LIBRI - Intervista all'autrice

Paola Capriolo, “Nel mio ultimo romanzo affronto il tema della memoria, tra la purezza della gioventù e gli orrori della Shoah”

Intervista all’autrice Paola Capriolo (ospite domani al Salone del Libro di Torino). Il suo ultimo romanzo, “Mi ricordo” (edito da Giunti) affronta temi di attualità e storici, riflettendo sul valore della memoria e sugli orrori dell’Olocausto...

Intervista all’autrice Paola Capriolo (ospite domani al Salone del Libro di Torino). Il suo ultimo romanzo, “Mi ricordo” (edito da Giunti) affronta temi di attualità e storici, riflettendo sul valore della memoria e sugli orrori dell’Olocausto

MILANO – Nel suo ultimo romanzo Paola Capriolo si cimenta con la Storia e l’attualità. “Mi ricordo” (pubblicato da Giunti) segue infatti i percorsi di due protagoniste femminili alle prese con le difficoltà di differenti contesti storici: racconta di Sonja, badante di un vecchio signore dispotico, e di Adela, giovane agiata che scoprirà gli orrori del nazismo. A separarle mezzo secolo di storia, a unirle  una villa sulla riva di un fiume. Se tutto ciò vi ha incuriosito, potrete incontrare Paola Capriolo al Salone Internazionale del Libro di Torino nella giornata di domani. L’autrice parlerà infatti di “Mi ricordo” al Caffè Letterario, alle ore 17.30, nell’ambito della sezione “Grandi Autori”. Interverranno all’incontro Elena Loewenthal e Lorenzo Mondo. Nel frattempo, potete leggere la nostra intervista:

  

Con il suo romanzo “Mi ricordo” mette in scena un emozionante duetto: due personaggi femminili, provenienti da epoche ed esperienze diverse, accomunate da un luogo geografico. E forse non solo da quello. Come nasce l’idea di questo romanzo?

Da un percorso piuttosto lungo, nel quale sono confluite suggestioni diverse, dalla frase di Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo” al tema gigantesco della Shoah. L’idea originaria era quella dell’amore “a distanza” di una ragazza per un poeta, una fascinazione estetica, uno slancio idealistico un po’ ingenuo, che arriva a poco a poco a scontrarsi tragicamente con la durezza della Storia. A questo spunto originario si sono poi sovrapposte esperienze fondamentali della mia vita che hanno messo in primo piano il tema della memoria famigliare e del rapporto tra le generazioni.

 

Nella storia di Adela assistiamo in particolare a un dualismo straziante: dall’agiatezza, dalla purezza, dalla bellezza e dalla poesia si passa in maniera crudele agli orrori di uno dei periodi più bui della storia umana. Come ha lavorato per costruire questo personaggio?

L’ho costruito appunto su questa antitesi: la purezza e l’orrore. Anche per questo, per creare la massima divaricazione possibile tra i due termini, ho voluto fare della mia giovane Adela una ragazza ebrea che si trova a vivere negli anni del nazismo. A dispetto di tutte le tesi revisionistiche, io rimango convinta che la Shoah abbia rappresentato, nella storia umana, il “male assoluto”, tanto più in quanto questa barbarie estrema è sorta in una nazione che, come la Germania, si trovava al vertice della cultura. La figura moralmente ambigua del “Poeta”, nel mio romanzo, non è purtroppo priva di precedenti storici.

 

È possibile secondo lei riscattare una vita attraverso il potere del ricordo e della memoria?

Riscattare è una parola grossa; io credo che sia possibile dare almeno un senso alla vita attraverso il ricordo. Se non altro, una continuità narrativa. E credo che la memoria, proprio perché si spinge all’indietro oltre la nostra vita individuale per abbracciare quella delle generazioni che ci hanno preceduto, sia una delle grandi porte della compassione, della solidarietà umana.

 

A chi ha pensato fosse destinato questo romanzo? Cosa vorrebbe insegnasse al lettore?

Ogni libro, per usare una celebre espressione di Nietzsche, è destinato “a tutti e a nessuno”; per circoscrivere il campo potrei citare la dedica di un mio romanzo di sedici anni fa: “ai non tiepidi”. Al lettore non ho la presunzione di insegnare nulla e in realtà non credo sia questo il compito della letteratura. Gli propongo semplicemente di addentrarsi nella vicenda di Sonja e in quella di Adela, lasciando a lui (o a lei) di giudicare quanto queste vicende possano riguardarlo, come essere umano.

 

Com’è stata l’esperienza di scrittura di “Mi ricordo”?

Straordinariamente intensa e in un certo senso difficile. Non per ragioni stilistiche o formali (il libro, da questo punto di vista, si è scritto quasi da sé, a parte l’inevitabile lavoro di lima per sfrondare il superfluo e approfondire qualche tratto essenziale); difficile, perché per me ha significato fare i conti con quello che in me è Adela e con quello che è Sonja, con il sogno e con la memoria. E in fondo che cosa siamo, se non il prodotto di questi due fattori inconciliabili?

 

13 maggio 2015

 

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