Paola Ronco, ”Le scelte editoriali guardano più al marketing che alle qualità letterarie”

n Italia si attuano scelte editoriali rivolte più al marketing che alla qualità, con una distribuzione delle opere squilibrata, a discapito delle piccole realtà. Il risultato? Deprimere i lettori forti ed allontanare quelli deboli. E’ questa l’opinione di Paola Ronco...
L’autrice parla del suo ultimo libro “La luce che illumina il mondo” e dà la sua personale spiegazione sul perché in Italia si legga sempre meno
MILANO – In Italia si attuano scelte editoriali rivolte più al marketing che alla qualità, con una distribuzione delle opere squilibrata, a discapito delle piccole realtà. Il risultato? Deprimere i lettori forti ed allontanare quelli deboli. E’ questa l’opinione di Paola Ronco, autrice de “La luce che illumina il mondo”, un romanzo in parte fantasy e in parte noir, molto avvincente, che riesce attraverso i meccanismi e le atmosfere della letteratura noir a intrecciare i temi caldi del potere, della corruzione e della fede portando il lettore a un epilogo senza compromessi.
Da cosa nasce l’idea di questo libro?
La luce che illumina il mondo nasce, letteralmente, da un sogno; un’immagine molto forte di una città alluvionata, strade inquiete e in possibile rivolta, cortei di eretici vestiti di nero e pronti a darsi fuoco. Non mi capita molto spesso di ricordare i sogni che faccio, e forse per questo l’ho preso come un invito, e mi sono messa al lavoro. Da quella visione sono partita per inventarmi una città, che somigliasse a quelle che conosciamo ma non fosse reale. L’idea di base era quella di raccontare la realtà evitando il più possibile di citarla in maniera esplicita, aggirando i pericoli della cronaca in presa diretta, trasportando insomma il nostro mondo da un’altra parte.
 
Da quali elementi della realtà ha tratto ispirazione? 
Come ho accennato, la città di Sumonno somiglia moltissimo a una delle nostre metropoli; stessa crisi economica e spirituale, un’identica gestione familistica, quasi feudale, del potere, unita a una costante manipolazione dell’opinione pubblica tramite i media.
 
Qual è il messaggio, o la riflessione, che questo romanzo vuole suscitare in chi lo legge?
Per me scrivere significa dare voce a una storia, non lanciare messaggi. Spero che chi avrà voglia di leggermi riesca a trovare qualche suggestione, qualche spunto di riflessione su cosa stiamo diventando, o su cosa rischiamo di diventare.
 
In Italia si legge poco. Da cosa dipende e cosa si potrebbe fare per promuovere meglio la lettura nel nostro paese?
Credo che la questione dipenda da una serie molto complessa di ragioni, a partire da alcune scelte editoriali che guardano più al marketing che alle qualità letterarie, passando per un reale problema di distribuzione, che porta pile su pile di sfumature in tutte le librerie e, di contro, rende difficile recuperare testi di case editrici più piccole. Questa realtà deprime i lettori forti e non incoraggia quelli medio-deboli a cercare romanzi nuovi. Quali soluzioni? Sicuramente un’educazione al piacere della lettura che parta fin dalle scuole, per cominciare. In autunno diventerà nazionale il bel progetto di Scuola Twain, che nasce proprio per insegnare il gusto delle storie ai ragazzi delle medie e delle superiori; ho accettato con piacere di essere coordinatrice regionale per la Liguria, e mi auguro che ci saranno molte richieste.
25 luglio 2013
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