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Paolo Barbieri, ”Con le mie illustrazioni racconto piccole-grandi storie ai ragazzi e anche agli adulti”

Un’immagine è capace di trasmettere emozioni e concetti con immediatezza, ed è in grado di parlare sia ai più giovani – il pubblico principale del fantasy – sia agli adulti. Ad affermarlo è Paolo Barbieri, il celebre illustratore che ha legato il suo nome a quello dell’autrice Licia Troisi, firmando le copertine di tutti i suoi libri. Barbieri ci presenta “L’Inferno di Dante”, il libro illustrato in cui reinterpreta con i suoi disegni la cantica dantesca...

Il celebre illustratore fantasy parla della sua passione per il disegno, del suo lavoro e della sua ultima opera, il libro illustrato in cui reinterpreta “L’inferno di Dante”

 

MILANO – Un’immagine è capace di trasmettere emozioni e concetti con immediatezza, ed è in grado di parlare sia ai più giovani – il pubblico principale del fantasy – sia agli adulti. Ad affermarlo è Paolo Barbieri, il celebre illustratore che ha legato il suo nome a quello dell’autrice Licia Troisi, firmando le copertine di tutti i suoi libri. Barbieri ci presenta “L’Inferno di Dante”, il libro illustrato in cui reinterpreta con i suoi disegni la cantica dantesca, e parla del suo lavoro e della sua passione.

 

Com’è nata la sua passione per il disegno?
Non riesco a stabilire un momento esatto in cui la mia passione è nata.
Io ho sempre disegnato, e ho sempre amato riempire fogli bianchi con forme e colori. Un momento “particolare” per me, fu la visione dei primi episodi di Atlas Ufo Robot (Goldrake): rimasi ipnotizzato da storia, personaggi, colori e animazione. Quel primo cartone animato giapponese, seguito da tutti gli altri, mi diede il colpo di grazia e iniziai a disegnare astronavi, mostri, mondi alieni, e un’infinità di soggetti legati al regno del fantastico. Avevo scoperto che con la mia fantasia potevo creare ciò che non esisteva, e questo mi rendeva euforico.

 

A proposito del suo ultimo lavoro, perché ha scelto di rivisitare con le sue illustrazioni “L’Inferno di Dante”?
“L’Inferno di Dante” mi è stato proposto dalla casa editrice (Mondadori). L’idea di reinterpretare l’Opera del Sommo Poeta mi ha subito entusiasmato, e mi sono letteralmente immerso in un magnifico e terrificante viaggio attraverso i gironi infernali.

 

Questo libro fa parte di una collana per ragazzi: è questo il pubblico cui si rivolge o le sue illustrazioni sono in realtà concepite per una fascia più ampia di pubblico? Quando con i propri disegni ci si rivolge ai più giovani, bisogna adottare caratteri stilistici particolari?
Con le mie illustrazioni, cerco di narrare piccole-grandi storie. Che siano copertine o libri illustrati, quando disegno non mi pongo limiti di nessun genere: cerco solo di esprimere emozioni attraverso forme e colori. Il pubblico “giovane”, rappresenta la maggioranza in quanto da sempre il fantasy è identificato per un determinato tipo di fruitori. Ho però avuto riscontri positivi da ogni fascia di età, a testimonianza che le mie creazioni non hanno barriera di sorta.
Certo, sono cosciente che a volte occorrono limitazioni nelle mie illustrazioni, proprio per le fasce di età più giovani, ma diciamo che queste stesse limitazioni non rappresentano un vero e proprio problema, ma sono semplicemente un’ulteriore arricchimento delle storie che cerco di raccontare attraverso questa arte visiva.

 

Quali sono le cifre caratteristiche del suo stile?
Domanda difficile: io ho sempre disegnato seguendo l’istinto, e attraverso un lungo percorso da autodidatta che mi ha consentito di comprendere l’anatomia e le varie tecniche pittoriche.
Il mio stile è la conseguenza di questo, oltre che di tutto ciò che mi circonda (persone, luoghi, sensazioni). Quello che io disegno è il frutto di una vita di esperienze e esercizio, che mi ha portato ad amare tutto quello che ruta intorno al fantastico. Sinceramente trovo difficile classificare il mio stile. Lascio questo compito ad altri.

 

Quali sono le potenzialità dell’immagine come strumento per educare il gusto, la fantasia e la capacità di pensiero dei ragazzi?
Le potenzialità dell’immagine sono proprio la capacità di narrare storie fatte di sensazioni, sguardi, paesaggi, creature e tanto altro. Un’immagine non “educa” solo i ragazzi, ma esprime concetti che possono essere compresi da tutti. Non amo particolarmente le classificazioni, per cui preferisco immaginare che la capacità di cogliere e creare emozioni guardando un disegno appartenga a chiunque.
E cosa non secondaria, un’immagine colpisce subito, diretta e senza filtri, senza bisogno di spiegazioni o di tempi tecnici di "lettura".

 

15 novembre 2012

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