. “La mucca volante” è un piccolo segmento narrativo che precede tutto quello che ho scritto dopo: romanzi ,saggi, articoli. E’ in pratica il mio esordio riconquistato, il momento in cui ho capito cosa volevo fare. Prima di fare lo scrittore, pensavo di diventare un disegnatore; per la copertina di questo libro ho ripreso in mano la matita, con tratti volutamente ingenui, non solo perché non fossi un disegnatore, ma perché volevo che il tratto assomigliasse al disegno fatto da un bambino. Non so se scriverò più storie per bambini, ma questo libro è un tassello che mi mancava, il mio vero primo libro appunto. Non ho mai scritto questa storia, ma già a quell’epoca immaginavo il mio primo libro con la mucca volante in copertina. Mi piaceva disegnare e, arrivato a oltre 30 anni, ho riconquistato una parte sepolta che forse viene prima di tutti i libri che ho scritto. E’ stato quello l’inizio del mio percorso, anche se in modo confuso. Questo libro è stata anche l’occasione per misurarsi con la letteratura dell’infanzia e d’incontrare l’editor Beatrice Masini, traduttrice italiana di Harry Potter nonché una delle più esperte del settore.

Le storie per ragazzi hanno sempre un valore pedagogico. Il tuo cosa vuole trasmettere alle giovani generazioni?

Un libro per bambini deve soprattutto coinvolgere e divertire. L’aspetto didascalico e didattico deve essere subordinato a questa capacità di coinvolgimento e di emozione. Questo mio libro è anche un po’ una piccola avventura, quella di sette bambini  che cercano di capire che fine abbia fatto questa mucca volante. L’aspetto didascalico che associamo quasi istintivamente alla narrativa per ragazzi, abituati a pensare a libri come “Pinocchio” o “Cuore”,  è meno importante e voluto rispetto a tutto ciò che libri come quelli citati precedentemente riescono a produrre in termini di emozione, complicità, avventura. All’interno del mio libro, ho quindi voluto inserire dei temi che mi stanno a cuore e che, attraverso questo racconto, potevo trasmettere ai piccoli lettori. La prima idea è stata quella di provare a raccontare in modo leggero il tema dell’addio, del “volare via”. Questo è un libro su come spiegare ad un bambino cosa significa morire. L’altro tema che si è dilatato nella scrittura è il tema della bugia: ho cercato di raccontare come noi adulti abbiamo costruito una rete di bugie, menzogne in cui ci muoviamo con una certa disinvoltura per diverse ragioni. Spesso rimproveriamo le bugie dette dai bambini perché sono eclatanti nella loro ingenuità, ma sono bugie tutto sommato innocue, mentre quelle degli adulti sono spesso subdole e pericolose. Per non dire alcune cose ai bambini noi mentiamo, ma quelle bugie spesso sono stupide: c’è sempre un modo di dire la verità senza che questa abbia un impatto traumatico. E’ molto raro che un adulto sappia dare un esempio: un adulto meno subdolo nei fatti insegnerebbe più che con le parole. Dovremmo disintossicarci dal nostro essere adulti…

8 settembre 2014

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