Nell’epoca dell’informazione, le persone sanno sempre meno

LA CRITICA QUOTIDIANA – L'eccesso di informazioni offerto dalla rete mette a rischio la cultura: se ne discute spesso. Quel che si manca di sottolineare è che a impoverirsi è la stessa pura e semplice informazione: nonostante la facilità con cui si possono reperire le notizie, le persone ignorano persino i fatti più banali del nostro mondo. A constatarlo è Claudio Magris sul Corriere...

Claudio Magris su il Corriere della Sera riflette sul perché l’informazione si sia così impoverita proprio nell’epoca in cui, con internet, è diventato così facile reperire dati e notizie

LA CRITICA QUOTIDIANA – L’eccesso di informazioni offerto  dalla rete mette a rischio la cultura: se ne discute spesso. Quel che si manca di sottolineare è che a impoverirsi è la stessa pura e semplice informazione: nonostante la facilità con cui si possono reperire le notizie, le persone ignorano persino i fatti più banali del nostro mondo. A constatarlo è Claudio Magris sul Corriere della Sera, che riflette su come sia possibile questo stato di cose.

MENO CULTURA, MENO INFORMAZIONE – Il profluvio di informazioni indebolisce la nostra capacità di selezionare e toglie tempo alla riflessione, e ciò va a discapito della cultura, che non è solo accumulo di nozioni ma anche, appunto, critica, autocritica, distanza. Questo è normale, quasi scontato. “È strano invece che a impoverirsi paurosamente sino al ridicolo sia l’informazione, anche la pura e semplice informazione priva di riflessione”, scrive Magris. Le notizie e i dati che possiamo reperire in Internet non sono di per sé cultura, ma quanto meno ne sono la base. Eppure la maggior parte delle persone non ne va in cerca.

UN’IGORANZA SCONCERTANTE – Gli abissi che può raggiungere l’ignoranza sono davvero sconcertanti, a partire dalle lacune della nostra classe dirigente. Ne “La cultura si mangia” di Bruno Arpaia e Pietro Greco i due autori raccolgono esempi incredibili da destra e da sinistra, senza risparmiare nessuno. Si va dalla deputata del Pd che non sa cosa sia una sinagoga a un’altra che crede che Netanyahu sia presidente dell’Iran. In quiz televisivi trasmessi in prima serata, scriveva Umberto Eco su l’Espresso, alcune persone affermavano di pensare che Mussolini fosse ancora vivo negli anni Ottanta o addirittura Novanta. Ma gli asini non sono qui da noi: “Quando insegnavo al Bard College, un grande college americano dove ha insegnato ed è sepolta Hannah Arendt, su 39 graduate solo uno sapeva chi era stato Tito e nove non sapevano chi era Stalin”, racconta Magris.

SQUILIBRIO TRA DOMANDA E OFFERTA CULTURALE – Probabilmente oggi domanda e offerta sono squilibrate, ipotizza Magris. Sono pochi quelli che vanno a comprare un libro che vogliono veramente leggere per gusto, interesse o bisogno personale. L’offerta è troppo “prepotente”, si acquista  quello che il mercato spinge, mentre “i motori di ricerca presuppongono un’iniziativa del consumatore, presuppongono che sia lui o lei a porre la domanda, anche se rispondono a loro volta con un’offerta gonfiata e dunque  talora pure fuorviante”. Questa può essere una spiegazione di ciò che sta accadendo, ma ancora parziale e insufficiente. La domanda sul perché nell’epoca del sapere sappiamo sempre meno, resta aperta.

26 febbraio 2014

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Commenti