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Nel libro di Michela Murgia, la storia di una comunità alle prese con la ridefinzione della sua identità

''Un libro nato per un accidente.'' È così che Michela Murgia ha definito ieri il suo ''L'incontro'' alla presentazione organizzata a Padova dal Centro Culturale Sardo ''Eleonora d'Arborea'', con il Patrocinio del Comune e in collaborazione con la libreria Laformadelibro. Un accidente per il difficile calcolo dello spazio disponibile sul Corriere – per cui è stato scritto il nucleo principale del libro – per un testo d'autore...

Si è svolta ieri a Padova con l’autrice la presentazione de “L’incontro”, romanzo breve nato da un racconto scritto originariamente per il Corriere e pubblicato da Einaudi

MILANO – “Un libro nato per un accidente.” È così che Michela Murgia ha definito ieri il suo “L’incontro” alla presentazione organizzata a Padova dal Centro Culturale Sardo “Eleonora d’Arborea”, con il Patrocinio del Comune e in collaborazione con la libreria Laformadelibro. Un accidente per il difficile calcolo dello spazio disponibile sul Corriere – per cui è stato scritto il nucleo principale del libro – per un testo d’autore, che si è mutato così, una volta compiuto, in “racconto lungo”, o per alcuni in “romanzo breve”, uscito per Einaudi.

IL NOI DELLA COMUNITÀ VISTO DA TRE ADOLESCENTI – Un accidente, un fatto apparentemente “non sostanziale”, sconvolse l’identità di una piccola comunità sarda nel 1986, quando l’autrice compiva 14 anni. Ed è appunto con gli occhi di tre adolescenti, di tre chierichetti, che Michela Murgia tratteggia la tenacia di un “noi” antropologico pregno di relazioni, ma non scevro da contraddizioni intrinseche.

 

LA COMUNITÀ E IL SACRO – Cabras, il suo paese schiacciato tra Brabagia e Campidano, è arroccata attorno a un sacro che fa tutt’uno con la vita. Il sindacato è influente, fatto di individui assurti al ruolo “per meritocrazia”: San Pietro organizza i pescatori, Sant’Isidoro, prima soldato e poi agricoltore, arringa i contadini, Santa Lucia vigila con occhi attenti sui rischi di cantiere dei muratori; per le casalinghe Sant’Antonio trova gli utensili perduti e Santa Rita sovrintende ai rapporti coi mariti, campo che anche a lei risultò non facile! Ma sono Santa Maria Assunta in Cabras (sì, non in cielo, in Cabras!) e Cristo, cioè San Salvatore, a dar vita, appunto, all’incontro. Perché per gli isolani il Vangelo “è scritto sbagliato”: nessuna mamma sarda accetta che uno risorga e faccia visita non a lei, ma all’amica “chiacchierata”, la Maddalena, e ai compagni. Così la processione si snoda a Pasqua con le due statue: San Salvatore corre dalla madre, a strapparle via il velo del lutto… come uno dei giochi che i tre protagonisti vivono ogni giorno sulla strada.

 

LA RIDEFINIZIONE DELL’IDENTITÀ – Ecco, nel 1986 una nuova parrocchia è fondata a Cabras, in periferia. Parte della cittadinanza deve ricostruirsi un’identità attorno a un nuovo altare, aggrappare il proprio “noi” a una storia ancora da scrivere, tra conflitti di confine e territorio. E i tre adolescenti, nell’età dello “squilibrio”, scoprono un mondo adulto che perde a un tratto equilibrio e identità. Finché a Pasqua due processioni contrapposte invaderanno Cabras, due Cristi e due Madonne si affacceranno sulla strada: insceneranno una contraddizione vicendevole; proclameranno, loro malgrado, la ricchezza di un “noi” che rifiuta la debolezza pavida dell’esclusione per esercitare la forza del conoscersi.

 

13 novembre 2012

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